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(8 aprile 2002) L'8 aprile 2002 il premier israeliano Ariel Sharon, alla guida di un governo di unità nazionale, si presenta davanti al parlamento (Knesset) ed illustra la posizione del governo. In questo contesto presenta le prove del coinvolgimento di Yasser Arafat nel terrorismo palestinese. * * * Signor Presidente, membri della Knesset, i nostri morti giacciono in una lunga fila: donne e bambini, giovani e vecchi. E noi stiamo davanti a loro, affrontiamo il vuoto creato dai loro assassini, e siamo senza parole. Nella recente sera del Seder, mentre sedevo a tavola con la mia famiglia, ho ricevuto la terribile notizia del massacro a Netanya. Non c'è momento più terribile per un primo ministro che quello, orrendo, quando il telefono squilla, o una nota è passata durante una riunione, e porta la notizia di Giobbe. E poi la vista e i suoni precipitano, la vista delle distruzioni, i pianti dei feriti, le sirene. Poi lo spaventoso silenzio dei funerali, i volti e le storie umane che saltano agli occhi dai giornali: il volto di Rachel Koren, il cui marito e i due bambini furono sepolti nello stesso giorno, uno accanto all'altro; a poca distanza da lei, il volto di Karmit Ron, separata per sempre da suo marito, dalla sorella di 21 anni, dal figlio di 17 anni; il volto di Adi Shiran che è stato sepolto mentre entrambe i genitori erano privi di coscienza, lottando in ospedale per la propria vita; il volto di Zahva Vider - una vera eroina del popolo di Israele - che ha perso il proprio marito, la sorella ed il genero in quel Seder, e durante i sette giorni di lutto accordò di donare gli organi del marito ad una famiglia palestinese in Shuafat. E' la prova vivente che, persino nei tempi più duri, noi rimaniamo umani. Vittime della coesistenza, coloro ai quali il mondo è caduto addosso mentre mangiano in un ristorante arabo ad Haifa - il loro sangue mischiato al sangue degli arabi israeliani che sedevano accanto a loro. Intere famiglie, ebree ed arabe, sono distrutte nella foga della follia assassina che ha afferrato i nostri vicini palestinesi. E così i killer e i mandanti intendono distruggere la speranza per la pace, la speranza per il futuro e la speranza per una vita normale. Non è una coincidenza, membri della Knesset. Non è un destino crudele. Le bande di assassini hanno un leader, uno scopo, e una mano che dirige. Hanno una missione: cacciarci fuori di qui, da qualunque luogo - dalle nostre case a Elon Moreh e dal supermercato di Gerusalemme, dal caffè di Tel Aviv e dal ristorante di Haifa, dalla sinagoga di Netzarim - dove gli assassini massacrarono 2 su 70 fedeli, camminando nei loro scialli di preghiera nelle preghiere mattutine - e dalla tavola del Seder a Netanya. E c'è un mandante: il Presidente dell'Autorità Palestinese Yasser Arafat. E' l'uomo che, in una serie di accordi, promise di abbandonare il sentiero del terrorismo, di astenersi dall'assassinio commissionato, di usare la sua forza per prevenirlo - e ha tradito tutte le sue promesse. A causa delle sue promesse Israele accettò la costituzione dell'Autorità Palestinese. E' per questo che Israele accettò di trasferire la responsabilità della sicurezza nelle aree date sotto il suo controllo. Così, Israele accettò la costituzione delle forze di sicurezza palestinesi. Noi speravamo che i palestinesi avrebbero capito, come promettevano, che governare non significa licenza di uccidere, ma piuttosto l'assunzione di responsabilità per la prevenzione delle uccisioni. Ma ciò che era meramente una apprensione agli inizi, si intensificò in un sospetto, ed è diventato fatto concreto che nessuno può negare. Nei territori sotto il suo controllo, Arafat ha costituito un regime di terrore, in cui addestra ufficialmente terroristi e li incita, finanzia, arma ed invia per perpetuare operazioni assassine in tutto Israele. Ci sono prove schiaccianti, accettate da tutte le persone serie nel mondo. Per esempio, in un documento agghiacciante, che è stato trovato negli uffici di Arafat, vengono descritte le tariffe del terrorismo. Per coloro che non lo hanno visto, i documenti sono qui. Signor Presidente, ammetto che in via ordinaria non è abituale presentare un documento alla Knesset, ma l'orrore, la malizia, la brutalità e l'inganno rivelati qui sono allarmanti. Io non mostrerò i documenti, ma mi è permesso leggerli, Signor Presidente. Questa è una lettera firmata da Yasser Arafat, indirizzata a lui come "il Presidente, il guerriero, il fratello Abu-Amar, Dio lo protegga", e chiedendo che egli "gentilmente allochi fondi per un ammontare di 2500 dollari ai seguenti fratelli: Ra'ad el-Karmi (spero voi lo ricordiate ancora), Ziad Muhammad Ash, Ammar Ka'adan". Ci sono altri documenti che incriminano elementi terroristi assassini, alcuni dei quali - grazie al nostro sistema di sicurezza - non infliggeranno più alcun danno. C'è anche una lettera firmata da Marwan Bargouti indirizzata al "Presidente, fratello Abu-Ammar, Dio lo protegga", chiedendogli di ordinare che 1000 dollari siano accantonati per ciascuno dei "fratelli combattenti", con la stessa lista summenzionata. E c'è un altro interessante documento, che dettaglia il costo dell'uccisione di un ebreo. Noi abbiamo un rapporto finanziario dalle Brigate dei Martiri al-Aqsa alla persona che serve da collegamento tra Arafat e gli iraniani - Fuad Shoubaki. Il rapporto specifica il costo di una cintura esplosiva - 700 NIS, dichiarando: "Abbiamo bisogno di 5-9 carichi a settimana per i gruppi nelle varie aree". Ci sono dettagli completi come i costi di ciascun ordigno mortale finalizzato all'uccisione a sangue freddo di civili innocenti. Tale somma per un attacco suicida, tale somma per un carico di esplosivi, tale somma per una cintura esplosiva. Il documento contiene il conto "sanguinario" scritto a mano dal tesoriere di Arafat - l'uomo che pagò per il tentativo di contrabbandare missili katyusha, e che, oggi, siede con Arafat a Ramallah e partecipa alla sua protezione personale. Questo è il conto del prezzo per le vite ebree nella burocrazia dell'assassinio organizzata da Yasser Aarafat. Membri della Knesset, per 18 mesi Israele è stato sotto un accanito e sanguinoso attacco, iniziato dai nostri vicini palestinesi. Abbiamo pagato un alto prezzo di sangue, solamente a causa della nostra onesta volontà di vivere in pace con loro, ed a causa della nostra convinzione che essi vogliano lo stesso. L'infrastruttura del terrorismo contro Israele è stata costituita prima che questo governo fosse insediato. Il principale scopo del nostro governo di unità nazionale era di conseguire una cessazione della violenza e dell'incitamento come vitale ed essenziale condizione per la ripresa dei nostri sforzi per raggiungere la pace nella regione. Questa è l'essenza dell'esistenza di questo governo. Nel mio primo giorno in carica, inviai una lettera personale ad Arafat. Offrii una proposta pratica per la fine della violenza, e reiterai la nostra volontà per la pace. Promisi che non intendevamo far del male a civili innocenti, e suggerii strade per alleviare le loro sofferenze. Porsi la mia mano in segno di pace, e la mia mano fu rifiutata. Da allora abbiamo fatto un numero senza fine di sforzi per raggiungere un cessate-il-fuoco: abbiamo cercato di attenuare misure di sicurezza - ed ogni volta che noi abbiamo sollevato una chiusura, abbiamo aperto una strada e ritirato l'IDF (Forze di Difesa Israeliane), abbiamo immediatamente avuto in risposta attacchi terroristici orribili; noi accettammo il Piano Mitchell che include compromessi dolorosi per Israele; noi accettammo il Piano Tenet; noi rinunciato persino alla più elementare richiesta per sette giorni di quiete - non abbiamo avuto nemmeno sette ore di libertà da un tentativo di perpetrare un attacco suicida assassino; noi cooperammo con il generale Zinni - e colgo questa occasione per ringraziarlo per i suoi continui sforzi - ma Arafat rifiutò tutte le sue proposte e continuò con il suo regno del terrore. Noi rimanemmo pazienti e moderati mentre un'atrocità seguiva l'altra. Nonostante il fatto che noi conoscevamo il nostro potere per agire, noi sperammo di non essere forzati ad utilizzare le nostre forze, e rifiutammo suggerimenti estremi di ogni sorta. Noi demmo molte opportunità ai leaders del mondo, coloro che promisero sempre di più che erano capaci di fermare il terrorismo attraverso la persuasione o la pressione su Arafat. Noi non abbiamo abbandonato il dialogo diretto, per conseguire la fine della violenza. Il Ministro degli Affari Esteri Shimon Peres non ha lasciato una pietra da rivoltare nei suoi sforzi per trovare un partner per il dialogo. Io ho personalmente ospitato molti funzionari dell'Autorità Palestinese, e ripetuto le nostre proposte per un cessate-il-fuoco e la ripresa dei negoziati politici. In colloqui con molti leader mondiali, io ho presentato le nostre idee per una sistemazione politica possibile dopo la cessazione del terrorismo. Abbiamo presentato l'onesto desiderio di Israele per una pace che porterà onore, prosperità e sicurezza ad entrambi i popoli. Comunque, Arafat scelse un cammino differente. Noi conosciamo quale cammino sia. Egli assunse, e tuttora assume, che sarà capace di sconfiggere Israele e di rompere il suo spirito. Nella nostra sensibilità per la santità della vita umana e nella nostra apertura al dibattito politico, egli vede una debolezza di fondo. Attraverso il sangue e l'orrore vuole forzare Israele in un ritiro unilaterale nei suoi confini del 1967, inclusa Gerusalemme, conseguendo così i suoi obiettivi attraverso la violenza, e non avverso ad utilizzare ogni mezzo. Il governo di Israele ha così deciso di ordinare all'IDF ed alle altre forze di sicurezza intraprendere l'Operazione Defensive Shield, che ha un solo obiettivo: sradicare l'infrastruttura terroristica che Arafat ha costruito per continuare ad attaccarci. Ai soldati e agli ufficiali dell'IDF sono stati dati ordini chiari: entrare nelle città e nei villaggi che sono diventati asilo per i terroristi; cacciare ed arrestare i terroristi e, primariamente, i loro mandanti e coloro che li finanziano e li sostengono; confiscare gli ordigni che si intendono usare contro i cittadini israeliani; svelare e distruggere gli esplosivi ed i supporti dei terroristi, laboratori, fabbriche di produzione degli ordigni e installazioni segrete. Gli ordini sono chiari: colpire e paralizzare chiunque abbia ordigni e cerchi di opporsi alle nostre truppe, resista e li metta in pericolo - ed evitare di nuocere alla popolazione civile. Tutto quanto suddetto avrebbe docuto essere fatto dall'Autorità Palestinese, in conformità agli accordi presi con Israele, e come era stato richiesto a loro di fare da tutti i leader responsabili del mondo. Soltanto quando trasparì che l'Autorità Palestinese non era desiderosa di mantenere le sue promesse, che è infetta con il terrorismo, e che si è trasformata fattivamente in una autorità attivamente coinvolta nel terrorismo - solo allora, non avendo altra scelta, fummo costretti ad agire. L'IDF ha conseguito grandi successi, grazie all'intelligenza ed al coraggio dei suoi ufficiali, e la determinazione e la perseveranza dei suoi soldati. L'IDF hanno preso i territori in accordo al piano. Più di 1500 fuggitivi sono state arrestati, compreso più di 500 con il sangue di israeliani sulle loro mani. Dozzine di sostegni terroristici sono stati scoperti e distrutti. Organizzazioni terroristiche hanno smesso di funzionare ed i loro membri sono in fuga. Abbiamo sventato i piani dei terroristi e prevenuto molte vittime nel cuore del nostro paese. Durante questi giorni abbiamo visto il popolo di Israele nella sua veste migliore - un popolo coraggioso il cui spirito non è stato spezzato, un popolo determinato a proteggere la propria casa mentre porge la sua mano per la pace. Ogni giorno vediamo nuove espressioni di coraggio, volontari ed assistenza. Desidero di cogliere questa opportunità per esprimere la nostra gratitudine ai nostri soldati ed ai nostri ufficiali, a quelli in servizio obbligatorio ed ai riservisti; alle famiglie del fronte interno che sono il vero scheletro dell'esercito, al personale anonimo di sicurezza, ai poliziotti ed alle guardie di confine, alle unità civili di soccorso - Magen David Adom, ai vigili del fuoco, la "Zaka" (squadre di identificazione delle vittime dei disastri), guardie di sicurezza, volontari delle difesa civile, e ad ognuno che a dispetto delle preoccupazioni e delle comprensibili paure, continua a vivere. A tutti voi - grazie, dal profondo dei nostri cuori. Membri della Knesset, fin dal principio, questa operazione dell'IDF è stata pianificata per essere temporanea, senza una spanna in più del tempo richiesto per completare le azioni che ho descritto. Queste azioni non sono state ancora completate, e l'IDF perciò continuerà ad operare, il più velocemente possibile, fino a che la missione non sarà compiuta, fino a che le infrastrutture dei terroristi di Arafat saranno sradicate e fino a che gli assassini nascosti in vari posti saranno catturati - compresi quelli nella Chiesa della Natività, a Betlemme, poiché non abbiamo alcuna intenzione di profanare il sito, non come gli assassini che hanno requisito la Chiesa e stanno tenendo in ostaggio i sacerdoti. Noi ci aspettiamo che la comunità internazionale richieda che depongano le armi e lascino il luogo sacro. Fino a quel momento l'IDF rimarrà lì per impedire che fuggano dalla giustizia. Non abbiamo inteso e non intendiamo rioccupare permanentemente le città palestinesi. Dopo il completamento delle missioni dell'IDF, si ritirerà, in conformità alle istruzioni del governo, entro zone predefinite di sicurezza. Nei miei colloqui con il Presidente Bush, e riconoscendo la sua sincera volontà di pace nella nostra regione, ho promesso di fare ogni sforzo per accelerare le nostre attività militari, e di ritirare le nostre forze da quei luoghi nei quali le nostre azioni sono state completate. In queste zone di sicurezza, le nostre forze si dispiegheranno per costituire un cuscinetto tra i territori palestinesi ed i nostri territori, al fine di prevenire ogni penetrazione nelle comunità israeliane, attacchi ai cittadini israeliani, e minacce alla nostra sicurezza. Corrispondentemente, le nostre forze saranno preparate a colpire precisamente chiunque cerchi di escogitare questa guerra del terrorismo contro di noi, senza riguardo per la sua identità, il suo status o la sua posizione. L'IDF condurrà le sue missioni dall'interno delle zone di sicurezza, facendo uno sforzo genuino per distinguere tra gli autori del terrorismo e la popolazione civile non belligerante. Non abbiamo dispute con il popolo palestinese e vogliamo vedere i palestinesi, come noi, vivere in pace, sicurezza e dignità. Ma la pace può essere ottenuta solo se, una volta evacuati i territori, noi troviamo una leadership palestinese responsabile, vogliosa di accettare la responsabilità primaria di ogni regime - prevenire l'uso del suo territorio per scopi di uccisione e assassinio dei suoi vicini. I negoziati di pace possono cominciare e procedere solo dopo che il terrorismo è cessato. Quindi, Israele accetta ed accoglie caldamente l'importante iniziative del Presidente USA George W. Bush. Dall'orribile attacco dell'11 settembre, esattamente un anno dopo l'esplosione della campgna terroristica palestinese contro Israele, gli Stati Uniti stanno guidando il mondo in una eroica lotta per sradicare il terrorismo così come i regimi che lo sostengono e lo sponsorizzano. Israele è orgoglioso della sua amicizia con gli Stati Uniti e con la leadership americana nella lotta militare, politica, morale e storica contro le forze del male insorte contro le nazioni civili. Da quell'attacco luttuoso nel settembre scorso, la partnership tra israeliani e americani è divenuta, sfortunatamente, una "partnership di sangue" tra vittime del terrorismo. Noi siamo partner nel principio posto in campo dal Presidente Bush nel suo più recente discorso, e cito: "Il terrorsimo deve essere fermato. Nessuna nazione può negoziare con i terroristi. Non c'è modo di fare la pace con coloro il cui unico obiettivo è la morte". Se una tale leadership palestinese sorgerà, troverà in Israele una mano tesa verso la pace ed i negoziati. Io, che ho visto tutti gli orrori della guerra, rifiuto di estinguere le speranze per la pace e la fede che il popolo palestinese guarirà dal mito dell'ecatombe inculcato dai loro attuali leaders, e troveremo la strada per la pace e per buone relaizoni di vicinato. La pace è importante per Israele, ma non soltanto per Israele. E' importante per i palestinesi, poiché solo attraverso la pace troveranno il loro modo di esistere come una nazione in dignità e prosperità. La pace è importante per tutti i popoli del Medio Oriente, poiché la continuazione del terrorismo e della violenza incoraggia gli elementi ed i regimi fondamentalisti di cercare e raggiungere i loro obiettivi attraverso la violenza. Israele farà qualunque cosa in suo potere per respingere queste minacce, evitare l'escalation e mantenere la stabilità regionale. Con questo spirito, stiamo notando i primi germogli di una trasformazione nella tendenza a lungo termine degli arabi di negare il vero diritto dello Stato di Israele ad esistere. Nonostante le richiest estreme incluse nelle risoluzioni della conferenza dei leader arabi a Beirut, accolgo il fatto che un importante leadere arabo come Abdullah dell'Arabia Saudita ha, per la prima volta, riconosciuto il diritto di Israele ad esistere entro confini riconosciuti e sicuri. C'è una componente positiva dell'iniziativa saudita, ma i dettagli debbono essere negoziati tra le parti stesse. I negoziati di pace non possono essere dettati. Devono essere basati sul mutuo rispetto e sul genuino tentativo di raggiungere un compromesso. In assenza di un aperto dialogo tra le parti, questa iniziativa rimarrà svuotata di ogni contenuto reale. Nessuna delle parti può forzare condizioni unilaterali. Le risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU affermano il diritto di Israele di esistere in pace, in confini riconosciuti e sicuri, libero da ogni minaccia militare, come ogni altra nazione nella regione. Questi confini ed il modo di assicurare la sicurezza di Israele davanti ad ogni minaccia terroristica o militare devono essere negoziati direttamente tra le parti. Israele non può discutere il ritorno dei rifugiati arabi - una conseguenza di una guerra costretta dagli arabi su Israele - nei loro territori, poiché terminerebbe nei fatti l'esistenza dello stato di Israele come stato ebraico. Questa è la ragione per cui io mi offrii di andare a Beirut per incontrare i leader degli stati arabi. Una mera volontà di fare la pace è meno significativa senza la volontà di incrontrarsi e negoziare. Colgo questa opportunità per reiterare la mia proposta di incontrare immediatamente i leader moderati e responsabili del Medio Oriente. Io sono pronto ad andare ovunque, senza nessuna precondizione da ogni parte, per discutere sulla pace. Gli Stati Uniti possono e debbono essere una forza trainante dietro una tale iniziativa, poiché furono la punta di lancia dei negoziati che portarono alla convocazione della conferenza di pace di Madrid più di dieci anni fa. Il segretario di stato USA Colin Powell arriverà nella regione questa settimana. Intendo discutere i metodi per raggiungere una fine del terrorismo e avanzare la mia iniziativa per incontrare i leader della regione, al fine di ricominciare il processo negoziale nel quadro della pace nel Medio Oriente. Quale è lo schema attraverso il quale una pace generale nel Medio Oriente può essere avanzata? Personalmente, io sono scettico circa la prospettiva del balzo dall'attuale conflitto violento in un accordo permanente che porti ad una fine completa e definitiva del conflitto. Un tale approccio ci farebbe tornare rapidamente ad un punto morto. Dopo tutto, i palestinesi rifiutarono le proposte del precedente governo che includevano concessioni di grande portata, rifiutarono di negoziare su di esse, e scelsero di cercare e forzare la loro volontà su Israele attraverso il terrorismo. Solo quando realizzano che questo tentativo è fallito noi saremo capaci di raggiungere un reale cessate-il-fuoco. E' da questo punto che io ho propongo di procedere verso un accordo interim a lungo termine, che determinerà il carattere delle relazioni di vicinato tra Israele ed i palestinesi. E' in questa situazione che i palestinesi potranno costruire una società indipendente, libera da ogni traccia di occupazione, e ricostruire la loro disastrata economia. Noi possiamo e vogliamo assisterli generosamente nel preparare il loro popolo alla pace ed a relazioni di buon vicinato. Un tale accordo interim potrebbe porre fine alle crescenti sofferenze della popolazione palestinese, a quelle di coloro i quali si augurano di vivere in pace e prosperità. Tanto più le relazioni e la coesistenza tra Israele e palestinesi evolvono, ed i dannosi elementi fanatici vengono sempre più relegati in un angolo, e prima noi raggiungeremo una situazione nella quale possiamo determinare i confini finali tra noi e raggiungere un compromesso su tutte le questioni in sospeso. La storia delle relazioni politiche tra Israele e gli Stati arabi è la prova dei vantaggi di un approccio graduale. Eravamo in uno stato di guerra feroce con gli Egiziani. Passammo attraverso cinque terribili guerre. La guerra finì con un cessate-il-fuoco concordato, in conformità con le risoluzioni 338 e 339 del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Dal momento in cui quel cessate-il-fuoco entrò in vigore, nenache una pallottola è stata sparata tra gli eserciti egiziano ed israeliano. Successivamente, procedemmo verso accordi interim a lungo termine, che portarono a cominciare i negoziati diretti e ad accordi permanenti tra le parti. La pace con l'Egitto è stata prolungata perché fu asserita sulle solide fondamenta della pace accanto a concessioni dolorose. Sebbene la situazione con i palestinesi sia più complicata, le questioni in sospeso siano più difficili e l'amarezza sia più grande, insieme, noi possiamo costruire uno scenario per un futuro migliore per entrambi i popoli. Membri della Knesset, da qui mi rivolgo al popolo palestinese. In nome del popolo di Israele, ti dico: noi non abbiamo dispute con te. Noi non desideriamo controllarti o dettare il tuo destino. Noi vogliamo vivere accanto a te in pace, come buoni vicini, aiutandoci e rispettandoci l'un l'altro. Ma affinché ciò accada, tu puoi e devi prendere il tuo destino nelle tue proprie mani. Se vuoi prendere un posto d'onore tra la famiglia delle nazioni, tu devi rifuggire dal terrorismo, dall'assassinio di bambini ed anziani, dalla violenza terribile, dall'odio assassino e dall'incitamento. Non abbandonarti a questi elementi che ti hanno portato in un disastro dietro l'altro negli ultimi 55 anni, poiché quelle stesse forze - loro e non noi - ti garantiranno il tuo prossimo disastro. Da qui, mi rivolgo ai leader del Medio Oriente. Il terrorismo minaccia non solo Israele. Minaccia anche voi. Non porta alla pace - il terrorismo è il nemico della pace e della stabilità. Dato che io voglio focalizzarmi sugli aspetti positivi e non su quelli negativi, io vi imploro di accettare la mia iniziativa per un incontro tra noi. Da qui, io mi rivolgo ai leader del mondo libero. Voi dovete ricordare che l'indulgenza verso i terroristi significa luce verde ai terroristi, che hanno già provato che non distinguono tra sangue e sangue, tra una vittima ebrea ed ogni altra vittima. Voi non potete combattere il terrorismo con una mano, e condannare le vittime del terrorismo con l'altra. Non c'è assolutamente alcuna equivalenza tra coloro che inviano un giovane come bomba umana suicida per uccidere e mutilare, e coloro che prendono misure di auto-difesa e cercano di sradicare l'infrastruttura del terrorismo. Soltanto la vostra posizione contro il terrorismo e le sanzioni contro i suoi perpetratori> nell'Autorità Palestinese, e primariamente Arafat, vi consentirà di dare un reale contributo all'avanzamento della pace nel Medio Oriente. Da qui mi rivolgo al popolo di Israele. Questa battaglia non sarà facile. Sfortunatamente, io non posso garantire che non ci saranno più vittime, e che non conosceremo più affanno e lutto. Ma noi supereremo questa sfida - prima di tutto, perché noi siamo una antica nazione, una nazione abituata a dolore e stenti, una nazione che ha superato la più grande delle tragedie. In secondo luogo, perché noi siamo uniti e stiamo insieme. Noi siamo un popolo. Ci sono differenti opinioni e differenti sentimenti tra di noi, ma ciò che ci unisce è più grande. E' la mia consapevolezza della crisi che mi ha condotto a battermi per costituire un governo di unità nazionale, ed al fine di mantenere l'unità ho qualche volta voluto soprassedere al mio orgoglio personale. Questa non è debolezza, ma forza. Compio ogni sforzo per mantenere questa unità e per introdurre nuovi elementi sionisti. Perciò, signor Presidente, annuncio che, in base all'Articolo 33 (c) della Legge Fondamentale: il Governo, i seguenti ministri si aggiungeranno al governo: 1. Efraim Eitam; 2. Rabbi Yitzhak Levy; 3. David Levy; e in base all'Articolo 3 (c) della Legge Fondamentale: il Governo, chiedo l'approvazione della Knesset. Membri della Knesset, queste sono importanti ingressi nel governo, specialmente in questo momento. Il NRP e le fazioni Gesher hanno dimostrato responsabilità nazionale, prendendo in considerazione la campagna in corso e le sfide a venire, e concordando di aderire al governo ed alla coalizione. Ciascuno dei nuovi ministri porterà indubbiamente il suo contributo esclusivo al governo. Il mio amico David Levy, per il quale ho il massimo rispetto, ha guadagnato una vasta esperienza negli incarichi nei governi israeliani in molti anni, ed il suo giudizio in materia politica ci assisterà senza dubbio nelle cruciali e complicate decisioni avanti a noi. Rabbi Yitzhak Levy è stato ministro in molti governi. E' un servitore dello stato con alti valori etici, uno dei figli più leali della Terra di Israele. Effi Eitam, già ufficiale militare, darà un importante contributo con la sua esperienza militare. Inoltre, signor Presidente, in accordo con l'articolo 37 (a) della Legge Fondamentale: il Governo, informo la Knesset che ho stabilito Naomi Blumenthal nella posizione di Ministro deputato nel Ministero delle Infrastrutture, al posto della sua posizione di Ministro deputato nell'uficio del primo Ministro. Signor Presidente, membri della Knesset, l'unità è la nostra più grande forza in questa battaglia che ci è stata imposta, e nel nostro cammino verso la pace e la sicurezza. Non è un cammino facile, ma è ciò nondimeno necessario. Mi appello a ciascuno di voi per mantenere questa unità, non per tendere i limiti della discussione, della rivalità e della disputa, ma piuttosto per rafforzare il senso dell'unità, per prestare aiuto e dimostrare uno spirito di buona volontà. Con l'aiuto di Dio, insieme, noi possiamo trionfare e trionferemo. Grazie. [traduzione: democraticicristiani.it]
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