1) Il Ruanda
Repubblica indipendente dal luglio 1962, dopo l'affidamento in amministrazione fiduciaria al Belgio dal 1920.
Circa 8 milioni di abitanti (stima 2001).
Gruppi etnici: hutu (80%), tutsi (19%), twa (1%).
Religione: cattolici (65%), protestanti (9%), musulmani (1%), credenze tradizionali (25%). [De Agostini 2003].
Dal 6 aprile 1994, durante eccidi durati 13 settimane, usando come arma attrezzi agricoli, furono sterminate tra 500 e 800 mila persone [Internazionale]. Il "primo genocidio" africano. La polemica sulle cause e le responsabilità continua:
a) nei confronti dell'attuale Presidente della Repubblica, generale Paul Kagame, di etnia tutsi, per l'attentato aereo (6 aprile 1994) contro l'allora presidente, hutu, Juvénal Habyarimana;
b) contro la Francia, per il sostegno dato agli autori del genocidio;
c) sul fallimento dell'ONU.
Commenti
"Appena il mondo si accorse del genocidio, molti credevano che sitrattasse di uno scoppio di odio spontaneo, della terribile espressione di antiche passioni tribali in un paese immerso nel caos. In realtà era stato meticolosamente programmato" [The Economist / Internazionale].
"Se la comunità internazionale avesse agito prontamente e con determinazione avrebbe arrestato le stragi. Ma la volontà politica non c'era, così come le truppe" [Kofi Annan, all'epoca rappresentante ONU nella regione dei Grandi Laghi - Avvenire].
Fonti
Calendario Atlante De Agostini 2003
Internazionale n.533 (2004)
Avvenire (04/04/2004).
2) L'IRAQ
Mercoledì 7 aprile il quotidiano "Avvenire" pubblicava un articolo di fondo dal titolo molto esplicito "L'Europa scatti subito o mai più".
Lo firma Vittorio E. Parsi, professore dell'Università Cattolica di Milano, ed editorialista di punta sulle questioni internazionali.
Egli descrive, illustra e interpreta gli eventi iracheni a Nassiryah e sttolinea "la prova di valore e professionalità" dei soldati italiani.
Paventa il pericolo che l'Iraq, da "stato canaglia" sotto Saddam, diventi uno "stato fallito" per "responsabilità variamente ripartibili della comunità internazionale".
E conclude la sua ampia e precisa analisi fissando 4 punti:
1) "Neppure l'auspicato coinvolgimento dell'ONU sarà di per sé in grado di far cessare subito e senza costi la violenza in Iraq";
2) "Lavorare per la pace implica la capacità di assumersi i rischi e gli oneri conseguenti. L'Italia ha dimostrato di saperlo fare";
3) "Stiamo aspettando di sapere se anche l'Europa - comprese Francia e Germania - lo è";
4) "Vorremmo capire se l'Europa è disponibile a offrire il proprio contributo per un contingente militare che agisca sotto l'egida dell'ONU e con il coordinamento della NATO (questo il senso d'una recente intervista di Kofi Annan)".
Vittorio E. Parsi avanza il dubbio che anche chi "pretende" l'immediato passaggio dei poteri all'ONU si stia convertendo al più facile e semplicistico "ritiro immediato delle truppe". "Ciò sarebbe semplicemente un disastro totale".
Lo stesso mercoledì 7 aprile Renaud Girard firma su "Le Figaro", quotidiano francese della maggioranza governativa, l'editoriale che invita a non creare difficoltà agli Americani. Questo l'inizio dell'articolo: "Di fronte alle gravi difficoltà che gli Americani incontrano in Iraq, i Francesi dovrebbero evitare di cadere in quel difetto morale che in tedesco si chiama 'schaudenfreude', la gioia maligna che consiste nel rallegrarsi delle disgrazie altrui".
Renaud Girard sviluppa il suo intervento ricordando l'aiuto nel passato prestato dagli Americani alla Francia e richiama i rischi per tutto l'Occidente d'uno scacco del processo di pacificazione iracheno. Egli muove critiche a certo ideologismo dei neoconservatori americani e rileva pure la macanza d'una esperienza coloniale degli Stati Uniti a differenza della Francia. Rispetto alla scadenza del 30 giugno, conclude:
1) "La verità è che l'America non può progettare il suo ritiro a breve scadenza, salvo consegnare l'Iraq al caos e alla guerra civile";
2) "La Francia è così avvertita di astenersi dal tormentare diplomaticamente il suo alleato sulla devoluzione del potere e di cessare di invocare l'ONU a ogni piè sospinto. In quasi 60 anni d'esistenza, l'Amministrazione dell'ONU non si è una sola volta mostrata capace di pcificare e di amministrare efficacemente un territorio affidatole".
Fonti
"Avvenire" (07/04/2004)
"Le Figaro" (07/04/2004)
democraticicristiani.it
9 aprile 2004