PURCHE' SADDAM DISARMI SUL SERIO

di Mario Pedini

Sono, e l'ho scritto, tra coloro che si oppongono oggi alla guerra. Credo vi siano altri mezzi per recuperare pace e giustizia turbate da un tiranno. Registro quindi volentieri le imponenti manifestazioni popolari svoltesi dovunque per la pace. Non mi riconosco però, e non sono il solo, in chi strumentalizza la pace per fini ideologici, per antichi risentimenti o per candida ingenuità. Plaudo dunque al Papa che, categorico, ha chiesto ad Aziz, il vice di Saddam Hussein, che l'Iraq accetti senza equivoci l'ordine dell'Onu di disarmare.

Dissento quindi da chi fa protagonismo accanto ad Aziz o lo segue ad Assisi per la preghiera della pace come se egli fosse un campione di pacifismo. Non posso dimenticare che egli, vice di Saddam (contro il quale ben poco si protesta sulle nostre piazze), è corresponsabile di un regime che ha gassificato i Curdi, ha fatto senza ragione una terribile guerra di otto anni all'Iran e massacra gli oppositori di quella dittatura di cui è corresponsabile. Si crede di condurlo ad Assisi come sulla via di Damasco? Se venisse Bin Laden in Italia lo si inviterebbe ad Assisi e lo si riceverebbe «ad convertendum» magari in televisione?

Dunque? Dico viva il Papa che ha parlato chiaro, che sa come il momento sia grave e come occorra serietà.

Sbaglia certo Bush, ripeto, se vuol reagire all'attacco folle dell'11 settembre scatenando una guerra. E sbaglia il suo Governo nel non usare lo stesso criterio punitivo di fronte agli illeciti internazionali, si verifichino essi in Medio Oriente; nella Corea del Nord o in America Latina a causa di dittatura.

Ma la via da seguire per noi europei nel convincere gli americani ad altra politica è di non ignorare «cum grano salis» i doveri che derivano da un'Alleanza che ha tutelato la nostra libertà; di convincere i popoli dell'Occidente del comune destino e delle insidie terroristiche che pesano su tutti; di ricordare, specie ai «progressisti», che quando Hitler e Stalin con il Patto Ribbentrop-Molotof si spartivano l'Europa (fu Hider e non Stalin a seppellire quel Patto) gli Stati Uniti scesero in guerra pagandone il prezzo.

Ragioniamo! Non è la prima volta che, pur alleati, anche noi italiani dissentiamo dall'America. Dissentì Fanfani ai tempi della guerra del Vietnam lavorando per una mediazione; dissentì Moro sospettato di neutralismo quando sostenne il patto di Helsinki; dissentirono Craxi e Andreotti quando difesero gli interessi arabi. Ma tutti questi personaggi operarono come alleati, dissuadendo e suggerendo.

E che cosa fa oggi l'Europa comunitaria se non proprio questo? Un'Europa in cui membri certo troppo e per antichi complessi si sfottono a vicenda - lo riconosco - quando Francia e Germania rilanciano il Patto del Reno senza preavvertirne i soci comunitari e quando altrettanto fanno questi con la «dichiarazione degli otto» pro Usa, o come fa la Polonia che, nuovo arrivato, chiede il benessere della Comunità ma chiede subito le armi degli americani.

Eppure anche oggi l' Unione europea non è divisa davanti alla crisi internazionale. Pur con un certo antiamericanismo gollista i franco-tedeschi e con un certo iperatlantismo gli altri, i governi europei lavorano tutti all'Onu per evitare la guerra e sempre che Saddam Hussein disarmi sul serio e nell'interesse della pace.

Io dunque rifiuto l'antiamericanismo che serpeggia sotto un certo pacifismo, che pare rigurgito risentito di comunismo sconfitto, che fa anarchia distruttiva e impedisce meditata azione per dare al mondo un ordine sociale nuovo cui l'Europa contribuirà tanto più se, per esso, coinvolgerà anche l'America.

Nessun dubbio che la presente crisi internazionale farà sì che nel mondo molte cose cambino, L'Onu, preziosa, ha però bisogno di un Consiglio di Sicurezza che sia meglio rappresentativo. L'Europa tocca ormai con mano che senza unità non può contare. La Gran Bretagna, intascati i vantaggi economici della Comunità, deve chiarire con chi sta in politica. E gli Stati Uniti duramente colpiti devono convincersi che la forza militare non risolve i problemi.

L'Occidente euroamericano non dimentichi che il terrorismo vincerà solo se riuscirà a dividerlo e che l'Occidente per non soccombere deve ritrovare, dopo tanti machiavellismi, una politica 11 più possibile coerente con i valori morali ed il buonsenso.

On. Mario Pedini
21 febbraio 2003



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