EDITORIALE

di Ivo Butini


La NATO, Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord, celebrò i suoi 50 anni di vita nell'aprile 1999 nel pieno della crisi serbo-kosovara.

L'aggressione terroristica agli Stati Uniti d'America dell'11 settembre 2001 ha riportato alla pubblica attenzione l'art. 5 del Trattato, confinato nei recessi dell'oblio o dell'ignoranza.

L'adesione dell'Italia al Trattato dell'Atlantico del Nord nel 1949 ebbe in Alcide De Gasperi il sicuro protagonista. La DC, a un anno dal trionfale successo elettorale del 18 aprile 1948, fu posta di fronte alla verifica storica d'uno dei passi fondamentali dei Vangeli, quando Gesù sbalordì i farisei dicendo: "Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio".

I cattolici, che erano arrivati al Governo dell'Italia nel corso di eventi che cambiarono la storia del XX secolo, dovettero prendere una coscienza attuale delle responsabilità e dei doveri che investono coloro che assumono la cura di "quello che è di Cesare". Questo avvenne con il travaglio etico e politico che l'altezza della missione implicava, in mezzo a sentimenti dell'opinione pubblica e dei partiti politici forse posti acerbamente di fronte alle situazioni uscite dalla Seconda Guerra Mondiale.

La nobiltà e la coerenza del sentire di Alcide De Gasperi, unite alla percezione esatta di quale era il nodo politico dei tempi nuovi, articolarono alcune riflessioni che non sono confinate nell'ambito delle cronache di anni lontani.

De Gasperi avvertì il peso della fama di "barcamenatori" che gravava sugli italiani.
Capì che nel futuro l'Occidente poteva superare le grandi modernizzazioni provocate dalla guerra alla condizione di essere unito. Non c'era solo un problema dell'unità europea. C'era, più grande e importante, quello dell'unità occidentale.

Analizzò i rischi dell'isolamento e della cooperazione che l'Italia doveva valutare.
Chiarì che i rischi di guerra (a 4 anni dal 1945!) non riguardavano la conquista o la perdita del territorio perché la guerra sarebbe stata una guerra di rivoluzioni che avrebbero colpito dall'interno le Nazioni e gli Stati.

Che senso poteva avere la distinzione tra interventismo e neutralità, come nel 1914?

Oggi si discute sull'art. 5 del Trattato dell'Atlantico del Nord. Allora si discusse molto anche dell'art. 2 ove si parla di relazioni internazionali pacifiche e amichevoli, di libere istituzioni, di stabilità e di benessere, di cooperazione economica.

La NATO ha garantito la difesa e la sicurezza dell'Europa. Nel corso degli anni sono stati affrontati anche i problemi delle strategie non militari dell'Alleanza e si è sviluppato il tema delle democrazie atlantiche.

La NATO potrà cambiare nome, accrescere il numero dei Paesi aderenti, aggiornare i suoi scopi. Potrà, al limite, essere superata.

Oltre la dimensione militare, la risposta che le nazioni occidentali daranno alle sfide economiche e sociali, scientifiche e politiche contemporanee saranno comunque decisive per la cooperazione tra i popoli e per il futuro della democrazia nel mondo.


On. Ivo Butini
27 settembre 2001


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