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di Mario Pedini Ciò che è accaduto in America supera ogni barbarie. Nemmeno Gengis Khan nel Medioevo sarebbe giunto a tanto. Un'esplosione di odio senza limiti e a lungo covata, un'ubriacatura di morte, una sfida alla Nazione simbolo di democrazia e, per tutti, di libertà. E nel colpire l'America il regista invisibile ha colpito anche l'Occidente nella sua civiltà e nei suoi valori. La ragione diabolica? Forse anche quella di spingere gli americani a scatenare, per reazione, una guerra in cui coinvolgere, in nome del fanatismo religioso, molte “plebi” del mondo. La reazione ? Certo ci sarà…. E con la solidarietà anche del mondo europeo che non può arrendersi alla sfida contro quella sua civiltà e quella sua storia che tanto hanno dato e danno agli altri popoli del mondo. La tragedia di ieri chiude comunque anche per noi europei un periodo: quello del facile ottimismo, delle compiacenze superficiali, delle illusioni di una stagione di “non guerra” scambiata per pace ma che della pace ha spesso ignorato il supporto morale. E l'attacco al cuore americano e , manifestamente, ai simboli della sua forza è anche rifiuto di quell'ordine economico e sociale che l'Occidente euro-americano offre tuttora al mondo pure come esportazione del suo progresso, della sua scienza e della sua cultura. La tragedia americana è dunque uno schiaffo che tutti ci colpisce. Traiamone le conseguenze e prepariamoci con dignità a tempi duri che metteranno alle corde le indubbie insufficienze della nostra democrazia, quella Italiana compresa anche perché, al diffuso lassismo, essa aggiunge compiacenza di diritti più che di doveri. Klav Havel il presidente letterato della Boemia, ha scritto di recente su Repubblica che l'Europa sarà chiamata a caricare sulle sue spalle la croce del mondo. Ha ragione. Su quella croce sta oggi anche il fanatismo religioso di chi uccide tuttora in nome del suo Dio, un fanatismo che può travolgere noi occidentali troppo dimentichi del Cristo, ma che se trionferà sarà alla fine suicidio per l'umanità intera travolta dall'odio e dalla miopia politica. Da tempo ho scritto anche su questo giornale che “tutti” siamo oggi esposti a due sfide: il terrorismo come sfida attuale e , in futuro, la decadenza dell' ambiente turbato nei suoi naturali equilibri. E ho scritto anche come non abbia più senso che i “grandi” si preoccupino degli “ equilibri militari e nucleari”, si spiino a vicenda o progettino “scudi spaziali” quando il terrorismo tutti può raggiungere a Occidente e a Oriente, e si nutre del disagio dei poveri, della delusione della decolonizzazione, dell'offesa per l'ostentato benessere dei ricchi e riaccende odi ancestrali. L'America non può non reagire di fronte ai suoi morti e alla provocazione che irride ai suoi valori. Reagirà forte e sostenuta anche dalla solidarietà dei popoli liberi. Credo tuttavia che la perfezione del suo sistema militare (certo migliore di quanto non si sia rivelato il sistema di “sicurezza preventiva” riuscirà a colpire – ce lo auguriamo- le “cellule” del terrore esterne ed interne evitando dilatazioni di guerra. Ma l'aggressione? Richiede anche saggio di ripensamento critico, in dignità delle insufficienze e degli errori, vecchi e nuovi, che anche noi, mondo occidentale, abbiamo commesso nella nostra recente storia. L'errore sovietico e americano di avere imposto nel dopoguerra una decolonizzazione che doveva essere attuata con gradualità e di cui sono vittima i popoli non ancora maturi per la libertà. L'errore di un “compiacimento progressista” a autodistruttivo che, nel rapporto con il cosiddetto Mondo nuovo, accetta che noi bianchi siamo ritenuti responsabili dei mali del mondo e abdica al pacato ma doveroso orgoglio di ciò che nella sua storia d' Europa ha dato al mondo e ancora può offrire, con un libero mercato cui il diritto nostro può dare doverosa disciplina sociale. E' un'Europa degna della sua storia che alla recente conferenza di Durban sul razzismo sopporta lezioni di democrazia da una dittatore come Fidel Castro o si sente, con gli Stati Uniti, responsabile di quello schiavismo di cui certo i bianchi sono stati colpevoli ma che acquistava schiavi ma consegnati loro nei porti africani dagli arabi che li razziavano nella savana? ( e siamo certi che tutto sia oggi finito?). Non è forse tempo, in omaggio a verità, non di ovattare ma di rivedere la storia? Ed è sana democrazia quella di cui, nell'ubriacatura di benessere e di materialismo, anche noi europei benestanti ci compiacciamo bruciando valori morali portanti, illudendoci che la vita sia solo economia e mercato, cancellando Dio dalle nostre Costituzioni in omaggio al culto della secolarizzazione illuminata? Si è scritto che l'aggressione terrorista spinge l'Occidente a riscoprire la sua unità. Credo e mi auguro che così sia …., ma ancor meglio sarà se essa aiuterà soprattutto noi europei a credere in noi stessi, noi italiani a ritrovare l'orgoglio nazionale, rispetto e fiducia nelle istituzioni e in che per esse lavora, in sostanza a dimettere quello scetticismo che tanto ci inquina. A quando un recupero di orgoglio, il rifiuto dell'opportunismo, il rifiuto della caccia alle streghe? Decidiamoci perché già sul piano economico le conseguenze della crisi saranno dure, incideranno sul lungo, superficiale benessere, richiederanno rigoroso governo dato il freno probabile sugli investimenti. E sul piano politico? Occorre evitare che il “rischio terrorismo” spinga le maggiori nazioni a tentazioni di “nazionalismi difensivi”. Più ancora di prima occorre coltivare e sviluppare l'unità europea, anche sul piano politico, occorre coinvolgere fiduciosamente in essa la Russia, coltivare cooperazione con il mondo nuovo e, specie nel Mediterraneo, con quei Paesi arabo-islamici a noi frontalieri e che – pericolo ben grave e con danno di tutti- possono essi pure, proprio perché moderati, essere destabilizzati dalla ventata integralista. E certo anche l'America oggi “non più inviolabile” nel suo territorio, oltre che soffrire, oltre che chiedere giusta riparazione, dovrà essa pure “riflettere” sulla sua politica e sulle sue relazioni esterne. Quanto accade, in tutta la sua pericolosità, dirà anche al presidente Bush, e l'Europa deve sottolinearlo, che la piaga del Medio Oriente e del conflitto tra ebrei e palestinesi va sanata a tutti i costi nel rispetto degli accordi che sono stati negoziati pur con tanto impegno americano. E proprio la generale solidarietà che oggi conforta il suo popolo valga a convincere Bush che noi vediamo, oggi come ieri, negli Stati Uniti il garante della libertà di “ tutti” i popoli e del comune desiderio di pace. Sen. Mario Pedini (articolo pubblicato sul quotidiano Giornale di Brescia del 16/9/2001)
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