L'ULTIMO OCCIDENTE, UN ANNO DOPO

di Ivo Butini


Nulla sarebbe più stato come prima, si diceva e si scriveva. Scrisse, il 12 settembre 2001, il Direttore del "Corriere della Sera": siamo tutti americani, nell'incredulità, nel dolore, nella collera, nella paura di fronte all'attacco all'America e alla civiltà.

Per qualcuno è sicuramente cambiato tutto. Per molti, forse, nulla è cambiato. Per tutti, però, è cambiata l'America. E questo è il punto.

Ci piace che l'America rimanga l'America: la fede e il coraggio, la fiducia e il lavoro dell'America. Proviamo, qui e ora, a pensare il mondo come se non ci fosse l'America. Chi potrebbe occupare, qui e ora, il ruolo dell'America ?

Per noi, la Provvidenza regge le sorti ultime del mondo e le vite che il tempo produce e consuma. E' stato Gesù a insegnarci che il grano e il loglio cresceranno insieme. Non uguali, però. Per chi crede, invece, nel caso o nel fato o nella chimica delle cellule, cambia ben poco.

Senza l'America, per tutti cambierebbe il mondo. Cambierebbero la democrazia, il progresso e la libertà. Sarebbe sempre l'Occidente la cultura e la speranza che ci sorressero negli anni delle dittature e delle guerre ?

L'Europa insanguinò per un secolo le sue contrade e fu tirata fuori dai guai dagli Americani.
Non esiste il dovere della riconoscenza verso di loro.
Esiste il dovere della franchezza verso di noi.

Non siamo tutti americani o non lo siamo più. Noi crediamo che non lo fummo nemmeno un anno fa. Scrive, ancora il "Corriere della Sera", un anno dopo e per altra penna, che ci sono gli anti-americani inossidabili. C'erano anche un anno fa. Oggi alla finestra, ieri dietro le persiane. La paura cambia gli uomini.
Come gli interessi. Un anno fa l'espressione usata dal Direttore del "Corriere della Sera" ci apparve forte, creava nell'emozione un'identità che poteva apparire retorica.

Noi pensiamo che le emozioni siano parte essenziale, in qualche momento decisiva, della vita umana. La retorica può esprimere la solennità delle grandi occasioni e scuotere l'ottusità delle menti e la durezza dei cuori. Può non convincere, però.

Mettiamola così. Si può sperare nella salvezza, diciamo nel miglioramento, di quella che chiamiamo civiltà, ed essere anti-americani ? Noi rispondiamo no.

E non intrugliamo separando popolo e governo. Un non-senso nelle democrazie. Una miscela ipocrita che non funzionò nemmeno nell'Europa delle dittature.
Quelli che si pensano antifascisti dovrebbero saperlo.

Per noi poco è cambiato dopo l'11 settembre.

Per questo lavoriamo, e speriamo che siano in tanti a farlo, perché l'America sia la stessa. Nel XXI secolo come nel XX. I calendari della storia si scrivono dopo che i fatti sono avvenuti. Continua ancora un corso della storia contemporanea che pone responsabilità particolari ai popoli di lingua inglese.

Per questo noi non siamo, nemmeno dietro le persiane, anti-americani.

Siamo liberi amici dell'America, occidentali che amano continuare a vivere nell'Occidente che abbiamo contribuito a costruire, leale con se stesso, impegnato a farsi migliore. Così com'è nella sua vocazione.


Ivo Butini
11 settembre 2002



AMERICA
Centro di eguali figlie e di eguali figli,
Di tutti, di tutti egualmente amati, cresciuti e non cresciuti, giovani o vecchi,
Tu forte, ampia, bella, tenace, capace, ricca,
Perenne come la Terra, in compagnia della Libertà, della Legge, dell'Amore,
Una grande, sana, torreggiante, maestosa Madre,
Intronata nell'adamante del tempo, tu sei.
(da Walt Whitman (1819-1892): "Foglie d'erba" nella versione di Luigi Gamberale
Nella collana "Biblioteca dei popoli" diretta da Giovanni Pascoli - VII - Remo Sandron Editore. Milano-Palermo-Napoli)



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