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(4 aprile 2002) Il 4 aprile 2002, a seguito degli attacchi terroristici in Israele e dell'occupazione militare dei Territori palestinesi, il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha pronunciato un discorso davanti alla stampa nel Rose Garden della Casa Bianca, di cui riportiamo il testo integrale. Il Presidente Bush annuncia la missione del Segretario di Stato Colin Powell in Medio Oriente. * * * Buongiorno. Nel corso di una settimana, la situazione nel Medio Oriente si è deteriorata drammaticamente. Mercoledì scorso, il mio inviato speciale, Anthony Zinni, mi informò che eravamo alla soglia di un accordo per il cessate-il-fuoco che avrebbe risparmiato le vite di israeliani e palestinesi. Quella speranza svanì quando un terrorista attaccò un gruppo di persone innocenti in un hotel di Netanya, uccidendo molti uomini e molte donne in quello che è un crescente tributo al terrorismo. Nei giorni seguenti, il mondo ha guardato con crescente preoccupazione all'orrore di bombardamenti e sepolture e immagini di carri armati nelle strade. Nel mondo, la gente si addolora per israeliani e palestinesi che hanno perso le loro vite. Quando una ragazza palestinese di 18 anni è indotta a farsi saltare in aria, e nell'esplosione uccide una ragazza israeliana di 17 anni, il futuro stesso è morto - il futuro del popolo palestinese ed il futuro del popolo israeliano. Noi piangiamo la morte, e piangiamo il danno fatto alla speranza di pace, la speranza di Israele e il desiderio degli israeliani per uno Stato ebraico in pace con i vicini; la speranza del popolo palestinese di costruire il proprio Stato indipendente. Il terrorismo deve essere fermato. Nessuna nazione può negoziare con i terroristi. Poiché non c'è modo di fare la pace con coloro il cui unico scopo è la morte. Questo potrebbe essere un momento di speranza nel Medio Oriente. La proposta del Principe ereditario Abdullah dell'Arabia Saudita, sostenuta dalla Lega Araba, ha posto un numero di Paesi nel mondo arabo più vicino che mai al riconoscimento ad Israele del diritto di esistere. E' risaputo che gli Stati Uniti sostengono le legittime aspirazioni del popolo palestinese per uno Stato palestinese. Israele ha riconosciuto l'obiettivo di uno Stato palestinese. Le linee di una equa sistemazione sono chiare: due Stati, Israele e Palestina, che vivono uno accanto all'altro, in pace e sicurezza. Questo può essere un tempo di speranza. Ma richiede leadership, non terrorismo. Dall'11 settembre, io ho pronunciato questo messaggio: ognuno deve scegliere; o tu sei con il mondo civile, o tu sei con i terroristi. Anche nel Medio Oriente tutti devono scegliere e debbono muoversi decisamente con le parole e con i fatti contro gli atti terroristici. Il Presidente dell'Autorità palestinese non si è consistentemente opposto, non ha affrontato i terroristi. Ad Oslo ed altrove, il Presidente Arafat rinunciò al terrorismo come strumento per la sua causa, e concordò di controllarlo. Non lo ha fatto. La situazione nella quale si è trovato oggi è largamente dovuta a se stesso. Ha perso le sue opportunità, e in questo modo ha tradito le speranze del popolo che ha presunto di guidare. Dato il suo fallimento, il governo di Israele si è sentito di dover colpire le reti terroristiche che hanno ucciso i suoi cittadini. Tuttavia, Israele deve capire che la sua risposta ai recenti attacchi è soltanto una misura temporanea. Tutte le parti hanno le loro responsabilità. E agire, tutte le parti lo debbono ai loro popoli. Noi tutti sappiamo che la situazione odierna corre il rischio di aggravare per molto tempo le asprezze e di minare relazioni che sono critiche per ogni speranza di pace. Mi appello al popolo palestinese, all'Autorità palestinese ed ai nostri amici nel mondo arabo di unirsi a noi nel consegnare un chiaro messaggio ai terroristi: farsi saltare in aria non aiuta la causa palestinese. Al contrario, le missioni suicide potrebbe far saltare in aria l'unica speranza per uno Stato palestinese. Tutti gli Stati debbono mantenere le loro promesse, fatte con il voto alle Nazioni Unite per opporsi attivamente al terrorismo in tutte le sue forme. Nessuna nazione può scegliere i suoi amici terroristi. Mi appello all'Autorità palestinese ed a tutti i governi della regione per fare tutto quanto in loro potere per fermare le attività dei terroristi, per spezzare il finanziamento ai terroristi, e per fermare l'incitamento alla violenza glorificando il terrorismo nei media di proprietà statale, o dicendo che gli attentatori suicidi sono dei martiri. Non sono martiri. Sono assassini. E minano la causa del popolo palestinese. Quei governi, come l'Iraq, che rimborsano i genitori per il sacrifico dei loro figli sono colpevoli di sollecitare i delitti della peggior specie. Tutti coloro che hanno a cuore il popolo palestinese dovrebbero unirsi nella condanna e nell'azione contro gruppi quali Al-Aqsa, Hezbollah, Hamas, Jihad islamica, e tutti i gruppi che si oppongono al processo di pace e ricercano la distruzione di Israele. Il recente sostegno della Lega araba all'iniziativa di pace del Principe ereditario Abdullah è promettente, perché riconosce il diritto di Israele di esistere. E accresce la speranza di un coinvolgimento arabo costruttivo nella ricerca della pace. Ciò si edifica su una tradizione di leadership di grandi visioni, iniziata dal Presidente Sadat e dal Re Hussein, e portata avanti dal Presidente Mubarak e dal Re Abdullah. Ora, altri Stati arabi devono cogliere questa occasione e accettare Israele come nazione e come vicino. La pace con Israele è l'unica via per la prosperità ed il successo di un nuovo Stato palestinese. Il popolo palestinese si merita la pace ed una opportunità per una vita migliore. Ha bisogno che il suo vicino, Israele, sia un partner economico, non un mortale nemico. Ha bisogno di un governo che rispetti i diritti umani ed un governo che si focalizzi sui suoi bisogni - istruzione e sanità - piuttosto che alimentare i suoi risentimenti. Non è sufficiente, per le nazioni arabe, difendere la causa palestinese. Debbono veramente aiutare il popolo palestinese ricercando la pace e combattendo il terrorismo e promuovendo lo sviluppo. Israele affronta pesanti decisioni. Il suo governo ha sostenuto la creazione di uno Stato palestinese che non sia un rifugio del terrorismo. Tuttavia, anche Israele deve riconoscere che un tale Stato necessita di essere politicamente ed economicamente capace di esistere. In aderenza al Piano Mitchell, le attività di Israele nei Territori occupati debbono fermarsi. E l'occupazione deve finire attraverso il ritiro in confini sicuri e riconosciuti in conformità alle risoluzioni 242 e 338 delle Nazioni Unite. Alla fine, questo approccio sarebbe la base di accordi tra Israele e la Siria e tra Israele ed il Libano. Israele dovrebbe anche nostrare un rispetto, un rispetto ed una preoccupazione per la dignità del popolo palestinese che è e sarà suo vicino. E' cruciale distinguere tra i terroristi ed i palestinesi comuni che cercano di provvedere alle loro famiglie. Il governo israeliano dovrebbe essere compassionevole ai passaggi di confine, risparmiando ai palestinesi innocenti quotidiane umiliazioni. Israele dovrebbe prendere immediate misure per allentare le chiusure e permettere alle persone pacifiche di tornare al lavoro. Israele affronta una sfida seria e terribile. Per sette giorni, ha agito per sradicare i covi terroristici. L'America riconosce il diritto di Israele a difendersi dal terrorismo. Tuttavia, per gettare le fondamenta della pace futura, io chideo ad Israele di fermare le incursioni nelle aree controllate dai palestinesi ed iniziare il ritiro da quelle città recentemente occupate. Io parlo come amico di Israele. Parlo francamente di una preoccupazione per la sua sicurezza a lungo termine, una sicurezza che arriverà con una pace genuina. Come Israele arretra, i leaders responsabili palestinesi ed i vicini arabi di Israele debbono farsi avanti e mostrare al mondo che sono veramente dalla parte della pace. A loro sarà la scelta ed il motivo. Il mondo si aspetta un immediato cessate-il-fuoco, un'immediata ripresa della cooperazione sulla sicurezza con Israele contro il terrorismo. Un ordine immediato per prendere misure contro le reti terroristiche. Mi aspetto una miglior leadership, e mi aspetto dei risultati. Questi sono gli elementi per la pace in Medio Oriente. E ora, dobbiamo costruire la strada per questi obiettivi. Decine d'anni di amara esperienza insegna una chiara lezione: il progresso è impossibile quando le nazioni enfatizzano i loro reclami e ignorano le loro opportunità. Le tempeste di violenza non possono continuare. Quando è troppo, è troppo. E coloro che vorrebbero cercare di usare la crisi attuale come un'opportunità per allargare il conflitto, stiano alla larga. Le spedizioni di armi ed il sostegno al terrorismo da parte dell'Iran accendono il fuoco del conflitto nel Medio Oriente. E deve finire. La Siria si è pronunciata contro Al Qaeda. Ci aspettiamo che agisca contro Hamas ed Hezbollah, pure. E' tempo per l'Iran di concentrarsi sulle aspirazioni del suo popolo alla libertà e per la Siria di decidere da quale parte stare nella guerra contro il terrorismo. Il mondo si trova in un momento critico. Questo è un conflitto che può espandersi o una opportunità che possiamo cogliere. E così ho deciso di inviare il Segretario di Stato Powell nella regione la prossima settimana per ricercare un ampio sostegno internazionale alla visione che ho descritto oggi. Come passi di questo processo, lavorerà ad implementare la risoluzione 1402 delle Nazioni Unite, ad un immediato e significativo cessate-il-fuoco, ad una fine del terrore e della violenza; al ritiro delle truppe di Israele dalle città palestinesi, inclusa Ramallah; all'implementazione dei piani Mitchelle e Tenet, già concordati, che condurranno ad una sistemazione politica. Io non ho illusioni. Noi non abbiamo illusioni circa la difficoltà delle questioni che sono davanti. Tuttavia, la risolutezza della nostra nazione è forte. L'America è impegnata per concludere questo conflitto ed iniziare un'era di pace. Sappiamo che è possibile, poiché nella nostra vita abbiamo visto la fine di conflitti che nessuno pensava potessero finire. Abbiamo visto feroci nemici condurre lunghe storie di contese e collera. L'America stessa conta vecchi avversari come amici fidati: Germania e Giappone, ed ora Russia. Il conflitto non è inevitabile. La sfiducia non necessita di essere permanente. La pace è possibile quando ci si tolgono vecchie categorie ed abitudini di inimicizia. La violenza ed il dolore che turbano la Terra Santa sono state tra le grandi tragedie del nostro tempo. Il Medio Oriente è stato spesos tenuto dietro nell'avanzamento politico ed economico del mondo. Questa è la storia della regione. Ma non c'è bisogno e non deve essere il suo destino. Il Medio Oriente potrebbe scrivere una nuova storia nel commercio, nello sviluppo e nella democrazia. E noi siamo pronti per portare aiuto. Tuttavia, questo progresso può solo arrivare in una atmosfera di pace. E gli Stati Uniti lavoreranno per tutti i figli di Abramo per conoscere i benefici della pace. Grazie. George W. Bush 4 aprile 2002
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