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(11 marzo 2002) L'11 marzo 2002, sei mesi dopo gli attacchi del terrorismo alle Twin Towers di New York ed al Pentagono a Washington, il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha pronunciato un discorso nel South Lawn della Casa Bianca, di cui riportiamo il testo integrale. * * * Rappresentanti diplomatici della coalizione di nazioni; membri del Congresso, del Gabinetto, della Corte Suprema; membri delle Forze Armate americane; membri della coalizione militare di tutto il mondo; distinti ospiti; signore e signori. Benvenuti alla Casa Bianca. Ci siamo riuniti per segnare un giorno terribile, per riaffermare una causa giusta e vitale, e per ringraziare le tante nazioni che condividono la nostra risoluzione e condivideranno la nostra comune vittoria. Sei mesi ci separano dall'11 settembre. Tuttavia, per le famiglie delle vittime, ogni giorno porta nuova pena; ogni giorno richiede nuovo coraggio. La vostra grazia e la vostra forza sono state un esempio per la nostra nazione. L'America non dimenticherà le vite che sono state portate via, e la giustizia che le loro morti reclama. Noi fronteggiamo un nemico dall'ambizione spietata, senza vincoli di legge o di moralità. I terroristi disprezzano le altre religioni e hanno profanato la propria. E sono determinati a espandere la scala e lo scopo del loro delitto. Il terrore che bersagliò New York e Washington potrebbe colpire di nuovo qualunque centro di civiltà. Contro tale nemico, non c'è immunità, e non ci può essere neutralità. Molte nazioni e molte famiglie hanno vissuto nell'ombra del terrorismo per decenni - sopportando anni di assassini folli e senza pietà. L'11 settembre non fu l'inizio del terrore globale, bensì l'inizio della risposta concertata del mondo. La storia riconoscerà quel giorno non soltanto come un giorno di tragedia, ma come un giorno di decisione - quando il mondo civilizzato era mosso alla collera ed all'azione. Ed i terroristi ricorderanno l'11 settembre come il giorno in cui iniziò il loro scotto. Una potente coalizione di nazioni civili sta ora difendendo la nostra sicurezza comune. Beni dei terroristi sono stati congelati. Gruppi terroristi di prima fila sono stati smascherati. Un regime terrorista è caduto dal potere. Trame terroristiche sono state sbrogliate, dalla Spagna a Singapore. E migliaia di terroristi sono stati consegnati alla giustizia, sono in prigione, o stanno conducendo la loro vita nella paura. Con noi oggi vi sono rappresentanti molti dei nostri partner in questa grande opera, e siamo orgogliosi di spiegare le loro bandiere alla Casa Bianca questa mattina. Per i contributi che queste nazioni hanno fatto - alcuni ben noti, altri no - io sono onorato di estendere la più profonda gratitudine del popolo degli Stati Uniti. La potenza e la vitalità della nostra coalizione sono state provate in Afghanistan. Più della metà delle forze che attualmente assistono gli eroici combattenti afghani, o assicurano la sicurezza a Kabul, provengono da nazioni diverse dagli Stati Uniti. Ci sono molti esempi di impegno: il nostro buon alleato, la Francia, ha dispiegato un quarto della sua flotta per sostenere l'operazione Enduring Freedom, e la Gran Bretagna ha inviato la sua più grande forza navale in 20 anni. Le forze speciali inglesi e americane hanno combattuto accanto a reparti provenienti dall'Australia, Canada, Norvegia, Danimarca e Germania. In totale, 17 nazioni hanno forze dispiegate nella regione. E noi non avremmo potuto fare il nostro lavoro senza il supporto critico di paesi quali Pakistan e Uzbekistan. Navi appoggio giapponesi stanno rifornendo le navi nell'Oceano Indiano. Le forze aeree turche hanno rifornito aerei americani. Gli afghani hanno ricevuto soccorso in ospedali costruiti da russi, giordani, spagnoli, e hanno ricevuto beni ed aiuti dalla Corea del Sud. Le nazioni della nostra coalizione hanno condiviso le responsabilità ed i sacrifici della nostra causa. Il giorno precedente l'11 settembre, io incontrai il Primo ministro d'Australia John Howard, che parlò delle comuni fedi e affezioni condivise dai nostri due Paesi. Non potevamo sapere che il legame era vicino ad essere provato ancora in guerra, e non potevamo sapere i suoi costi umani. Il mese scorso, il sergente Andrew Russell dell'Australian Special Air Service, morì in Afghanistan. Ha lasciato la sua moglie, Kylie, e sua figlia, Leisa, di appena 11 giorni. Gli amici hanno detto del sergente Russell: "Potresti contare su di lui per non essere mai abbandonato". Questo giovane uomo, e molti come lui, non ci hanno abbandonato. Ogni vita che ci viene presa è una perdita terribile. Noi abbiamo perduto molti giovani dalla Germania, e dalla Danimarca, e dall'Afghanistan, e dall'America. Noi piangiamo ognuno di essi. E per il loro coraggio in una nobile causa, noi li onoriamo. Una parte di questa causa consisteva nel liberare il popolo afghano dall'occupazione terroristica, e noi lo abbiamo fatto. La prossima settimana, le scuole riaprono in Afghanistan. Saranno aperte a tutti - e molte ragazze andranno a scuola per la prima volta nella loro giovane vita. L'Afghanistan ha molte sfide difficili davanti a sé - e, tuttavia, abbiamo allontanato la fame, iniziato a ripulire i campi minati, ricostruito strade e migliorato le condizioni sanitarie. A Kabul, un governo amico è ora membro essenziale della coalizione contro il terrore. Ora che i Talebani se ne sono andati e che Al Qaeda ha perso la sua principale base per il terrorismo, siamo entrati nella seconda fase della guerra al terrore - una prolungata campagna per negare ogni santuario ai terroristi che minaccerebbero i nostri cittadini da ogni parte del mondo. In Afghanistan, centinaia di killer addestrati sono ora morti. Molti sono stati catturati. Altri sono ancora in giro, sperando di colpire ancora. Questi terroristi combattenti sono i più impegnati, i più pericolosi, ed i più improbabili ad arrendersi. Stanno cercando di raggrupparsi, e noi li fermeremo. Per cinque mesi in Afghanistan, la nostra coalizione è stata paziente e inflessibile. E sarà richiesta ancora più pazienza e più coraggio. Stiamo combattendo una feroce battaglia nelle Montagne di Shah-i-kot, e stiamo vincendo. Tuttavia, non sarà l'ultima battaglia in Afghanistan. E ci saranno altre battaglie oltre quella nazione. Per i terroristi che fuggono dall'Afghanistan - per ogni terrorista in cerca di basi operative, non ci deve essere alcun rifugio, alcun asilo. Incalzando i terroristi da un posto ad un altro, noi spezziamo la pianificazione e l'addestramento per ulteriori attacchi all'America ed al mondo civilizzato. Ogni terrorista deve vivere come un fuggitivo internazionale, senza alcun posto per risiedere o organizzarsi, nessun luogo per nascondersi, nessun governo dietro cui celarsi, e nessun luogo sicuro per dormire. Ho impostato una chiara politica per la seconda fase della guerra al terrore: l'America incoraggia e si aspetta che ovunque i governi aiutino a rimuovere i terroristi parassiti che minacciano i loro paesi e la pace nel mondo. Se i governi necessitano di addestramento, o risorse per tale impegno, l'America li aiuterà. Noi staimo aiutando proprio ora le Filippine, dove terroristi legati ad Al Qaeda stanno cercando di impadronirsi della parte meridionale del paese per costituire un regime militante. Stanno opprimendo le popolazioni locali, e hanno sequestrato cittadini sia americani che filippini. L'America ha inviato più di 500 soldati per addestrare le forze armate filippine. Noi sosteniamo il Presidente Arroyo, che si sta coraggiosamente opponendo alla minaccia del terrore. Nella Repubblica della Georgia, terroristi molto vicini ad Al Qaeda operano nel Pankisi Gorge vicino al confine russo. A seguito della richiesta del Presidente Shevardnadze, gli Stati Uniti stanno programmando di inviare fino a 150 addestratori militari per preparare i soldati georgiani a ristabilire il controllo in questa regione senza legge. Questa assistenza temporanea serve gli interessi di entrambi i nostri paesi. Nello Yemen, stiamo lavorando per scongiurare la possibilità di un altro Afghanistan. Molte reclute di Al Qaeda provengono dalle vicinanze del confine tra Yemen ed Arabia Saudita, e Al Qaeda può cercare di ricostruire se stessa negli angoli remoti di quella regione. Il Presidente Saleh mi ha assicurato che è impegnato ad affrontare questo pericolo. Noi aiuteremo le forze yemenite sia con l'addestramento che con l'equipaggiamento per prevenire che questa terra diventino un ancoraggio per i terroristi. Allo stato attuale della guerra, la nostra coalizione si sta opponendo non ad una nazione, ma ad una rete. La vittoria arriverà nel tempo, poiché la rete viene pazientemente e saldamente smantellata. Questo richiederà una cooperazione internazionale in una serie di fronti: diplomatico, finanziario e militare. Noi non schiereremo truppe americane in ogni battaglia, ma l'America preparerà attivamente le altre nazioni per le future battaglie. Questa missione finirà quando il lavoro sarà finito - quando le reti terroristiche di portata globale saranno state sconfitte. I rifugi ed i campi di addestramento del terrore sono una minaccia per le nostre vite e per il nostro modo di vita, e saranno distrutti. Allo stesso tempo, ogni nazione nella nostra coalizione deve considerare seriamente la crescente minaccia del terrore su una scala catastrofica - terrorismo armato con ordigni biologici, chimici o nucleari. L'America sta ora consultando amici e alleati sul più grando dei pericoli, e siamo determinati ad affrontarlo. Questo è quanto noi già sappiamo: alcuni Stati che sponsorizzano il terrorismo stanno ricercando o già possiedono ordigni di distruzione di massa; gruppi terroristici sono affamati di questi ordigni, e li userebbero senza un cenno di coscienza. E noi sappiamo che questi ordigni, nelle mani dei terroristi, scatenerebbero ricatti e genocidi e caos. Questi fatti non possono essere negati, e debbono essere affrontati. Per prevenire la diffusione degli ordigni di distruzione di massa, non c'è margine d'errore, e nessuna possibilità di imparare dagli errori. La nostra coalizione deve agire deliberatamente, ma l'inerzia non è un'opzione. A uomini privi di rispetto per la vita non deve essere mai permesso di controllare gli strumenti ultimi della morte. Riuniti qui oggi, dopo sei mesi - un breve periodo in una lunga lotta. E la nostra guerra al terrorismo sarà giudicata per le sue conclusioni, non per il suo inizio. Pericoli e sacrifici maggiori giacciono avanti a noi. Tuttavia, l'America è preparata. La nostra risolutezza è soltanto cresciuta, poiché noi ricordiamo. Noi ricordiamo l'orrore e l'eroismo di quella mattina - la morte di bambini in gita, la resistenza di passeggeri su un aereo votato alla distruzione, il coraggio di soccorritori che morirono con estranei che cercavano di salvare. E noi ricordiamo le immagini video di chi rideva delle nostre perdite. Ogni nazione civile svolge una parte in questa lotta, poiché ogni nazione civile ha interesse alle sue conseguenze. Non ci può essere pace in un mondo in cui differenze e torti diventano una scusa per colpire un innocente. Nella lotta al terrorismo, noi combattiamo per le condizioni che renderanno durevole la pace. Combattiamo per il cambiamento rispettoso della legge contro la violenza caotica, per l'opportunità umana contro la coercizione e la crudeltà, e per la dignità ed il benessere di ogni vita. Ogni nazione dovrebbe sapere che, per l'America, la guerra al terrorismo non è una politica, è un impegno. Io non mi intenerirò in questa battaglia per la libertà e la sicurezza del mio Paese e del mondo civile. E noi avremo successo. Ci sarà un giorno in cui la minaccia organizzata contro l'America, i nostri amici ed alleati, sarà spezzata. E quando i terroristi saranno smembrati e sparpagliati e screditati, molti vecchi conflitti appariranno sotto una nuova luce - senza la costante paura ed amarezza che i terroristi cospargono con la loro violenza. Noi vedremo allora che le vecchie e serie dispute possono essere stabilite entro i confini della ragione, della buona volontà, della mutua sicurezza. Vedo un mondo pacifico al di là della guerra al terrorismo, e con coraggio e unità stiamo costruendo insieme quel mondo. Ogni nazione che assume un impegno inequivocabile contro il terrorismo può unirsi a questa causa. Ogni nazione di buona volontà è benvenuta. E, insieme, affronteremo il pericolo del nostro momento, e coglieremo la promessa dei nostri tempi. Che Dio benedica la nostra coalizione. George W. Bush 11 marzo 2002
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