IL DISCORSO DI DE GASPERI ALLA CONFERENZA DI PACE DI PARIGI



Alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, l'Italia, secondo Sergio Romano, non era un alleato dei vincitori né, per molti versi, un cobelligerante. Era un Paese sconfitto, al quale erano state fatte alcune concessioni nella fase finale della guerra, per ragioni di convenienza.

L'italia era accusata di avere cambiato fronte più volte.

Esistevano, per l'Italia, questioni territoriali ai confini, da quello con la Francia, all'Alto Adige, a Trieste.
C'erano i problemi delle colonie e delle riparazioni di guerra.
C'erano le questioni delle clausole militari, della revisione delle clausole dell'armistizio, della presenza delle truppe alleate sul territorio nazionale.

Gli Stati vincitori della guerra si riunirono nella Conferenza di Parigi dal luglio all'ottobre del 1946. In precedenza, i "Quattro" (USA, Regno Unito, Francia e URSS), riuniti sempre a Parigi, avevano definito importanti problemi della sistemazione post-bellica, ivi compresi i problemi italiani.

La Conferenza di Parigi si aprì il 29 luglio 1946. Erano presenti 1500 delegati. La Conferenza aveva poteri consultivi. Poteva decidere raccomandazioni sui progetti dei Trattati di pace, a maggioranza semplice o dei due terzi. I "Quattro" grandi avrebbero poi valutato quelle raccomandazioni in sede di redazione dei Trattati.

Ai vinti era stato concesso di fare osservazioni.

Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio dei Ministri e ministro degli Affari Esteri, si presentò, con la delegazione italiana, a Palazzo del Lussemburgo, il 10 agosto.
L'aula era al completo nei banchi e nelle tribune.
Raccontò Giuseppe Brusasca, allora sottosegretario agli Affari Esteri, che gli Italiani "si sentivano scrutati con la morbosa curiosità riservata agli imputati dei grandi processi", e che gli Italiani ebbero "un tuffo di speranza" quando il Presidente dell'Assemblea, Georges Bidault, pronunziò in apertura le parole "nous allons entendre le répresentant de la nouvelle Italie".

Nel completo silenzio dell'aula De Gasperi pronunciò il suo discorso, accolto al termine da un silenzio glaciale. De Gasperi lasciò la tribuna per riprendere posto nel settore riservato alla delegazione italiana.
In quel momento, il Segretario di Stato degli Stati Uniti d'America James Byrnes si alzò in piedi e strinse la mano a De Gasperi.
Scrisse poi il Segretario di Stato che De Gasperi aveva parlato "con tatto, ma con dignità e coraggio". Mentre si avviava al suo posto, dopo il discorso, De Gasperi passò accanto a molte persone che lo conoscevano.
Scrisse Byrnes: "Nessuno gli parlò. La cosa mi fece impressione, mi sembrava inutilmente crudele". E compì il gesto che divenne celebre.

Celebre divenne anche il discorso pronunciato da De Gasperi. Lo pubblichiamo nel suo testo integrale, perché esso resta un testo che fonda la dignità e l'avvenire della nuova Italia democratica.

De Gasperi espresse la fede democratica della nuova Italia.
Dignità e fede che richiedono continuamente coerenza, lealtà e la fatica del coraggio.


On. Ivo Butini






Home Page