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di Francesco Butini
Il governo Bondevik è un governo di minoranza: i tre partiti non raggiungono la maggioranza nel Parlamento, e sarà inevitabile trovare accordi nello Storting con il Partito del Progresso, formazione politica di stampo populista schierata a destra. La composizione del nuovo governo norvegese vede il Partito Democratico Cristiano con 5 ministri (oltre al premier Bondevik), il Partito Liberale con 3 ministri ed il Partito Conservatore, che raccoglie quasi il doppio dei consensi dei democristiani, 10 ministri. Il Partito Democratico Cristiano è riuscito non solo ad avere il primo ministro, ma anche a ricoprire una delle cariche di maggior peso economico per il regno norvegese, il Ministero per il Petrolio ed Energia, competenza chiave per ogni programma di sviluppo economico sociale del Paese.
Le prime sfide che il nuovo governo intende affrontare concernono il terrorismo, lo sviluppo economico e sostenere lo stato sociale. Durante le trattative per la formazione del governo, i tre partiti di centro-destra hanno manifestato l'intenzione di realizzare tagli alle tasse per un ammontare complessivo di 25 miliardi di corone (pari a circa 2,86 miliardi di dollari) in quattro anni, finanziandoli attraverso i ricavi dalla vendita del petrolio. Inoltre, sono previsti investimenti nelle scuole materne, nel settore dei trasporti e nel risanamento delle finanze locali. In tema ambientale, il nuovo governo si impegna ad investire in tecnologie pulite per la realizzazione di centrali elettriche. Non sono previste riduzioni delle spese militari, data anche l'appartenenza della Norvegia alla NATO e la situazione critica a livello internazionale. In un sondaggio realizzato da Feedback per il network Nettavisen, pochi giorni prima della formazione del nuovo governo, per valutare quali sarebbero le intenzioni di voto dei norvegesi dopo circa un mese dalle elezioni politiche, si conferma il Partito Conservatore quale primo partito in Norvegia (26,6% di intenzioni di voto) crescendo ulteriormente rispetto al risultato elettorale del 10 settembre (21,2%), mentre si accentua la crisi dei Laburisti (19,1% di intenzioni di voto rispetto al 24,4% delle ultime elezioni). I democristiani di Bondevik segnano un 12,9% di intenzioni di voto, sostanzialmente identico al risultato elettorale (12,5%). Questa è la conferma che la popolarità di Bondevik supera ampiamente i risultati elettorali del suo partito. Francesco Butini Ottobre 2001
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