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di Francesco Butini Nelle ultime elezioni politiche in Norvegia, svolte il 10 settembre 2001, il partito del primo ministro Jens Stoltenberg (Partito Laburista) ha subito la più pesante sconfitta dal 1927. Con il 24,4% dei consensi, ha perduto rispetto alle precedenti elezioni il 10,6% dei voti, riducendo così il numero dei parlamentari a 43 (22 in meno rispetto al precedente risultato elettorale). Il governo di sinistra risulta battuto, ed i partiti di centro destra si apprestano ad iniziare le trattative per la formazione di un governo senza i Laburisti e la Sinistra Socialista. Il risultato elettorale presenta una leggera flessione del Partito Popolare Cristiano (KrF), con la conseguente perdita di 3 seggi. A seguito del rifiuto da parte del KrF di allearsi con il Partito Laburista, e sfumata la possibilità di una alleanza tra Laburisti e Centristi, il Partito Conservatore ha invitato i democristiani ad iniziare trattative per formare il nuovo governo. A tali trattative si è aggiunta la Sinistra Liberale.
In un sondaggio della Norske Gallup divulgato il 18 settembre 2001, il 47% degli intervistati vede favorevolmente un governo guidato dal leader dei democristiani Kjell Magne Bondevik, già Primo Ministro norvegese fino a circa un anno fa. Jan Petersen, leader del Partito Conservatore, trova il consenso del 40% degli intervistati.
Le suddette trattative per la formazione del nuovo governo non stanno procedendo in modo soddisfacente, tanto che all'interno del Partito Conservatore è stato aperto un dibattito teso a valutare la possibilità di realizzare un governo di minoranza composto solo dai Conservatori. Ma la strada è apparsa subito estremamente difficile. Francesco Butini Settembre 2001
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