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di Francesco Butini La materia è indubbiamente delicata, soprattutto in Occidente dove le polemiche e le contestazioni contro la globalizzazione dell'economia e le applicazioni in alcune campi dell'innovazione tecnologia sono sempre più caratterizzate da pregiudiziali ideologiche. Eppure, l'Human Development Report del 2001 redatto dall'UNDP (United Nations Development Program) costituisce un testo estremamente importante per analizzare il corretto rapporto tra nuove tecnologie e crescita dei Paesi più poveri del mondo, in una ottica nuova rispetto ai luoghi comuni sempre più dominanti in Occidente. Il cuore del documento è il seguente: la rivoluzione tecnologica, soprattutto nei campi dell'informatica, delle comunicazioni e delle biotecnologie, non è una minaccia per il mondo, ma una opportunità per lo sviluppo dei Paesi più poveri. Rappresenta un punto di vista estremamente semplice, eppure così spesso dimenticato: la tecnologia non è né bella né brutta, né positiva né negativa. E' neutra rispetto a questo tipo di valutazioni. E' la sua gestione, la sua finalizzazione, che risulta coerente o meno a criteri morali o di sviluppo economico-sociale. E' la politica che ne orienta le finalità. L'analisi scorre attraverso alcune considerazioni, semplici e al tempo stesso gravide di conseguenze politiche: la tecnologia è un mezzo per la crescita e lo sviluppo. Il XX secolo è stato un esempio di quanto la tecnologia contribuisca in maniera determinante allo sviluppo umano. In Asia, Africa e America Latina i tassi di mortalità sono diminuiti in maniera consistente dalla fine degli anni Trenta, e alla fine degli anni Settanta l'aspettativa di vita alla nascita è cresciuta oltre i 60 anni. L'Europa, partendo da metà Ottocento, per raggiungere gli stessi risultati ha impiegato quasi un secolo. Perché? Perché è stata la tecnologia medicale nel XX secolo (soprattutto antibiotici e vaccini) a dare il grande contributo all'abbattimento del tasso di mortalità. una singola innovazione può rapidamente e significativamente modificare il corso della vita di un intero Paese: un vaccino contro l'AIDS modificherebbe radicalmente la situazione nell'Africa Sub sahariana. i miglioramenti supportati dalla tecnologia nel campo della salute, della nutrizione, dei raccolti, generano un circolo virtuoso, migliorando la conoscenza ed il livello di vita, generando nuove condizioni per ultriori sviluppi.
Le aree individuate dal Rapporto, nelle quali le nuove tecnologie sviluppano le opportunità di crescita dei popoli in via di sviluppo, sono le seguenti:
Ovviamente, il processo di utilizzo delle nuove tecnologie per migliorare lo sviluppo dei Paesi poveri non può essere affidato alle sole forze del mercato. Il libero mercato va dove trova la convenienza: su 70 miliardi di dollari di spesa globale nel campo della ricerca medica nel 1998, solo 300 milioni di dollari sono andati verso la ricerca contro l'AIDS (malattia drammatica soprattutto nella poverissima Africa Sub Sahariana), circa 100 milioni di dollari nella ricerca contro la malaria. Il quadro è analogo per quanto riguarda agricoltura ed energia. Eccessive sono, purtroppo, le disuguaglianze nella spesa in ricerca e sviluppo, nella distribuzione dei brevetti, anche nella distribuzione delle tecnologie all'interno dei singoli Paesi: Bangalore, in India, è diventato un punto di riferimento mondiale dell'informatica, ma è ancora una piccola enclave in un Paese affetto da ritardi nell'educazione, nei consumi energetici, ecc. L'utilizzo di nuove tecnologie nei Paesi poveri pone comunque sfide importanti da risolvere. Problemi di gestione, di formazione di tecnici adeguati, di sviluppo di attività di ricerca, di creazione di autorità e agenzie di controllo e regolamentazione. Il Rapporto è chiaro. Vi è la necessità di politica, non di carità: "The lesson of this Report is that at the global level it is policy, not charity, that will determine whether new technologies become a tool for human development everywhere".
Le priorità di ricerca e sviluppo tecnologico
Le condizioni finanziarie per una politica di sviluppo nel campo della ricerca Francesco Butini Agosto 2001
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