LA POVERTA' NEL MONDO NELL'ULTIMO DECENNIO

di Francesco Butini


Si accentua, in queste settimane, il dibattito in Italia sullo stato della povertà nel mondo, le sue prospettive ed i possibili rimedi (vedi, ad esmpio, gli interventi sui maggiori quotidiani nazionali durante il mese di agosto di Giovanni Sartori, Walter Veltroni, Paolo Sylos Labini). In previsione del vertice FAO ed in considerazione dei risultati raggiunti fino ad oggi nella lotta alla povertà.

Nel Maggio 2001, la Banca Mondiale ha pubblicato un documento intitolato Poverty Trends and Voices of the Poor sulle maggiori statistiche mondiali circa l'evoluzione della povertà nel mondo nel decennio 1987 - 1998.
L'analisi del documento porta ad alcune considerazioni finali estremamente utili per capire la dimensione reale del fenomeno povertà e della sua diversità nelle singole regioni del mondo, in rapporto ai differenti incrementi demografici e soprattutto ai diversi tassi di crescita economica.

POVERTA': POPOLAZIONE CON MENO DI 1 DOLLARO AL GIORNO
La popolazione che vive con meno di 1 dollaro al giorno è scesa dal 28,3% del 1987 al 23,4% del 1998, con un numero di poveri rimasto sostanzialmente costante: la lenta riduzione della povertà estrema nel mondo ha provocato una "uscita" dalle suddette statistiche mondiali di appena 8 milioni e mezzo di persone (ovviamente si deve considerare che nel frattempo la popolazione è cresciuta notevolmente).
Suddividendo i suddetti numeri in macro regioni, si può meglio capire le differenze sostanziali che si hanno nelle diverse aree del mondo:

  • nella regione comprendente Asia orientale e Pacifico, la percentuale della popolazione che vive con 1 dollaro al giorno è scesa dal 26,6% del 1987 al 14,7% del 1998. La riduzione sarebbe ancora più marcata escludendo dal calcolo la Cina: dal 23,9% del 1987 al 9,4% del 1998;
  • nella regione dell'Africa Sub sahariana, al contrario, la povertà è ancora aumentata: dal 46,6% del 1987 al 48,1% del 1998;
  • anche in altre regioni del mondo l'estrema povertà è aumentata, anche se con percentuali meno drammatica rispetto all'Africa Sub sahariana: nella regione comprendente l'Europa dell'Est e l'Asia Centrale si passa da un 0,2% (1987) ad un 3,7% (1998);
  • viceversa, nel resto delle regioni del mondo si ha una riduzione della povertà estrema con lo stesso trend della media generale: in America Latina e Caraibi dal 15,3% del 1987 al 12,1% del 1998, nel Medio Oriente e Nord Africa dal 4,3% (1987) al 2,1% (1998), nell'Asia Meridionale dal 44,9% (1987) al 40% (1998).
    Graficamente, si riportano le distribuzioni della povertà nel 1987 e nel 1998.

    POVERTA': POPOLAZIONE CON MENO DI 2 DOLLARI AL GIORNO
    La quota ed il numero di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno (soglia di interesse per le economie dell'Asia orientale e dell'America Latina) mostrano andamenti globali simili alle precedenti statistiche.
    Analizzando le statistiche relative alla popolazione mondiale con meno di 2 dollari al giorno per vivere, i risultati sono i seguenti:

  • la percentuale complessiva è calata dal 61% (1987) al 56,1% (1998), confermando la estrema lentezza del calo della povertà;
  • le regioni in cui la povertà è aumentata sono, in questo caso, due: l'Africa Sub sahariana (dal 76,5% al 78%) e la regione comprendente l'Europa dell'Est e l'Asia Centrale (dal 3,6% addirittura al 20,7%);
  • la riduzione più consistente si conferma nella regione dell'Asia orientale e del Pacifico (dal 67% del 1987 al 48,7% del 1998).

    PAESI SOTTO OSSERVAZIONE
    La situazione dell'Africa si sta sempre più aggravando, con Paesi in particolare stato di crisi.
    Secondo la Banca Mondiale, a seguito del sostanziale fallimento delle riforme del 1985-1992, la Nigeria concentra ormai un quarto della povertà estrema (meno di 1 dollaro al giorno) di tutta l'Africa Sub Sahariana.
    Viceversa, dopo l'avvio delle riforme a seguito della guerra civile e della liberalizzazione dei prezzi in agricoltura, la povertà nelle aree rurali dell'Etiopia si è ridotta, provocando comunque un aumento dei prezzi nelle aree urbane, pur mantenendo sostanzialmente invariata la percentuale della povertà nelle città.
    Uno dei principali problemi per lo sviluppo dell'area, e della conseguente riduzione della povertà, rimane le persistenti condizioni di guerra (sia interna che esterna ai singoli Paesi).
    Per la Banca Mondiale, ciò provoca una polarizzazione degli stati africani. Da un lato i Paesi con un relativo ordine nella società, con un ordinamento politico aperto e con riforme economiche in atto, che vedono possibili prospettive di riduzione della povertà (Costa d'Avorio, Ghana, Mauritania, Tanzania, Uganda). In altri, la situazione di caos politico ed economico ha effetti devastanti sulla povertà (Burundi, Rwanda, Sierra Leone, Somalia, Sudan, ecc.).
    L'obiettivo della Banca Mondiale è quello di aiutare quei Paesi che si trovano in una posizione intermedia (Camerun, Ciad, Kenia), con una probabilità concreta di riduzione della povertà.

    PROSPETTIVE
    La Banca Mondiale ha sviluppato tre scenari, in funzione di diverse proiezioni future della crescita economica e demografica nel suo complesso, del tasso di crescita medio dei consumi pro capite delle famiglie, e dei cambiamenti nella distribuzione dei consumi pro capite.
    Nel cosiddetto Scenario A, i tassi di crescita economica sono quelli base previsti nel Global Economic Prospects 2001. Nello Scenario B, tali tassi riflettono il caso peggiore tra quelli previsti nel Global Economic Prospects 2001. Nel terzo scenario, il tasso medio di crescita dei Paesi in via di sviluppo è pari a quello già sperimentato negli anni Novanta.
    Nella migliore delle ipotesi (Scenario A), nel suo complesso la povertà estrema in termini di reddito (1 dollaro al giorno per vivere) si ridurrebbe di circa la metà di quella del 1990 entro il 2015. Solo nel suo complesso, però: l'Africa Sub Sahariana, purtroppo, anche nello scenario migliore rimane lontana dalla media delle nazioni in via di sviluppo.
    Nello Scenario B, il mondo nel suo complesso non raggiungerebbe il suddetto obiettivo (dimezzamento entro il 2015). Solo l'Asia Orientale sarebbe nelle condizioni di farlo.
    Infine, nel terzo scenario (la crescita economica nei prossimi 15 anni è uguale a quella degli anni Novanta), i progressi nella riduzione della povertà estrema saranno ancora minori di quelli previsti nello Scenario B: il numero di persone con 1 dollaro al giorno per vivere saranno all'incerca gli stessi del 1998, mentre quelli con 2 dollari al giorno saranno ancora di più.

    CONSIDERAZIONI FINALI
    Una delle principali cause della limitata riduzione della povertà nel mondo nel decennio passato è stata, secondo la Banca Mondiale, la persistenza di disuguaglianze all'interno di grandi Paesi che contribuiscono in maniera consistente al numero di poveri nel pianeta.
    Le condizioni per liberarsi dalla schiavitù della povertà vengono individuate dalla Banca Mondiale nei seguenti punti: crescita economica sostenuta, equa distribuzione dei benefici della crescita, riforme strutturali, uso trasparente delle risorse pubbliche, crescita nella fornitura di servizi pubblici e infrastrutture, aumento dei flussi di aiuto verso i paesi più poveri.
    L'Africa rimane la tragica malata del mondo. In qualunque scenario di sviluppo previsto fino al 2015, la povertà estrema in Africa (soprattutto Sub Sahariana) appare persistente.
    E comunque sia, a livello globale e nel caso migliore, 2.3 miliardi di persone dovranno vivere nel 2015 con meno di 2 dollari al giorno.


    Francesco Butini
    Luglio 2001


    Torna agli articoli sulla povertà nel mondo

    Home Page
     


    copyright democraticicristiani.it