E' possibile che il mondo islamico si laicizzi e si apra alle conquiste culturali e politiche raggiunte dall'Occidente dall'Umanesimo in poi? Per esempio con la separazione tra sfera religiosa e sfera civile, con la democrazia rappresentativa, con la libertà di stampa e di pensiero? Da tempo il senatore Mario Pedini, profondo conoscitore di politica internazionale e del mondo arabo sostiene di sì. Una tesi interessante che abbiamo cercato di approfondire.
Domanda. Senatore Pedini, lei è convinto che il mondo arabo che si affaccia sul Mediterraneo sia alla vigilia di una rivoluzione ( o trasformazione) in senso laicista razionalista, modernista? Su quali elementi e dati basa questa sua convinzione?
Pedini. Nel Mediterraneo islamico, pur se contrastata, una propensione laicista e modernizzatrice fermenta nelle elites intellettuali, nei giovani di ambo i sessi che accedono all'università e alle tecnologie, nel mondo femminile le cui punte, pure in Iran, premono per la parità dei sessi.
La Tunisia in materia di parità già ha rinnovato il suo codice; proposte analoghe, pur se frenate, sono al Parlamento marocchino e , in Algeria, il presidente Boutefkika punta a innovazioni nella famiglia, sollecitate anche dai berberi che, ab antiquo, riconoscono dignità alla donna. La poligamia è in genere in calo.
Siria, Giordania, Egitto? Governi pur autoritari non precludono liberalizzazione del costume e se così non avviene nell'Arabia Saudita occorre ricordare che essa è culla del wahhadismo integralista (interpretazione rigorista dell'Islam sannita sorta attorno al 1750 n.d.r.) ed è sede della Mecca e meta dei pellegrinaggi.
C'è dunque nell'Islam mediterraneo un'elite coraggiosa che fa battaglia per la modernizzazione anche a rischio di persecuzione. Posso citare storici e giuristi noti come Mohamed Talbi, Habib Boulares ex ministro della Cultura tunisino, l'egiziano Fahmi Hawaidy e il tunisino Mohamed Charly presidenti nei loro Paesi della Lega per i diritti umani.
Ricordo artisti le cui opere sono un appello alla modernità; economisti che nelle loro università teorizzano ormai la “modernità” come indispensabile fattore di sviluppo.
Modernità laica, agnostica, atea? No: modernità che non rifiuta affatto l'Islam, anzi lo esalta come coibente della società e garante di quei valori morali senza i quali anche l'ordine civile non regge, valori dei quali (ecco il peccato che l'Islam moderato ci contesta) l'Occidente troppo è ormai dimentico.
Un Islam dunque riformato? In realtà un Islam che vuole aggiornare una civiltà islamica che dopo gli splendori dei secoli di Granata, di Cordova, di Siviglia, di Palermo e di cui tuttora il Maghreb va fiero, si è bloccata.
Bloccata perché? Per essersi esclusa ( e certo anche per stasi religiosa) dal nostro rinascimento umanistico, da quella rivoluzione scientifica e illuministica che ha consentito all'Europa il grande balzo politico verso la modernità grazie a scienza, a tecnica, a cultura. Una stagnazione dell'Islam –lo ha affermato un anno fa al “Corsera” il noto scrittore islamico Amin Maaluf – dovuta forse anche al fatto che , a differenza del cattolicesimo, esso non ha avuto un Papa come autorità indiscussa e Concili che aggiornino la fede al mutare dei tempi. Sul Corano è calata in realtà sin dall'origine l'ipoteca conservatrice dei Califfi finalizzata alla politica. E qui il discorso ci porterebbe lontano….
Ma il risultato, ci si chiede, di questa tensione dell' Islam mediterraneo alla modernizzazione? Non facciamoci illusioni…..il processo evolutivo sarà lungo.Molto lungo. Forse che la storia nostra ha subito premiato i riformatori del '600 e del '700 che hanno avviato l'Europa modera?.Certo l'Europa nelle sue vicende ha fatto da spazzaneve sulla via della modernizzazione antioscurantista di casa nostra e può oggi, per questo, essere di esempio al mondo nuovo. Ma non illudiamoci: la storia certo cammina ma non con la velocità dei nostri desideri.
Di positivo comunque già oggi? Che la tendenza evolutiva dell'Islam mediterraneo (ignota all'Islam asiatico) favorita anche da valori umanistici dalla comune storia mediterranea, inquadrata nella realtà di Stati ben definiti anche socialmente tormentati, fa moderazione. Né può trarre vantaggio un mondo oggi esposto alla crisi dell'integralismo e del terrorismo e bisognoso, in stagione globalizzante, di recuperare ordine e legittimità.
Resisterà questo Islam cosiddetto moderato anche contro il quale sparano i vari Bin Laden e di conservatori fanatici della penisola Arabica? Potrà trovare udienza anche presso masse eccitabili la proposta di modernizzazione che, propensa a razionalità, sconforta gli estremisti?
Domanda. Senatore, cosa può fare l'Occidente ed in particolare l'Europa per aiutare questo processo di modernizzazione, pur nel rispetto delle differenti culture?
Pedini. Se per l'Occidente intendiamo un'area in cui gli USA prevalgono per responsabilità e per peso, urge operare decisamente perché, nel rispetto di quanto fissato dall'ONU e concordato nei successivi accordi, siano garantite le sovranità di Israele e della Palestina, l'inquinante conflitto mediorientale sia definitivamente composto.
Quanto all'Unione Europea, sin dal suo sorgere essa ha definito il quadro giuridico istituzionale per aiutare lo sviluppo del Mediterraneo meridionale. La recente Carta di Barcellona che completa gli accordi bilaterali di associazione, articola poi la cooperazione in piani settoriali integrati e con finanziamenti operativi e perfettibili.
Tra di essi? Certo meglio va regolato il meccanismo di immigrazioni governate, va resa realmente biunivoca la liberalizzazione degli scambi, va sviluppata la collaborazione degli scambi, va sviluppata la collaborazione culturale rivolta in particolare alla gioventù e alle opportunità mediterranee. Potenziare dunque quanto già avviato, nella convinzione, oggi ancor più evidenziata che tra le due sponde mediterranee il futuro è interdipendente.
E poi noi italiani che nella nostra storia anche recente, più di altri popoli abbiamo sperimentato le sofferenze ma anche i vantaggi dell' emigrazione, l'impegno di meglio regolare ma anche di meglio ambientare l'immigrazione maghrebina.
Domanda. Noi parliamo sempre di differenza tra la nostra cultura occidentale cristiana e la cultura islamica sottintendendo che noi abbiamo molto da insegnare a loro. Ma noi abbiamo qualcosa da imparare dalla cultura islamica?
Pedini. Domanda che richiederebbe ben lunga discussione! Una mia esperienza? Ogni civiltà ha qualcosa che l'altra non ha e che le può essere utile. Ogni civiltà ha il suo medioevo (quello buio) e il suo rinascimento e da esso, come avvenuto per noi, essa può passare al “balzo” scientifico, tecnologico, illuminato. Chi come noi vi è già arrivato…..aiuti gli altri a raggiungere tale traguardo e con rispetto e comprensione perché ogni stagione ha i suoi valori e le sue specificità non sempre reperibili.
Saremmo noi usciti dal medioevo senza la nostra civiltà comunale, senza quell'universalismo cristiano che è base del nostro umanesimo, senza gli errori e le sofferenze che pur hanno caratterizzato la nostra storia, senza il genio dei nostri artisti e dei nostri scienziati? Ecco le nostre specificità.
Rispettiamo quelle degli altri ma, se accettano, aiutiamoli a camminare nella storia puntando sulle affinità che sono dell'umano. Perché, mi si consenta, io la storia la sento come una grande sinfonia fatta di vari tempi. Tutte le civiltà suonano la stessa partitura…..Il pasticcio è che la suonano in tempi diversi. Ma la musica è uguale per tutti…Noi siamo avanti nello spartito, è vero, altri sono più indietro. Aiutamoli a raggiungerci.
E impariamo qualcosa da loro perché essendo essi andati più adagio forse hanno conservato valori morali,umani, religiosi di cui anche noi non possiamo fare a meno ma che forse abbiamo perduto o stiamo perdendo….
Ricordo di aver letto e trascritto in Siria questa frase di un saggio islamico mistico (l'Islam ha tuttora forti movimenti mistici….) così suonava: “…un tempo la nostra fu una grande razza e voi molto imparaste da noi di scienza e di filosofia che magari manipolaste per i vostri fini….Ora tocca a voi insegnare a noi anche se siamo più lenti nell'apprendere forse perché custodiamo il ricordo di grandi cose che voi magari non conosceste mai ...”
Certo c'è un poco di orgoglio in queste parole….ma chi mai sa quale civiltà meglio capirà alla fine il vero senso del vivere e l'essenza della Storia umana?
(intervista pubblicata sul quotidiano Giornale di Brescia del 22/10/2001)