MONDO ARABO E OCCIDENTE: UN TERRENO D'INTESA ESISTE

di Mario Pedini


Rispetto il mondo arabo e so bene quanto esso ha dato alla cultura mediterranea specie nella stagione degli Omayyadi e degli Abbasidi. E convengo anche i vincitori della Prima guerra mondiale hanno tradito gli arabi negando loro quella «Grande Siria» che avevano solennemente promesso in cambio del loro aiuto. Trovo però eccessivo che un noto letterato quale il siriano Sa'id Esber (che a ragione dice che "gli arabi non possono essere ridotti ad una semplice risorsa petrolifera"), scriva pure nel suo libro La preghiera e la spada che: "Gli arabi vedono nella guerra una rivolta perché l'Occidente ha per secoli ignorato i loro diritti alla libertà ed alla democrazia».

Non è ora di reagire a simili pregiudizi? E non solo perché l'Europa ha messo a disposizione di tutti il suo progresso, ma perché la nostra Unione Europea, che non vede nel mondo arabo solo petrolio, promuovendo le « Associazioni Euro Mediterranee» e la Carta di Barcellona, ha offerto uno strumento che valorizza una complementarietà motivata dalla storia, dalle civiltà affini e oggi dal comune bisogno di pace.

La Carta di Barcellona serve per beneficio reciproco e non solo economico. Perché se la religiosità araba ci ammonisce sul rischio del nostro «scetticismo da benessere», utile sarà per gli arabi valutare in qual modo noi europei abbiamo raggiunto quella modernità e quello sviluppo a cui pure essi hanno diritto.

Studiamoci dunque reciprocamente senza pregiudizi, ricordando che il nostro passato non è poi tanto diverso, che vi sono «mutazioni» obbligate e sofferte che anche l'Europa ha affrontato per arrivare a quello sviluppo che essa propone al Mondo Nuovo.

L'Europa ha conosciuto essa pure secoli di commistione tra politica e religione e ha superato il suo temporalismo grazie all'evoluzione spirituale e sociale della sua Chiesa, grazie all'umanesimo e al pensiero scientifico con cui è entrata in quella modernità illuminata che per tutti è esemplare. Da lì, come dai nostri stessi drammatici errori, scende il nostro consenso odierno al suo modello di democrazia liberale e sociale.

E non vi sono forse oggi tra arabi, specie mediterranei e che chiamerei moderati, pur in naturali differenziazioni ambientali, aspirazioni a modernizzazione e quindi dissenso da uno sfruttamento politico che usa l'Islam come strumento di potere? Un islamismo che pure è identità irrinunciabile degli arabi così come per gli europei sono identità le loro radici cristiane.

D'altronde a che cosa punta il fanatismo islamista antioccidentale e antimoderato di Bin Laden o dell'Arabia Saudita, se non a immobilizzare la storia, a realizzare attraverso l'investitura religiosa conservazione di potere politico e a distrarre le masse da quella modernità occidentale che potrebbe fare scuola ma che insidierebbe i loro privilegi?

E parliamo pure di quelle ricchezze petrolifere che il Buon Dio ha dato a vari Paesi arabi sulle quali oggi pesa il monopolio statale o al cui ricco beneficio attinge il folle lusso di patrizi arabi, supposti discendenti del Profeta, in sfacciato contrasto con la povertà disperata della plebe araba.

Certo il contatto con l'Europa non potrà che mettere in crisi tale dualismo perverso... anche perché questa nostra Europa Comunitaria del dopoguerra ha offerto al mondo, oltre che esempio di democrazia, anche il modello di quella Comunità del Carbone e dell'Acciaio, la Ceca del 1953, che affidò ad un'autorità supernazionale e con benefica ricaduta sociale una ricchezza per il cui controllo vennero scatenate guerre europee.

Accetterebbero mai i Governi arabi, i ricchi emiri, gli estremisti alla Bin Laden, una «Comunità del petrolio e del gas» da governarsi in comune e con beneficio anche delle plebi arabe? Feci omaggio tempo fa del Trattato Ceca di Parigi al ministro dell'Energia di un importante Paese arabo... Sapevo bene che il mio gesto era solo un'amichevole provocazione... Ma perché non si lancia la sfida, convinti che anche nel mondo arabo, la conservazione non potrà fermare la Storia e che i popoli, magari a prezzo di sangue, si risveglieranno?

Mi si potrà obiettare che l'Europa solo da pochi decenni riscopre diritti umani e giustizia sociale a lungo negati. È vero: ma l'Europa di oggi ha sofferto abbastanza nella sua storia per non credere più alla violenza, per essere oggi, come dice Edward Kagan, l'Europa «kantiana» che coltiva pace universale o, come preferisco dire io, l'Europa della pace cristiana... Ma anche il mondo arabo ha molto sofferto, soffre e può voltare pagina là dove conservazione e fanatismo lo frenano.

Forse fu errore dell'Occidente non capire nel dopoguerra le rivoluzioni di Nasser in Egitto, di Assad in Siria e altrove che, pur filosovietiche per anticolonialismo ma fedeli alla fede islamica, tendevano anche a demolire una serie di privilegi.

Quali le prospettive oggi di una collaborazione euromediterranea? Possiamo vederla e difenderla anche come stimolo, per gli arabi, a credere nella modernità e, per gli europei, a recuperare una religiosità in crisi, ma indispensabile per umanizzare il progresso

Mario Pedini
29 settembre 2002





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