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di Mario Pedini In un recente articolo ho additato il Mali come Paese che, nell'Africa tormentata, si avvia ad essere modello di democrazia e stabilità politica e ho scritto che in questa sua attitudine vi è anche il beneficio della sua storia e della sua cultura. Ora? Leggo ahimè notizia che proprio il Mali, nonostante le sue positive attitudini, sta cadendo in una pesante crisi economica e sociale che può ributtarlo indietro. Una causa.? Il prezzo internazionale del cotone, il suo principale prodotto di esportazione, che sta precipitando con grave pericolo per i lavoratori della terra. Ne deriva una turbativa anche politica che favorirà tensioni sociali destabilizzanti e che potrebbe fare il gioco di un estremismo alla Bin Laden.
La caduta del prezzo internazionale del cotone, secondo la rivista < Una nuova ragione dunque, per attaccare il protezionismo americano? Non facciamo gli ipocriti!... Se l'Unione Europea producesse cotone, anche lei ne difenderebbe la competitività internazionale con i meccanismi protettivi della sua politica agricola comune, quella Pac che è messa da tempo sotto processo al WTO (l'Organizzazione mondiale del Commercio). Un protezionismo che vanifica in parte' l'aiuto consistente offerto proprio dall'Ue ai cosiddetti Paesi Acp dell'Africa e, quanto ai Paesi Mediterranei, compromette gli Accordi di Associazione e quella Carta di Barcellona che promette una vasta zona di «libero scambio», ma esclude tuttora la liberalizzazione dei prodotti agricoli. È ora che noi occidentali capiamo che occorre liberalizzare il commercio mondiale, se veramente vogliamo giustizia e aiuto per i poveri del mondo. Certo è comprensibile che lobby agricole europee e americane (e quante ve ne sono anche per altri settori!) si oppongano alla liberalizzazione del commercio e chiedano protezionismo. Né possiamo ignorare come proprio nella Comunità Europea la Pac sia stata benefica... Ma se il protezionismo ci isola e danneggia altri popoli, se è vero come è vero che spazi nuovi di lavoro si offrono all'Europa e ai Paesi maturi in servizi traenti un tempo inesistenti, non è forse tempo di demolirlo, questo protezionismo, pur gradualmente? ` Ma come districarsi con le lobby e il loro potere? Il problema esiste. Ecco perché è anche venuto il tempo per una riflessione critica sul nostro vantato sistema democratico... E' vero infatti che in democrazia i desideri e gli interessi degli «elettori» sono quasi un vincolo per gli «eletti»! Ma è altrettanto vero che fare buona democrazia significa anche «educare e informare» il cittadino elettore e buona democrazia fu certo quella in cui, fino a non molti anni fa, il contatto tra eletto ed elettore era diretto e costante. Oggi? Tutto, informazione ed educazione, è monopolizzato da media televisivi non a tutti accessibili e attraverso una stampa non, sempre oggettiva e o ideologicamente condizionata... Ecco allora farsi avanti un «compiacentismo» di . comodo degli «eletti» verso gli «elettori» che diseduca, che porta gli eletti a preoccuparsi di non deludere comunque le attese degli elettori e stimola questi a richieste non sempre meditate o magari alla lunga dannose.
E allora, quanto a «liberalizzare gli scambi commerciali mondiali»? Lobby o non lobby, corporazioni o sindacati di parte, è tempo di educare gli elettori a rendersi conto che se nel mondo odierno non lasciamo giusto spazio anche al commercio e ai prodotti dei popoli poveri, a lungo andare essi ci sommergeranno in una «secessione della <
E non è detto che i nostri non siano ormai tempi maturi per far posto anche ai tribuni della plebe del Mondo!
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