ANCORA SU "LA GRANDE MENZOGNA"
di Sandro Fontana
Casa Editrice Marsilio - Venezia


commento dell'on. Walter Montini



Il mio amico Sandro Fontana, dopo un'esperienza politica vissuta intensamente e chiusa come Parlamentare europeo ( ne è stato vicepresidente fino al 1997 ), è tornato ad insegnare Storia contemporanea all'Università. E' vicepresidente del Ccd. Come ultima testimonianza di impegno politico ha recentemente pubblicato un nuovo libro dal titolo choc,” La grande menzogna “ ( ed. Marsilio ).Sottotitolo: “ Come una minoranza è arrivata al potere “.

C'è un po' di cremonesità nel primo capitolo ove l'autore analizza la condizione e il ruolo del mondo contadino, con precisi riferimenti all'azione svolta dal cremonese Guido Miglioli. Questa Italia contadina, umiliata e offesa, vera protagonista misconosciuta della resistenza al nazifascismo, quindi del voto del 1948, e che poi è stata protagonista del miracolo economico. L'Italia dei coltivatori diretti, poi diventati artigiani e piccoli e medi industriali, quella a cui si devono le fortune economiche del paese; un'Italia che è ancora un'eccezionale riserva di energie morali e di solidarietà.

E' una parte sociologica, la prima, la più bella, la più convincente.

E' un libro molto interessante nel quale Sandro Fontana con precisione filologica cerca di capire e dà una sua interpretazione a questi ultimi cinquant'anni della politica, partendo (o arrivando) da un paradosso tipicamente italiano: gran parte della storiografia relativa al Novecento santifica il Pci (l'ex o post ) che è sempre stato bocciato dal voto degli italiani; mentre condanna all'ignominia quella parte politica, vincitrice morale, che ha guidato tutte le scelte decisive del Paese, la Dc (l'ex o post ).Da noi la storiografia è stata occupazione prevalente di una scuola di pensiero il cui referente politico (il Pci e dintorni ) fu il grande sconfitto del 1948 e quindi di tutte le successive consultazioni: Un'anomalia tipicamente italiana, sostiene Fontana, e il suo libro prova a ribaltare questa lettura prevalente del Novecento italiano, attraverso una rilettura dei fatti tutti riconducibili ad una “ grande menzogna “, al concetto cioè di resistenza tradita, che è, alla fine, il punto fondamentale, il nocciolo della tesi di Fontana. L'idea , cioè, sostenuta e coltivata dai comunisti della sinistra in generale, che la resistenza abbia subito una brusca interruzione ha legittimato una luce riverberante su tutto quello che è successo dopo la resistenza.

Dopo il 1989, dopo il crollo del muro di Berlino, falliscono i sistemi comunisti: Sparisce il Pci, cambia nome e insegna trasformando in Pds, poi Ds; parte in Italia una campagna di criminalizzazione delle forze “ che hanno tradito la resistenza “: vedi la campagna su Gladio, prima ancora della tempesta di “mani pulite “, e tutte le altre operazioni che spazzarono via un'intera classe dirigente che risulterà, alla fine, per tanta parte, innocente.

5 Aprile 1992: il 50 per cento del consenso popolare va ai partiti tradizionali; maggio 1993, a soli dodici mese di distanza, spariscono Dc, Psi, Psdi, Pli, Pri; il Pci si trasforma; il 50 per cento degli italiani si trova senza casa politica….Un terremoto mai visto in Italia e nelle democrazie occidentali, un infarto del sistema democratico cristiano i cui contorni non sono ancora del tutto chiari. Questo punto è ancora tutto da chiarire, rimane una questione storiografica aperta. “ E' necessario- sostiene Fontana- studiare le tappe, le scelte e gli espedienti con cui il Pci è riuscito a conquistare il potere e a imporre in ogni ambiente la sua menzogna ideologica, esercitata con successo contro quei ceti popolari che hanno avuto un ruoli determinante nella conquista della libertà dal nazifascismo e nella sua difesa del comunismo, e che sono stati i veri protagonisti della grande trasformazione italiana”.

C'è impeto e passione politica nell'ultima parte del libro certamente un libro di battaglia.

Credo che la parte più intelligente e preparata della sinistra debba leggere questo libro, proprio adesso che in corso una importante e delicata rilettura della situazione nel nuovo contesto sociale e politico post maggio 2001, per fare un po' di analisi e autocritica, soprattutto sul concetto di “resistenza tradita” (p.99), anche se mi rendo conto che è difficile portare indietro le lancette della storia.

On. Walter Montini
Aprile 2002


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