ALCIDE DE GASPERI - LASCIATE CHE LO SPIRITO DI LIBERTA' SOFFI
di Remo Roncati

Editrice Frusinate



Per molti anni vi è stato un colpevole silenzio sullo statista cattolico Alcide De Gasperi. Ciò evidenzia una dimenticanza dovuta ad ambienti ostili alla politica da lui perseguita in difesa della libertà, della democrazia, della lotta al comunismo. Da qualche anno l'atmosfera è cambiata. Tra le pubblicazioni apparse in questi ultimi periodi interessante è quella recentissima del prof. Remo Roncati: "Acide De Gasperi - Lasciate che lo spirito di libertà soffi", a cura del Comune di Monte S.G.Campano (ed Frusinate).
Il libro è di ampio respiro storico, corredato da un supporto bibliografico curato ed essenziale. Non trascura di citare due storici più vicini a noi: Giulio Andreotti e Maria Romana De Gasperi, biografa particolare di suo padre; la stessa ne fa una bella presentazione.
Diciannove sono i capitoli tutti densi di argomenti e di una didascalia che ne spiega il contenuto. Inizia con il descrivere le zone orografiche in cui ha vissuto De Gasperi: il Trentino, terra in cui ha trascorso gli anni giovanili; mette in risalto, tra le altre caratteristiche, la genialità di questa gente di montagna, che ama il proprio lavoro e consapevole della propria appartenenza, conserva forti legami di amicizia e nutre forti sentimenti religiosi; le chiese stesse rappresentano un rifugio stabile e sicuro per la preghiera, le sofferenze e gioie, ma anche ritenute sedi di aggregazione e solidarietà. De Gasperi ebbe questa ottima formazione familiare, compì gli studi a Trento e si laureò a Vienna. Intimamente convinto della bontà dell'insegnamento della Chiesa cattolica e del pensiero cristiano applicato nel campo sociale, incominciò da giovane l'attività a lui congeniale di giornalista scrivendo prima sulla "Voce Cattolica" e poi dirigendo il giornale "Il Trentino".
La sua preoccupazione era quella di esortare i cattolici all'azione e di non ritirarsi di fronte al desiderio di innovazione, di critica, di ricerca e di libertà. Incomincio con grande slancio le sue lotte religiose e sociali; si rese conto che la maggiore seduzione dei tempi era legata alla proposta marxista della dittatura del proletariato, della religione considerata oppio dei popoli, idee che conquistavano specialmente gli studenti e i poveri. Occorreva quindi porre un rimedio al dilagare di questa falsa attrattiva culturale, era in sostanza la questione sociale da affrontare, che già Leone XIII aveva messo in evidenza nella Rerum Novarum e indicato il rimedio nella unione del capitale al lavoro, nell'associazionismo tra lavoratori e tra lavoratori e datori di lavoro, nella giusta retribuzione al personale, nella solidarietà. De Gasperi trovò grande collaborazione nel vescovo di Trento mons. Endrici, grande rappresentante della chiesa trentina rivolta a dare aiuto sociale concreto alle popolazioni mediante la istituzione di cooperative, casse rurali, banche e nel difendere la italianità della provincia.
La sua vera attività politica inizia nel Parlamento austriaco, ove viene eletto quale rappresentante del Partito popolare trentino per la provincia di Trento. Con il fervore che gli era proprio e la sensibilità verso i bisogni del popolo, prese le difese della sua gente angariata dalle vicende tristi della "Grande Guerra". Difese i profughi segnalando l'indifferenza del governo austriaco e l'ingiusto trasferimento delle popolazioni di confine in lontani agglomerati impropri.
Alla fine della guerra De Gasperi entra a far parte del giovane Partito Popolare, fondato da don Luigi Sturzo, e diviene deputato al Parlamento italiano. In questa prima fase avverte l'autore, De Gasperi ha dovuto dimostrare grande capacità di adattamento e squisitezza dialettica, in quanto provenendo da un piccolo partito locale, doveva confrontarsi giornalmente con visuali più ampie, sì può dire universali, in cui ci si poteva smarrire; ma lui con il suo forte carattere seppe affrontare ogni ostacolo e con tattica e ardore divenire uno dei membri del partito più competenti e rappresentativi.
Gli anni dal 1920 al 1924 sono scanditi in campo nazionale da eventi poco promettenti, scaturiti da una politica subita più che attivamente proposta, come (e varie crisi parlamentari, l'atteggiamento poco lineare del partito popolare, il massimalismo proclamato dal partito socialista e da quello comunista che turbavano profondamente l'intera politica e vita nazionale, con scioperi continui e disordini, nei momento in cui era in ascesa il partito fascista. Lo stesso partito popolare, per contribuire a eliminare le continue crisi parlamentari e ridare ordine alla vita della nazione si lasciò trascinare a far parte del primo governo Mussolini.
Preminente in questo periodo la figura di don Luigi Sturzo pioniere del pensiero democratico popolare e liberale, divenuto esule sia per il contrasto con i conservatori, sia perché antifascista, sia perché non era gradita in Vaticano la presenza di un sacerdote quale capo di un partito e la sua azione politica.
Nel settimo capitolo l'autore ci prospetta i cosiddetti "anni bui" e ritenuti tali anche dallo stesso De Gasperi. Durante questi anni (1924-28) si verificarono diversi eventi angosciosi per la vita sociale e politica italiana, come il delitto Matteotti, l'emergere della posizione isolazionista dell'opposizione con il ritiro dai lavori parlamentari (il famoso "Aventino"), l'arresto di De Gasperi, dopo che lo stesso si era dimesso da segretario del Partito popolare ed era decaduto da deputato al Parlamento italiano, e il carcere.
Nei capitoli dal IX al XVIII, l'autore affronta la parte più impegnativa di De Gasperi, cioè la fase che si può chiamare senz'altro di maturità. Poté proclamare, con impegno politico vigoroso, i principi a cui si ispirava la sua politica di fervido credente: la laicità dello Stato, la democrazia senza compromessi, la libertà autentica, la giustizia sociale. La Democrazia Cristiana da lui fondata, dopo la seconda guerra mondiale, doveva ritenersi un partito aconfessionale, un movimento popolare capace di ottenere una molteplicità di consensi attorno ad una linea democratica e repubblicana ed essere un partito interclassista ispirato al cristianesimo, unito e capace di raccogliere le ansie del popolo.
Per realizzare tali idee occorreva anche creare quel clima di libertà che è garanzia autentica di democrazia. Ciò fece De Gasperi nei suoi atti di governo in cui emerge il suo vero spirito libero e democratico. Egli, quale fondatore e leader della Democrazia Cristiana, lottò per impedire che il comunismo trionfasse, che l'U.R.S.S: potesse asservire l'Italia attraverso il P.C.I. e si oppose vigorosamente ad una dottrina totalitaria che conculcava la libertà e la democrazia.
Il fatto politico più importante fu la vittoria della D.C. nelle elezioni del 18 aprile dei 1948, con la sua guida autorevole, con la quale fu combattuta l'avanzata dei partito comunista e del partito socialista, che proclamavano la dittatura dei proletariato e una politica di alleanza con l'URSS e il Paesi satelliti.
De Gasperi fu fautore convinto della Comunità Economia del Carbone e Acciaio (C.E.C.A), lottando in Parlamento contro una decisa opposizione dei partiti di sinistra, che erroneamente ritenevano si trattasse di un indirizzo politico di servizio agli U.S.A e di odio o di contrasto con la Russia.
Insieme al francese Schuman e al tedesco Adenauer fu convinto fautore dell'Europa unita. Espresse il pensiero che non era possibile concepire l'Europa senza tener conto del cristianesimo, ignorando il suo insegnamento fraterno, sociale, umanitario e che il cristianesimo è perennemente attivo nei suoi effetti morali e sociali. Il suo rispetto per il libero sviluppo della persona umana, il suo amore della tolleranza e della fraternità si traducono nella sua opera di giustizia distributiva sul piano sociale e di pace sul piano internazionale.
Fu il Presidente del Consiglio che spinse l'Italia all'adesione al "Piano Marshall e al "Patto Atlantico". Sviluppo in politica interna un collegamento costante della Democrazia Cristiana con i partiti di centro (partito liberale, partito socialdemocratico, partito repubblicano) e con l'ausilio di vari statisti quali Einaudi, La Malfa, Pella, risanò l'economia Italiana, consentì la ricostruzione del Paese, diede inizio a varie riforme(agraria, tributaria,ecc), istituì la Cassa per il Mezzogiorno. De Gasperi sempre protagonista ha messo le basi per la ricostruzione dell'Italia e ha contribuito alla formazione dell'Europa, di cui oggi ne vediamo i frutti concreti a vantaggio delle popolazioni che sono orgogliose di fame parte.
Mori il 18 agosto 1954 alle ore due invocando Gesù. Egli nella sfera religiosa non aveva rivali, era sempre guidato dal suo spirito quasi mistico dell'amore di Dio; attaccato ai principi del Vangelo si proclamava appartenente alla Chiesa di Cristo. Il vissuto della propria vita interiore e il suo ottimismo erano radicati nella sua grande fede.

Nazareno Vittorio Pasqua
democraticicristiani.it
Febbraio 2007


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