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a cura del Centro Studi Flaminio Piccoli Edizioni Stella
Amici che nel corso degli ultimi tempi si sono ripetutamente ritrovati e che oggi, possono anche essere variamente collocati e tuttavia accomunati da un'identica volontà: quella di non dimenticare. L'intento, si legge nella presentazione del libro, è quello di "un invito alla riflessione e l'offerta di un metodo per andare avanti per un impegno che non consente soste". Dalle "testimonianze" emerge la personalità, e il patrimonio culturale e politico di Flaminio Piccoli, figura di primo piano della Democrazia Cristiana, da lui concepita come "architrave del sistema democratico italiano". A Trento, Piccoli significa questo: un "punto di vista" dentro una DC con tanti "punti di vista" e che, pur con tutte le contraddizioni proprie di un partito di governo e, quindi, di potere, si sforza, spesso senza riuscirci di non scordare il fatto che, per poter diventare storia, deve correre il rischio della mediazione politica. In questa ottica, osserva Giorgio Postal, emerge la personalità, di Piccoli, la sua passione, la sua azione: il segno da lui lasciato merita perciò grande attenzione ed un grande sforzo di studio, e di ricerca. Tutto l'archivio Piccoli è oggi collocato presso l'Istituto Luigi Sturzo di Roma. Un mare di carte, articoli, discorsi, corrispondenza, foto ed altro ancora; materiale che costituisce il fondamento per una ricerca storiografica approfondita ed adeguata.Un impegno al quale intende far fronte anche il Centro studi sorto a Trento, al fine di collaborare, si legge nello Statuto, alla valorizzazione dell'archivio di Flaminio Piccoli, nonché a raccogliere, conservare ed ordinare materiale inerente la storia del popolarismo della DC trentina, sulla storia del Trentino, dell'Alto Adige e dell'autonomia, anche attraverso la pubblicazione di scritti monografici o periodici, promovendo incontri, conferenze e seminari. Giorgio Grigolli annota che "Piccoli fece del giornalismo la sua politica". Paolo Berlanda ricorda Piccoli nella "lunga lotta per l'autonomia". Gianpaolo Andreatta accosta la figura di Piccoli a quella di De Gasperi, rilevando, tra l'altro, la "identità, di sofferte esperienze di segno ecclesiale che ha accomunato i due personaggi, colpiti dal rifiuto dei loro progetti di democrazia laica". Remo Ferretti ricorda i contrasti nell'Alto Adige tra Magnago e Piccoli. Per Gerardo Bianco "della cosiddetta prima Repubblica, Flaminio Piccoli fu un indiscusso protagonista, un uomo capace di saper reagire agli eventi mantenendo inalterato e coerente il cammino della democrazia italiana". Antonio Rubbi si sofferma sui giudizi di Piccoli nei confronti del PCI e del comunismo internazionale. L'ultima "testimonianza" (datata 6 febbraio 2003) e di Mario Pedini, il quale così conclude: "Piccoli, attraverso la sua formazione degasperiana, aveva ereditato tutto questo, oltre al senso dell'interclassismo e dell'altrettanto profondo senso dello Stato. Quando la Democrazia Cristiana ha perso il senso dell'interclassismo e il senso dello Stato, è stata la fine".
democraticicristiani.it
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