"La frattura politico-amministrativa della DC non poteva non avvantaggiare i socialcomunisti di Sicilia; così come la frattura, per ora spirituale, della DC nazionale non potrà non favorire i socialcomunisti in Italia. Dico socialcomunisti e non comunisti, perché i due, uniti come sono, anche se i secondi si dicono autonomisti, hanno fatto bilancia (sia pure calante) con la DC nell'Assemblea siciliana (30 socialcomunisti e 37 democristiani), osì come fanno bilancia a Montecitorio (224 socialcomunisti e 273 democristiani). Invero, nelle zone intermedie, a parte i lacisti di sinistra, esistono sempre dei nostalgici, dei malcontenti, dei cattolici a metà. La situazione nelle nostre assemblee, con maggioranza nominale a base proporzionalista, sta in mano a quei pochi di qua e di là che sono presi o da grandi aspirazioni e da velleità senza consistenza (tipo Milazzo) ovvero da propositi riformisti di Base, ma senza base (tipo Sullo), per non parlare degli illusi, quali La Pira e Fanfani, illusi di un Nenni che rompa a sinistra per servire o asservirsi alla politica della DC e viceversa.
La Sicilia ha fatto un semestre di esperienza milazziana con un gruppettino di dissidenti DC, con due partitini di destra (monarchici e missini) e con il grosso di retroguardia profittatrice, quella dei socialcomunisti; dei quali ultimi, i socialisti hanno mormorato, pur pigliando i posti loro attribuiti negli enti e nelle organizzazioni; e i comunisti, i veri organizzatori delle malefatte, hanno finto di essere per Milazzo un coro di copertura e una folla plaudente"
[tratto dal libro "Appello ai siciliani" di Luigi Sturzo, Rubbettino Editore]
democraticicristiani.it
Agosto 2004