"Dall'esilio, Luigi Struzo non è mai completamente tornato. Rientrò, fisicamente, in Italia il 6 settembre 1946, sbarcando a Napoli dalla motonave Vulcania salpata dal porto di New York il 27 agosto, con grande emozione sua e di tutti coloro che, numerosi, lo aspettavano sul molo. Ma i suoi scritti, il suo pensiero, il patrimonio culturale e politico che egli aveva costruito nei quasi ventidue anni di esilio non rientrarono con lui, non ebbero in Italia né cittadinanza né circolazione. Non per divieti, ma per noncuranza, per inconsapevolezza e talvolta anche per colposi silenzi. Le sue opere, pubblicate in opera omnia, non hanno avuto una diffusione adeguata e soprattutto sono state lette da pochissimi.
In realtà quando, la sera del 25 ottobre 1924, Sturzo era partito dalla stazione Termini di Roma diretto a Londra, non sapeva di avviarsi a un lungo esilio. Il viaggio in Inghilterra era stato da lui inizialmente progettato per partecipare al congresso internazionale liberista. E quando la partenza gli venne imposta, come si dirà diffusamente più oltre, egli stesso pensò a un soggiorno di qualche mese, finché fosse passato, in Italia, il momento tremendo che aveva generato e che era seguito a delitti politici come le uccisioni di don Giovanni Minzoni e di Giacomo Matteotti. Ma forse c'era un presagio non detto, perché la voluminosità dei bagagli che lo accompagnavano faceva pensare a un trasferimento piuttosto che a un soggiorno tempraneo"
[tratto dalla Prefazione al libro "Luigi Sturzo" di Gabriella Fanello Marcucci, Mondadori]
democraticicristiani.it
Luglio 2004