"La sua politica, più che sulla riforma della struttura dei tributi, si basò sull'organizzazione del sistema tributario, da un lato con la rivoluzione copernicana dell'obbligo generale della dichiarazione dei redditi, dall'altro con un'intensa azione di qualificazione e potenziamento degli uffici finanziari.
I due principî della riforma erano la verità e la lealtà: da attuare chiedendo ai cittadini di collaborare con il fisco, ma attuando anche una riduzione delle aliquote, troppo onerose, per chi dicesse tutta la verità.
L'operazione "lealtà" dunque doveva essere e fu bilaterale e graduale. Ezio non avrebbe appoggiato una riforma subitanea e sconvolgente nelle strutture, come quella Cosciani-Visentini del 1972-73 che è stata, con la sua riduzione del gettito in rapporto al PIL in un periodo d'incremento particolare della spesa, una delle maggiori cause della crescita del debito pubblico in Italia, da un livello di normalità a un livello patologico.
Ezio fu per una linea saggiamente gradualista; e, avendole studiate a fondo, aveva un certo scetticismo sull'applicabilità delle imposte personali progressive globali sul reddito delle persone fisiche, anche per i problemi di coordinamento con la tassazione dei redditi delle società"
[tratto dal libro "Ezio Vanoni" di Francesco Forte, edito dalla Banca Popolare di Sondrio]
democraticicristiani.it
Maggio 2004