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Venezia, 5 luglio 2002 Il 5 luglio 2002 si è svolto, a Venezia, un meeting straordinario del Gruppo del Partito Popolare Europeo nel Comitato delle Regioni, organo dell'Unione Europea che raggruppa le regioni d'Europa. In questa sede è stata approvata la cosiddetta "Dichiarazione di Venezia", di cui riportiamo il testo integrale. * * *
L'EUROPA HA BISOGNO DEI SUOI CITTADINI !
"L'Unione contribuisce al mantenimento e allo sviluppo di questi valori comuni, nel rispetto della diversità delle culture e delle tradizioni dei popoli europei, dell'identità nazionale degli Stati membri e dell'ordinamento dei loro pubblici poteri a livello nazionale, regionale e locale;" 1. DARE LA PRIORITÀ AI CITTADINI 1.1 Il nostro obiettivo è creare un'Europa forte, che salvaguardi il proprio patrimonio, faccia fronte alle proprie responsabilità per l'avvenire e venga riconosciuta e accettata dai propri cittadini. Siamo convinti che l'Unione europea debba incentrare la sua politica sui cittadini europei, diventare più democratica, più vicina alle popolazioni, più trasparente, e, beninteso, essere più efficiente e rispondere maggiormente del proprio operato. I cittadini devono capire chi è responsabile nei vari ambiti e quali sono le competenze dei diversi livelli di governo. 1.2 Le regioni, le province, le città e i comuni sono sempre stati disposti a sostenere il processo d'integrazione, a far fronte alle attese circa la politica europea e a soddisfare le condizioni e i criteri di partecipazione nei progetti e nei programmi dell'Unione europea. È il momento di dare la priorità ai cittadini: l'Unione europea deve adoperarsi maggiormente e rispondere anzitutto alle loro aspettative, oltre che dimostrarsi all'altezza delle sfide che deve superare per non deluderli. 2. Regioni e città forti: i pilastri dell'Europa 2.1 I cittadini accetteranno il processo d'integrazione europea soltanto se saranno garantiti le diversità locali e regionali e i legami delle popolazioni con le loro radici e il loro patrimonio culturale. In un mondo "globalizzato" le regioni, le province, le città e i comuni forgiano un'identità e conferiscono un senso di sicurezza. Con la sua scarsa trasparenza, la complessità e il suo carattere arbitrario la società globale suscita in molte persone ansietà e una sensazione di insicurezza. Le cosiddette "europeizzazione" e "globalizzazione" vengono accettate solo se le popolazioni possono ritrovare e valorizzare la loro identità locale anche a livello nazionale ed europeo. 2.2 Gli enti locali e regionali costituiscono un caposaldo della cultura politica europea. La democrazia comincia proprio alla base, nei villaggi e nelle città. L'autonomia e l'autogoverno locale devono essere considerati come le premesse fondamentali di un'Europa che crea l'unità nella diversità. 2.3 Gli enti locali e regionali hanno accresciuto la loro influenza politica sia negli Stati membri a carattere federale che in quelli più centralizzati: in effetti, questo processo di decentramento ha conferito loro maggiori poteri. In vari Stati membri le regioni dispongono persino di competenze legislative, hanno una propria costituzione, il proprio governo e il proprio parlamento, senza interferenze da parte del governo o del parlamento nazionali. 2.4 I livelli locale e regionale sono responsabili in tutto o in parte dell'attuazione delle politiche europee. In effetti, le regioni e i comuni traducono in pratica il 70% delle decisioni, delle legislazioni e delle regolamentazioni adottate a livello europeo. Ciò implica che i livelli di governo locale e regionale vengano pienamente riconosciuti come partner legittimi nei processi decisionali della Comunità, specie quando, a seconda della rispettiva situazione costituzionale, sono dotati di competenze. 3. La sussidiarietà come principio di una chiara ripartizione delle competenze 3.1 Per prima cosa, la sussidiarietà, orizzontale come verticale, deve essere il principio guida dell'attività europea e di una divisione chiara dei poteri sanciti in un trattato europeo a valore costituzionale. I rappresentanti a livello locale e regionale degli Stati membri e dell'Unione sono dei partner che insieme si sforzano – ognuno secondo le proprie competenze e responsabilità – di costruire un'Unione più efficiente e più vicina ai cittadini. 3.2 Le politiche dell'UE devono privilegiare i compiti per i quali l'esecuzione non sia possibile che al livello europeo. Questo non esclude la possibilità di trasferire al livello europeo nuove aree di competenza, ma se la necessità che giustifica tale trasferimento dovesse venir meno, quelle aree per le quali la competenza viene esercitata a livello europeo dovrebbero conseguentemente essere restituite agli Stati membri. 3.3 La sussidiarietà e la vicinanza ai cittadini non devono però servire da pretesto per tornare ai nazionalismi o per abbandonare il processo d'integrazione europea. 3.4 Dovrebbe essere prevista una descrizione chiara dei compiti, delle responsabilità, delle competenze e degli strumenti dell'Unione europea e si dovrebbe operare una distinzione netta fra competenze esclusive, miste e complementari dell'Unione europea. Quanto ai poteri che competono all'UE, le forme d'intervento sinora previste dai trattati in maniera non strutturata (regolamentazione, armonizzazione, reciproco riconoscimento, integrazione, promozione, coordinamento, attuazione delle legislazioni) andrebbero definitivamente elencate e sancite nel trattato. 3.5 Fondamentalmente l'Unione europea deve essere competente nei seguenti ambiti: politica estera, di sicurezza e di difesa, un mercato unico europeo funzionante e competitivo sul piano economico, una rappresentanza unica all'estero e una moneta unica, la politica agricola comune, la politica strutturale e della coesione economica e sociale; inoltre, qualora sussistano accordi internazionali, anche nei seguenti ambiti: giustizia, sicurezza interna, trasporti, infrastrutture, ambiente e protezione della salute. L'Unione europea dovrebbe essere competente anche per gli accordi internazionali per la salvaguardia delle libertà fondamentali sancite nei trattati, senza però acquisire poteri legislativi globali in tale campo. Invece, tutto ciò che riguarda le tradizioni civili e culturali radicate e ciò che è designato con il termine "società civile" dovrebbe rimanere prerogativa degli Stati membri, ad esempio in ambiti come l'amministrazione interna degli Stati membri (comprese le autonomie locali, le questioni familiari e la sicurezza sociale), il mercato del lavoro, le organizzazioni ed attività senza scopo di lucro e quelle caritative, l'istruzione, la cultura e lo sport, eccetera. 3.6 Qualsiasi ulteriore trasferimento dei poteri alla Comunità dovrebbe continuare ad essere l'eccezione alla regola, e sempre con ragioni particolari che lo giustifichino. Dovrebbe essere precisato che gli obiettivi sanciti nei trattati non conferiscono automaticamente poteri all'Unione europea. D'altro canto, il complesso delle competenze dell'Unione europea non dovrebbe essere compromesso dalla cosiddetta "soft-law" e dal metodo di coordinamento aperto. 3.7 Avendo l'ultima parola in materia di trattati, gli Stati membri dovrebbero mantenere una prerogativa esclusiva in materia di emendamenti ai trattati che richiedono la ratifica. 4. Solidarietà nei confronti delle regioni sfavorite 4.1 La solidarietà europea, che attualmente si traduce soprattutto nella redistribuzione delle finanze attraverso i fondi strutturali e di coesione, costituisce un elemento importante e necessario del processo di unificazione europea. Il sistema utilizzato sinora riflette manifeste carenze in termini di efficienza e crea eccessive pastoie burocratiche, che diventeranno insostenibili quando l'Unione accoglierà nuovi Stati membri. Proponiamo di riformare i fondi strutturali e di coesione in modo da creare efficienza e salvaguardie, concentrandoci sulle regioni meno favorite. 5. Il gruppo PPE nel Comitato delle regioni 5.1 Dato che i membri del CdR hanno un mandato politico elettivo, il CdR deve assumere una posizione politica, portare avanti le sue idee circa la politica dell'Unione europea che interessa i livelli locale e regionale e, al tempo stesso, informare e dialogare con i cittadini del processo d'integrazione europea. 5.2 Ecco perché il PPE del CdR desidera rafforzare il ruolo dei gruppi politici del CdR. L'organizzazione del Comitato principalmente in base alle distinzioni nazionali si rivela poco equilibrata e veramente poco agevole. Il gruppo politico dovrà contribuire maggiormente alla formazione delle opinioni politiche del CdR. 5.3 I membri del PPE al Comitato delle regioni desiderano contribuire pienamente alla promozione della politica d'integrazione europea e svolgere un ruolo proattivo in quegli ambiti nei quali l'Unione europea dispone di competenze e responsabilità manifeste. 5.4 Il gruppo del PPE del CdR propone che tutti i presidenti di regioni e province, come pure i sindaci dell'Unione europea e dei paesi candidati, facciano sentire la voce dei rispettivi cittadini alla Convenzione europea sul futuro dell'Europa per il tramite del Comitato delle regioni. In tal modo quest'ultimo può far valere le idee dei cittadini in Europa. 5.5 I membri del PPE e del CdR che rappresentano enti locali e regionali fanno appello agli Stati membri, alla Commissione europea, al Consiglio, al Parlamento europeo e alla Convenzione sul futuro dell'Europa affinché prendano in considerazione le loro richieste impegnandosi al rispetto dei poteri legislativi e politici delle suddivisioni politiche interne degli Stati membri nei loro rapporti con le istituzioni della Comunità in campo legislativo, esecutivo e giudiziario. 6. Rafforzare il ruolo politico e istituzionale del Comitato delle regioni e degli enti locali e regionali europei 6.1 Il Comitato delle regioni è l'unico organo dell'Unione europea che, per la prima volta, ha assunto l'obbligo giuridico di ascoltare i rappresentanti degli enti locali e regionali in quegli ambiti nei quali essi hanno un interesse diverso oppure competenze per l'attuazione di politiche. Per rafforzare il proprio ruolo politico nel processo decisionale dell'Unione europea, il Comitato delle regioni dovrà ottenere attribuzioni che chiaramente trascendano le funzioni puramente consultive di cui dispone attualmente. Il gruppo del PPE del Comitato delle regioni formula le seguenti istanze:
A) Plasmare il ruolo politico del CdR come garante dei principi di sussidiarietà, proporzionalità e prossimità. Si dovrebbe verificare accuratamente la compatibilità di ogni tema affrontato dal CdR con questi principi. I membri del PPE nell'ambito del CdR invitano gli Stati membri, la Commissione europea, il Consiglio, il Parlamento europeo e la Convenzione europea sul futuro dell'Europa a rafforzare il ruolo politico e istituzionale del Comitato delle regioni, come pure quello delle regioni, delle province, delle città e dei comuni per avvicinare l'Europa ai suoi cittadini e promuovere un'ulteriore integrazione europea. Questa dichiarazione deve essere trasmessa ai capi di governo appartenenti ai partiti membri del PPE ed ai rappresentanti locali e regionali degli Stati membri dell'Unione e dei paesi candidati all'adesione. I cittadini delle regioni, delle province, delle città e dei comuni sono inviatati ad esprimere le loro riflessioni, pareri e contributi sullo sviluppo futuro dell'Unione europea. Questi contributi saranno analizzati e riassunti in un rapporto che sarà presentato al pubblico ed inviato ai membri della Convenzione sul futuro dell'Unione europea.
[Il testo è stato approvato il 5 luglio 2002 a Venezia nella riunione del Gruppo del Partito Popolare Europeo del Comitato delle Regioni]
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