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di Carlo Alberto Ciocci Il Partito Popolare Italiano non a torto può essere considerato il primo vero partito dei cattolici; il solo movimento che sia riuscito a dare una svolta più che significativa alla politica di massa raccogliendo, in una cosciente e reale partecipazione alla vita dell'Italia del dopoguerra, il ceto medio borghese e permettendo così l'ingresso nella politica di tutti quei cattolici che fino ad allora, per diverse motivazioni, ne erano rimasti esclusi. Prima della costituzione del partito popolare, infatti, la situazione sociale ed economica italiana aveva influito in maniera preminente sulle scelte politiche delle masse popolari e sul movimento cattolico. La struttura sociale e la situazione economica del primo dopoguerra, veniva infatti essenzialmente imperniata sulle classi borghesi e sulla aristocrazia. La classe operaia era quindi decisamente in minoranza in una società in cui l'industria era scarsa e nata da poco. Anche l'enciclica “Rerum Novarum”, il cui messaggio ha ispirato l'azione per la giustizia sociale, ha influito in modo sostanziale a spingere la formazione di un movimento politico cattolico, in risposta ai nuovi bisogni di un mondo in trasformazione. Per i ceti rurali, invece, vale un discorso a parte, visto che tale ceto aveva tutta una tradizione di parassitismo rispetto alla città e mancava di una reale partecipazione alla vita cittadina. Per quanto riguarda poi il movimento cattolico, nella culla che lo vide nascere, non può che notarsi che esso era essenzialmente imperniato su due tipi di posizioni:una clericale e conservatrice della cosiddetta aristocrazia nera, una democratica della classe piccolo borghese. Il Partito Popolare rispecchiò questa struttura tradizionale che fu poi uno dei suoi maggiori limiti, mentre può essere considerato, come momento di frattura con il passato, solo nella partecipazione attiva dei cattolici alla vita politica ed amministrativa della capitale. Sul perché della nascita del nuovo partito Sturzo diceva: “ La costituzione del Partito Popolare Italiano è la logica conseguenza dell'atteggiamento dei cattolici durante la guerra. Durante il conflitto i cattolici, infatti, hanno svolto un'azione eminentemente nazionale ed ora non devono rinunciare ad essere una forza organica nel paese di fronte ai problemi economici e sociali”. E' questo un giudizio che verrà ripreso ed accettato dalla maggioranza degli storici del popolarismo. Con la guerra ci fu quella piena maturazione dei cattolici come cittadini italiani, che permise la formazione di un vero e proprio partito.
E' chiaro che già precedentemente si erano fatti dei passi avanti in tal senso: Questi precedenti maturarono con la guerra che, non solo per i cattolici, rappresentò una vera e propria presa di coscienza dei diritti e dei doveri inerenti alla loro cittadinanza italiana; guerra che determinò quel che Malgari definisce “clima ricco di messianiche attese”. E' chiaro, dunque, che il merito di Sturzo e dei suoi collaboratori fu, non tanto quello di aver fondato un partito, quanto quello di aver saputo cogliere il momento adatto, aver saputo interpretare le aspettative dei cattolici e per averli convogliato in un unico vero partito. Altro punto interessante nella fondazione del Partito Popolare è stata l'interpretazione del popolarismo: l'esistenza o meno di un assenso del Vaticano e se questo fosse a conoscenza dei preparativi che generarono il Partito Popolare. “ Certamente – afferma il Segretario Politico del Partito Popolare – né il proposito avrebbe potuto essergli celato. Non trovò opposizioni in quanto il Partito, nel suo programma e nel nome, si proponeva di evitare ogni confusione che potesse vincolare le responsabilità della Santa Sede”. Questo dei rapporti con la S. Sede è stato un grosso problema per chi si avvicina alla storia del Partito Popolare. E' chiaro, infatti, che il distacco da una posizione confessionale era uno dei cardini del programma sturziano, anche se è altrettanto chiaro che distacco per Sturzo non poteva significare opposizione alla Santa Sede ed alla autorità che rappresentava.
Il fatto quindi che la Santa Sede fosse a conoscenza dei preparativi che generarono il P.P.I, non va assolutamente confuso con una dipendenza del suo partito dal Vaticano stesso, il quale oltre tutto evitò sempre di dare un suo appoggio ufficiale al partito, come risulta anche da una lettera del Cardinale Gasparri al conte Santucci datata 1.8.1928 in cui si legge: E' chiaro quindi che proprio per non restare vincolata al nuovo partito, la S. Sede rifiutò sempre di dare un riconoscimento ufficiale al Partito Popolare e parte importante nella scelta di tale posizione l'ebbe sicuramente proprio il cardinale Gasparri. Uomo prettamente intransigente, che mirava alla soluzione della questione romana non in senso conciliatorista, ma quasi come rivincita di Porta Pia, vide nel Partito Popolare una possibile carta da giocare per giungere a ciò, pronto ad abbandonarlo a se stesso quando, il potere di Mussolini e il Fascismo gli dettero maggiori garanzie. Importante è invece comprendere il vero significato del neonato partito, che rappresentava una svolta nell'ambito del movimento cattolico, ma che non si rivolgeva solo ai cattolici che avessero un passato di attivismo. Le porte del Partito Popolare erano dunque aperte a chiunque credesse negli ideali di cui si faceva portavoce. Per iscriversi al Partito Popolare non c'era bisogno di credenziali date da una passata attività nella azione cattolica o in altra organizzazione consorella: bastava credere in quelli che erano gli ideali ed il programma del partito. Da parte nazionalista si vedeva, inoltre, nel Partito Popolare un nuovo elemento di coesione dello Stato. Eliminata ogni possibilità di dubbio e di equivoco sulla posizione dei cattolici in Italia, questi stessi dovevano assolvere ad un compito eminentemente nazionale. Solo a queste condizioni i nazionalisti appoggiarono il Partito Popolare, tanto che, quando si resero conto che le mete dei popolari erano altre, li abbandonarono a se stessi. Concludendo, non può che riconoscersi che tutti, a parte i conservatori, compresero l'importanza che il Partito Popolare suscitò con la sua nascita. Anche le critiche e le accuse, in fondo, erano indice di attenzione e di interessamento. Non tutti però capirono o mostrarono di capire l'essenza ed il vero significato del Partito Popolare, partito dei cattolici e non, partito cattolico che cercava la sua caratterizzazione e non nell'ambito confessionale, che mirava a lavorare le masse, per un cambiamento sostanziale della società italiana secondo i suoi fini, ben lontano dal materialismo socialista, che si riassumevano nella ricerca, nella difesa di quello che Don Giulio Rossi chiama “libertà cristiana”. on. Carlo Alberto Ciocci 28 gennaio 2002
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