Premessa
La prima rivoluzione industriale verificatasi alla fine del XVIII secolo ha modificato profondamente l'economia e costituisce ancora oggi la base ed il presupposto dei cambiamenti in atto nella società contemporanea.
Il termine “rivoluzione industriale” è stato per la prima volta indicato da Carlo Marx. Il filosofo tedesco voleva in tal modo rappresentare i cambiamenti repentini connessi a taluni eventi e circostanze favorevoli che si erano verificati all'epoca e che avevano indotto sostanziali trasformazioni nel tessuto industriale e sociale della società.
Ancora oggi, i cambiamenti più immediati riguardano principalmente i processi produttivi, cioè i criteri tecnici ed organizzativi alla base dello sviluppo dei processi produttivi medesimi e, quindi, le regole, le caratteristiche e le modalità della produzione.
Con lo sviluppo delle tecnologie e della telematica é cambiato, ancora una volta, lo scenario di riferimento.
Vi è quindi una diffusa insoddisfazione nei confronti del sistema economico, che sembra sempre più inadeguato a garantire corrette relazioni tra le nazioni, ossia inidoneo a sviluppare l'integrazione e la cooperazione tra i sistemi economici a livello globale.
I fondamenti di tale disfunzione possono essere ricercati nella generale crisi dei modelli economici contemporanei, tendenti all'ossessiva ricerca di sempre più alti valori di efficienza.
Finalizzato a risparmiare risorse ed a massimizzare i profitti, il sistema si inserisce in uno scenario economico di tipo globale e planetario nel quale sono fortemente delocalizzate le aree produttive specifiche, con costi dei diversi fattori della produzione ridotti sensibilmente attraverso l'integrazione e la cooperazione tra strutture produttive costituite ed organizzate autonomamente.
Ciò porta ad un'estesa destrutturazione delle stesse fasi di lavoro e dei diversi prodotti realizzati, ottenuta mediante una standardizzazione accentuata delle componenti fisiche dei beni prodotti.
Non è azzardato affermare che la forte deconcentrazione porta il lavoro presso mercati più convenienti, in genere quelli che forniscono minori garanzie occupazionali, assistenziali e previdenziali a favore dei lavoratori.
Una maggiore attenzione a questi aspetti, fa rilevare come i vari segmenti del mercato non siano condizionanti sulla scelta del tipo di prodotto da realizzare (beni durevoli, di largo o facile consumo, ecc.). Le scelte, infatti, sono determinate sulla base di criteri atipici e fortemente condizionati attraverso i potenti mezzi di comunicazione di massa.
Il modello economico che ne deriva non è quindi espressione di un mercato nel quale la domanda, espressa in modo autonomo ed indipendente, viene ad essere rappresentativa di una notevole potenzialità innovativa.
La credibilità di un modello economico di tipo globale, al di là di una generica affermazione di “produttività – efficienza”, si gioca sui reali problemi delle nazioni e dalla loro capacità a risolvere le criticità – che vanno da quelle piccole di vita quotidiana (sopravvivenza, casa, alimentazione, salute, ecc.) a quelli sociali maggiormente sentiti che danno rilievo a quella particolare area dei bisogni che configura il complesso del benessere fisico e psichico di una nazione (cittadinanza/appartenenza, cultura, comunicazione e trasporti, ecc.).
La richiesta di migliori e più alti livelli di qualità della vita postula l'esigenza di articolare secondo un nuovo modello le relazioni tra i diversi sistemi politico, giuridico/amministrativo, economico/finanziario, sociale e culturale.
E' ovvio che l'ammodernamento del sistema produttivo, quale sottoprodotto dell'intero sistema economico globale, deve passare attraverso un mutamento di mentalità e di cultura, da realizzare mediante una vera e propria rivoluzione in termini di organizzazione, di efficienza e di trasparenza, di revisione/razionalizzazione delle competenze e delle responsabilità, di sviluppo della informatica e, più in generale, della automazione, di gestione manageriale, di comunicazione e quant'altro.
Su questi presupposti si basa lo stesso mercato di tipo globale; detto mercato, infatti, deve poter fare riferimento ad una domanda certamente non specifica od esclusiva di una determinata zona, ma diffusa e soddisfatta attraverso una “integrazione virtuale” delle esigenze espresse dalle comunità internazionali e dalle popolazioni di ciascuna nazione.
I modelli di sviluppo e le analogie tra i sistemi produttivi
A partire dal XVIII secolo vi è stata una intensa attività ed espansione continua nell'agricoltura dovuta all'applicazione sistematica delle conoscenze scientifiche.
L'adozione di nuovi sistemi colturali e l'evoluzione dei mezzi della produzione –realizzati secondo criteri sempre più industriali e con materiali più resistenti a basso costo – hanno portato al completo rinnovamento del settore agro-alimentare.
Tuttora, vi è un panorama in forte cambiamento che consente di superare limiti preesistenti ritenuti invalicabili, nei livelli di produzione connessi ad resa crescente nei raccolti e, conseguentemente, ad un incremento continuo nell'allevamento del bestiame.
Sotto il profilo storico rileva il fatto che la società contemporanea ha avviato il proprio percorso di cambiamento, nel momento in cui ha iniziato a ricercare il sistema migliore di utilizzazione del fattore terra, creando le condizioni anche tecnologiche per uno sfruttamento maggiormente esteso dei terreni.
E' da notare come nella ricerca dell'accumulazione dei capitali necessari per acquistare i mezzi necessari alla produzione agraria (sementi, concimi e nuovi macchinari) molte terre già assoggettate agli usi civici a vantaggio di intere popolazioni, divennero in poco tempo di proprietà privata e concentrate nelle mani di pochi proprietari.
I contadini, pertanto privati dei benefici derivanti dalle terre comuni, furono costretti a diventare braccianti nelle aziende agrarie.
Ciò ha portato, in un periodo relativamente breve alla costituzione di nuovi rapporti di lavoro ed il passaggio verso un sistema diverso di organizzazione delle aree agricole, generando così una vera e propria rivoluzione imprenditoriale.
Le innovazioni tecnologiche nell'industria
La spinta iniziale della rivoluzione industriale non è pertanto autonoma, ma va ricercata tra le conseguenze della rivoluzione agraria.
L'introduzione di nuove produzioni alimentari, le rotazioni introdotte nella coltivazione dei campi, l'aumento del bestiame e le tecniche adottate di concimazione naturale dei suoli hanno permesso un crescente incremento delle produzioni agricole e casearie.
L'accresciuta produttività dei suoli e l'automazione dei processi produttivi sono le principali cause di una minor richiesta di manodopera non specializzata e la riduzione dei posti di lavoro.
La concentrazione della proprietà dei terreni e la conseguente eliminazione delle terre comuni costrinsero fino alla prima metà del secolo scorso intere masse rurali ad abbandonare le campagne ed a ricercare nuove e diverse attività occupazionali fuori dai centri rurali.
Tuttavia, non si potrebbe certamente parlare di rivoluzione industriale e di aumento della produttività, qualora non si considerassero con la dovuta attenzione le numerose innovazioni introdotte con lo sviluppo della tecnologia e con la meccanizzazione delle operazioni economiche.
L'utilizzazione delle tecnologie ha consentito poi di migliorare l'efficienza dei processi produttivi industriali. Tuttavia, questi percorsi verso una meccanizzazione spinta non sono stati sempre così semplici e lineari in quanto è sempre difficile per gli individui adattarsi ai nuovi assetti produttivi, per passare ad esempio da un lavoro agricolo specializzato ad un diverso lavoro specializzato nell'industria.
Al cambiamento si accompagna in genere anche talune resistenze sul piano politico e sociale che hanno portato allo sviluppo del sistema delle garanzie sociali, idonee a favorire le trasformazioni nel mondo del lavoro in quasi tutti i settori primari dell'economia.
Le innovazioni ed il mercato globale
E' di rilievo il fatto che i mutamenti avvenuti nel settore agricolo ed industriale abbiano ampliato il mercato interno attraverso una crescita dei redditi ed il mutamento delle modalità di spesa e dei criteri di scambio intersettoriale. La maggiore ricchezza prodotta, che si è generata anche attraverso il movimento dei lavoratori verso settori di lavoro dipendente meglio retribuiti e quindi in grado di spendere di più, è stata principalmente impiegata per l'acquisto di beni manifatturieri,
Tra l'altro, anche le attività del settore agricolo hanno sollecitato direttamente altre aree economiche producendo una maggiore domanda dei beni prodotti e di servizi connessi anche al trasporto ed alla fornitura di materie prime.
Gli impulsi più importanti sono stati avvertiti dal settore terziario per il miglioramento del sistema di trasporti e delle telecomunicazioni che ne sono alla base.
Non c'è un'opinione unanime sul ruolo dell'economia e sulla sua capacità di governare le trasformazioni della società contemporanea; è certo tuttavia i mutamenti avvenuti nei settori dell'agricoltura e i cambiamenti strutturali nell'industria hanno portato a livelli di vita crescenti seguiti da un'accelerazione della crescita demografica e, nel lungo periodo, ad una carenza dell'offerta nel mercato del lavoro. Rimane evidente che la dimensione del problema rende inevitabile un forte impatto ed un intervento adeguato e tempestivo basato su strategie e politiche innovative per coniugare i più alti livelli dello sviluppo con una nuova concezione della vita sociale portatrice degli interessi dell'intera comunità a livello mondiale.
Elena Curatolo e Giancarlo Cesaro
19 aprile 2002