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di Ivo Butini Il sistema politico italiano si definisce bipolare che è cosa ben diversa da bipartitico. I "poli" sono, infatti, associazioni di partiti. Il riparto dei seggi parlamentari avviene applicando il calcolo maggioritario; mentre le candidature sono decise con il calcolo proporzionale bilanciato. Si tratta, appunto, di bilanciare la forza dei partiti con le "aggiunte" che servono a fare il peso vincente. Queste "aggiunte" sono spesso qualcosa che sta tra le compagnie di ventura e le associazioni temporanee d'interessi. Su tutto questo aleggia costante il fantasma del "centro". E una ragione c'è. Le associazioni di partiti, i poli, non si chiamano, infatti, destra e sinistra, ma centro-destra e centro-sinistra. In sostanza né la destra né la sinistra ritengono di avere singolarmente la forza necessaria per essere autonomamente maggioritarie. Si è così sviluppato in Italia un surreale dibattito sul centro. L'on. Bertinotti, disputando di elezioni negli Stati Uniti, contrappone al dissolto centro americano (allora, c'era?) il ritorno di un "fattore ideologico" e l'esigenza dell'offerta di un "sogno". L'on. Bertinotti è noto come cultore di ideologie e venditore di sogni. In Italia, da oltre un decennio, destra e sinistra ci insegnano che le ideologie sono morte. E, avvalendosi della scienza della politica e dei suoi esperti, tornano a ribattere che si vince al centro. Se non siamo all'assurdo, questo significa che il centro-destra dovrebbe togliere alla sinistra la sua quota di centro; e il centro-sinistra dovrebbe compiere, nei confronti del centro-destra, l'operazione eguale e contraria. La conclusione è che né la destra né la sinistra, che pretendono, tuttavia, una funzione egemone, sono maggioritarie. Né possono diventarlo alleandosi, "per la contraddizion che nol consente". Il centro viene ad assomigliare all'Italia campo di battaglia frequente nei secoli, fino al 1945, di due opposte potenze. Così sembra pensarla anche l'on. Rutelli quando dice: "Il centro è per me il battleground, il campo di battaglia". Ma cos'è il centro? E' il "luogo elettorale" costituito dagli elettori che per sentimento e convinzione rifiutano il modo concreto di essere e di agire della destra e della sinistra? E' un ceto dirigente, espressione d'una intelligenza politica realistica sostenuto da uno stabile sentimento popolare di coesione nazionale? E' una fisarmonica elettorale o un soggetto politico e uno stile di governo? La realtà del presente e la memoria storica suggeriscono al centro italiano, se ancora esiste, di non continuare a prestarsi a un giuovo che non gli appartiene. Tra il 1992 e il 1994, popolo e capi ebbero paura. Speriamo che oggi qualcuno dei responsabili abbia la mente e il cuore necessari. Ivo Butini Dicembre 2004
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