LAICITA' E LAICISMO NELLA POLITICA E NELLA FEDE

di Giulio Alfano


Laicità e laicismo sono due parole che attraverso i secoli non hanno mantenuto sempre un loro significato specifico: vi è stata una progressiva evoluzione, anzi, il significato è a volte dato da un punto di vista personale, dalla parte politica in cui si milita, per cui può diventare soggettivo. Inoltre la varietà delle accezioni non accenna a fermarsi e si è così arrivati a significati non in linea con l'etimologia. E' allora opportuno intervenire nella viva attualità di questi anni partendo proprio dall'etimologia.

LAICITA', LAICISMO, LAICATO

Indubbiamente “laico” è contrapposto a “chierico”; risalendo al greco notiamo che il primo attiene al “laos”, che significa “popolo” e perciò etimologicamente LAICO viene a significare “popolare”; il secondo invece viene a significare “appartenente ad una fazione”. Fatta questa premessa etimologica veniamo all'evoluzione storica del significato.
In origine fu detto “laico” chi non era “chierico”, non solo quando non aveva cariche ecclesiastiche, ma anche quando non aveva la cultura del chierico:in questo caso valeva anche come “illetterato”. Tuttora in certi ordini monastici è laico il frate che non ha il sacramento dell'Ordine Sacro ed in particolare non celebra messa. Successivamente la parola ha assunto i significati di “estraneo alla Gerarchia Ecclesiastica”, ”aconfessionale”, ”non praticante la religione” e oggi si dicono LAICI i partiti o gruppi politici che si ispirano ai suddetti principi,mentre in senso ristretto il “polo laico” è stato per anni il gruppo di partiti che volevano restare autonomi dalla D.C. e dal P.C.I.
Quello che i nota è che, almeno nell'uso corrente della lingua italiana, nessuno più si definisce palesemente “ateo”, anzi si fa avanti il significato di laico come pluralista, che colloca tra i suoi ideali la libertà di coscienza e di religione. Viceversa in certi periodi storici “laico” ha significato “anticlericale” e basta. Il movimento di pensiero del “laicismo”, iniziato nel XIV secolo da chi sosteneva l'indipendenza dell'impero dal papato (es. Occam, Marsilio, ecc.) si ritrova nel giusnaturalismo, nell'illuminismo e nel liberalismo dell'800. Si può dire che sia un fondamento del pensiero moderno tendente ad escludere la religione cattolica dalla vita civile e dalle istituzioni politiche. Solo che da quell'iniziale anticlericalismo, il “laicismo” oggi si è affermato come reciproca incompetenza dello stato inb materia religiosa e della Chiesa in materia civile. In questo caso si parla più opportunamente di “laicità” e come tale il concetto è assunto anche da pensatori religiosi; mentre il “laicato” è l'insieme o lo stato dei praticanti religiosi privi dell'Ordine Sacerdotale.

LA LAICITA' DELLO STATO

Quando si doveva formulare l'art.8 della Costituzione della Repubblica Italiana, la prima bozza del I°comma recitava: ”Tutte le confessioni religiose sono uguali e libere dinnanzi alla legge”; tale formulazione non piacque a De Gasperi che obiettò che in quei termini lo stato avrebbe espresso un giudizio di merito sulle religioni, affermando che erano tutte uguali e propose che i due aggettivi si risolvessero in un aggettivo preceduto da un avverbio, che poi fu la formulazione definitiva: ”Tutte le confessioni sono egualmente libere davanti alla legge”: in questo senso consiste e deve consistere la questione della laicità dello stato!
L'anticlericalismo ha prodotto nel tempo figure storiche di “mangiapreti”, di cui anche la letteratura possiede vari esempi, come “L'Asino”, rivista di primo '900. Alla fine del XIX°sec. essi erano massoni o monarchici e repubblicani, socialisti, molti dei quali iscritti alla Società di Cremazione; solitamente erano definiti “liberi pensatori” e spiccavano alla vista per la loro lunga barba, la larga cravatta a farfalla e qualche altro modo eccentrico di abbigliarsi che li qualificava generalmente come “anarchici”. Tuttavia Giuseppe Mazzini (1805/1872) non fu mai tra costoro, sebbene avversario del potere temporale era un uomo profondamente religioso, il cui motto era “Dio e Popolo”. Tuttavia la sua non era certo una religiosità cattolica, ma del resto anche Giacomo Leopardi (1798/1837), che si professava non credente, compose l'”Infinito” che è il canto moderno religioso maggiore che un poeta abbia, nella ricerca di Dio, concepito. E' stato il cambiamento di rotta della Chiesa Cattolica, l'allargamento del Tevere (come diceva il compianto Presidente Giovanni Spadolini (1925/1994) che ha contribuito notevolmente a fare perdere alle parole “laico” e “laicista” (che però esprimono due concetti diversi) quella connotazione di avversari viscerali della Chiesa Cattolica. Si può essere laici e cattolici insieme senza sempre dover insistere sulla laicità, altrimenti si rischierebbe di emarginare i religiosi come a volte in passato è stato fatto con i laici. Le strutture politiche di quelli che furono i regimi dell'Europa orientale sono di ostacolo ancora oggi ad una coerente integrazione europea: la volontà non può garantire di per sé la libertà di professione religiosa in paesi nei quali intere generazioni sono state educate all'ateismo di stato e la laicità dello stato non deve consistere nel proclamarsi ateo di fatto, ma pluralista proprio perché la formazione religiosa non è parte di una confessionalità del dirsi europeo e occidentale. A distanza di tanti secoli si è realizzata l'impostazione dantesca dei “due soli”: Stato e Chiesa sono indipendenti e sovrani nel proprio ambito, come recita l'art.8 della Costituzione Repubblicana e l'art.1 del Concordato del1984, perché LAICITA' significa, soprattutto, assoluto rispetto della coscienza di tutti e di ciascuno, ma, in primo luogo della pratica religiosa, qualsiasi estasia, compresa, naturalmente, quella cattolica, per vivere nella società “da cristiani”, come ricordava don Luigi Sturzo (1871/1959), e non “in quanto” cristiani: la verità si conquista, si ricerca e non si trova bella e fatta!

Prof. Giulio Alfano
Novembre 2010



Torna agli articoli su Italia e dintorni

Home Page