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di Ivo Butini L'Associazione "I 58" nacque quando i popolari congelarono il loro partito per co-fondare la Margherita. Il loro scopo era la custodia del patrimonio ideale e materiale del Partito. Ora i popolari si trovano di fronte una nuova co-fondazione, quella del partito democratico. I problemi sembrano due: "se" farlo, il partito, e "come" farlo. L'on. De Mita dice che il "se" dipende dal "come". I popolari hanno una preoccupazione: non vogliono essere "ospiti", ma "co-protagonisti". Si rendono conto che ai nostri giorni un partito non può nascere solo sui temi della laicità e della bioetica. Sono sensibili ai temi istituzionali, al sistema elettorale, alle famiglie politiche di riferimento europeo. Forse ci saranno anche problemi di politica internazionale e di politica economica. Il senatore Antonio Polito, indimenticato direttore de "Il Riformista", pensa che questa XV legislatura non finirà con l'assetto con cui è iniziata. Per esempio, l'UDC potrebbe entrare nella maggioranza e nel partito democratico. Forse esiste un problema riferibile al Presidente del Consiglio. Forse il senatore Follini e il deputato Franceschini hanno qualche problema a ritrovarsi, ancora, nello stesso partito. La brava Simonetta Fiori ha dedicato su "La Repubblica" due ampi servizi al silenzio dei cattolici democratici. Questa dei cattolici democratici è una definizione sempre più ambigua, carica com'è di richiami ecclesiali e conciliari. I personaggi di riferimento sono sempre i soliti. Anche il tema è sempre il solito: il dialogo (l'intesa) dei cattolici con la sinistra. Quale? Ci si chiede: e se il dialogo (l'intesa) a sinistra muore? Pietro Scoppola ricorda un giudizio di Augusto Del Noce e osserva che "l'esaurimento del marxismo ha lasciato spazio nella sinistra a una cultura individualista, a una cultura dei diritti che non è in equilibrio con una cultura dei doveri e della responsabilità. Del Noce aveva ragione anche quando gli davano torto. Anche i pastori che aspettavano le pecorelle smarrite ci sono rimasti male. Oggi i cattolici militano dappertutto, anche nelle frange più estreme di Rifondazione comunista. Adriano Ossicini non si nasconde che il dialogo con la sinistra rischia di arenarsi a causa del relativismo morale. Ma l'illusione dell'intesa con il marxismo non era relativismo culturale? Pietro Scoppola pensa (si illude?) che la dispersione politica dei cattolici potrebbe essere la conseguenza d'una cattolicità "più matura". Una maturazione relativista, come si conviene alle democrazie. "Se dunque avete liti per cose di questo mondo, voi prendete a giudici gente senza autorità nella Chiesa?" chiedeva S.Paolo ai Corinzi. Ora fa caldo. Se ne riparlerà a settembre. Anche se, da troppo tempo, siamo rimandati a settembre.
Sen. Ivo Butini
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