LA TREPIDA ATTESA DEL SOL DELL'AVVENIRE

di Ivo Butini


Nell'ottobre del 2004, quando nel centro-sinistra si discuteva l'eterno problema del programma di governo a venire, il Presidente della Confindustria manifestò qualche sospettosa impazienza.

A un suo fedelissimo, il Presidente avrebbe infatti confidato che "con quel tardo dossettismo non si va da nessuna parte".

Sembra che il "tardo-dossettismo" si riferisse ai temi della solidarietà, della redistribuzione e dell'associazionismo, temi che appartengono più alla sinistra democristiana che non alla sinistra italiana.

Il Presidente della Confindustria aveva (ha!) il problema di trovare presto una strada per bloccare il declino del capitalismo italiano. Meglio, dei capitalisti italiani.

All'inizio del gennaio 2006, l'ex commissario europeo Mario Monti propose un impegno "bipartisan", come oggi si dice, per concordare una intesa sulla politica economica che facesse perno sulle liberalizzazioni, in particolare dei servizi; sulla concorrenza, eliminando la ruggine delle rendite; sulle infrastrutture per rendere competitivo il "sistema paese", come oggi si dice. "il Manifesto" osservò che i partiti del bipolarismo all'italiana avevano realizzato l'intesa bipartisan sul rifiuto della proposta di Mario Monti. Fatta eccezione per Marco Follini, che considerò l'impegno proposto da Monti opportuno e non impossibile.

Nel giorno della Befana, il quotidiano "Europa" pubblicò un editoriale non firmato per spiegare che i critici dei Democratici di Sinistra, in particolare sull'affare Unipol-Banca Nazionale del Lavoro, non sono tutti uguali. Figurarsi. C'era nell'articolo un passaggio interessante laddove si ricorda che la Margherita propone ai Democratici di Sinistra "uno schema di democrazia economica caratterizzato dall'autonomia e dal rsipetto delle regole liberali di mercato che l'Italia non ha mai davvero conosciuto".

Al contrario, la sinsitra radicale, che dell'opposizione che vuol diventare maggioranza è comunque parte necessaria, attacca Fassino, D'Alema e Bersani accusandoli di essersi venduti al capitalismo, a cominciare dalle cooperative.

E' chiaro che ci sono molti problemi per individuare oggi il sole dell'avvenire.

Nella trepida attesa, Paolo Franchi (Corriere della Sera) assume a simbolo il partito democratico, con osservazioni come sempre precise e riecheggiando argomenti del professor Angelo Panebianco.

Ammesso e non concesso che tutto vada a buon fine, Paolo Franchi immagina il Partito democratico come un "partito-coacervo" di (post) democristiani di sinistra e di (post) comunisti: una specie di Prima Repubblica in formato bonsai. Per la verità Piero Fassino dice che loro, i Democratici di Sinistra, non sono post-comunisti, ma "la versione italiana della socialdemocrazia europea". Moltissimi di loro, i Democratici di Sinistra, comunisti lo furono davvero e dei comunisti conservano preoccupanti tratti culturali, solo culturali speriamo. Uno di questi tratti è quello di sentirsi sempre la versione italiana di qualcosa. Sembra che abbiano una necessità vocazionale internazionalista e sentano il bisogno di essere i legati di qualche autorità mondialista. Una forma di "clericalismo laico".

Si capisce così perché Filippo Ceccarelli (La Repubblica) vede la politica italiana prigioniera di parole "un po' vuote", noi diremmi rituali, che sono i "valori" a destra e il "riformismo" a manca. E perché giustamente richiami l'ultimo rapporto del Censis che parla di "banalizzazione dei contenuti" e di "regressione infantile" dei lunguaggi. Bene. Forse il Presidente della Confindustria farebbe meglio a preoccuparsi di questi aspetti che non dei tardo-dossettiani.

Il capitalismo italiano, i capitalisti italiani, possono comunque attendere. Le pubbliche sovvenzioni, magari, mentre si annuncia il consolante arrivo in Parlamento dei disubbidienti. L'avanguardia di che?

Sen. Ivo Butini
Gennaio 2006
{l'articolo è stato pubblicato sul mensile "Il Centro", anno VI, n.53 - Febbraio 2006]

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