L'ON. D'ALEMA E I PROFESSORI

di Ivo Butini


L'on. D'Alema ha cominciato la sua campagna elettorale con un importante discorso nel Cinema Fiamma di Terni. Leggiamo l'informazione su "Il Riformista" (2 marzo 2006). Di quel discorso, razionale e puntuto, noi segnaliamo alcuni passaggi che possono interessare la nostra piccola bottega, sperando di non incorrere in deformazioni del pensiero.

L'on. D'Alema ha parlato di quel partito democratico che dovrebbe nascere ed ha fatto riferimento alla Margherita, dove alloggiano un bel po' di democratici cristiani che ebbero qualcosa a che fare con la fine della DC.

Ci sembra rilevante un'affermazione del Presidente dei DS poiché essa assume un valore universale: il nuovo partito ha bisogno per nascere d'un "ricambio generazionale perché i giovani, a differenza nostra, non sono ex di nulla". In attesa di questo ricambio, l'on. D'Alema individua alcune difficoltà.

La prima è rappresentata dalla Margherita. "Non oso pensare a quello che potrebbe essere il prossimo passo [della Margherita] ... Nel tempo che la Margherita ha impiegato per cambiare linea quattro volte, noi siamo rimasti dov'eravamo: per il partito unico". A nostra volta, noi non osiamo pensare che l'on. D'Alema non abbia dimestichezza con il temperamento dei suoi interlocutori.

L'ex-Presidente del Consiglio prende poi in esame due obiezioni.

La prima viene da sinistra (on. Fabio Mussi) ed esprime il timore che la nascita del partito democratico segni la fine della sinistra. Ma come? "Ci vorrebbe un mago per farla sparire di colpo, così" replica l'on. D'Alema.

A noi sembra che di sinistre o psuedo-sinistre ce ne siano comunque tante, in Italia.

Tra le tante, anche quelle cattoliche.

L'on. De Mita, per esempio, che invita il suo partito "a non farsi fagocitare dai DS".

Osserva D'Alema che, al limite, "se proprio dovessimo ragionare sulla paura, sarebbe più fondato il timore di De Mita che quello di Mussi".

L'on. D'Alema affronta poi i professori. "Leggo interventi di autorevoli professori che ci dicono che il partito riformista (è sempre quello democratico?) deve nascere rinunciando alla sua base di sinistra ... Non mi stupisco di nulla".

Certo. Sai quanti professori hanno vissuto in ITalia negli ultimi 60 anni "sulla base di sinistra"?

L'on. D'Alema fa un riferimento preciso, il lungo articolo in cui "un professore autorevole" spiegava che il nuovo partito poteva nascere solo alla condizione che "non ne facessero parte D'Alema e Marini".

La Margherita ritorna. Il professore autorevole, secondo il redattore de "Il Riformista", è Michele Salvati. In un suo libro infatti, intitolato "Il Partito democratico" (2003), il professore accompagna Franco Marini e Massimo D'Alema alle pagine 27 e 36. L'autore è esplicito: "ci sono dei limiti di credibilità all'impiego degli stessi uomini per tutte le stagioni, specie quando le stagioni si succedono rapidamente".

Che cosa ci azzecchi Marini in tutta la faccenda ce lo siamo chiesto anche noi. Non abbiamo, invece, capito perché Massimo D'Alema non dovrebbe far parte d'un partito di sinistra.

Nemmeno la vecchia cultura azionista avrebbe preteso tanto.

Noi crediamo che gli ex (o post) comunisti abbiano repsonsabilità pesanti. Essi promossero, un po' sbadatamente, la crisi della prima repubblica pensando di superare così la fine del Partito Comunista Italiano.

Non sono stati capaci di creare una nuova repubblica pur provocando, insieme alla frantumazione dei partiti borghesi, la frantumazione dei socialisti e la divisione dei comunisti. Diventati democratici di sinistra hanno poi raccattato gli sbandati borghesi, socialisti e post-comunisti e sotto guida borghese hanno chiamato Unione la più pittoresca armata di questa immaginifica Italia.

Noi non sappiamo quanto lontane siano le attese nuove generazioni.

A guardare la compagnia dell'Unione esse hanno tutto il tempo d'invecchiare, sperando che le famiglie lascino qualche posto disponibile.


Sen. Ivo Butini
Marzo 2006



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