SOPPRIMERE UNA VITA NON E' UNA " BANALITA' "

di Carlo Alberto Ciocci


Fa molto discutere, in questi giorni, la sperimentazione, in vari ospedali, della pillola abortiva Ru-486 che, nel nostro Paese non risulta registrata. Capofila nell'avviare questa pillola abortiva (e non c'è da stupirsene) è la Regione Emilia Romagna. Con una recente circolare inviata alle Aziende sanitarie di questa Regione, l'Assessore Giovanni Bissoni fa sapere che "la Regione intende regolare l'importazione della pillola Ru-486, al fine di assicurare alle donne che ne facciano esplicita richiesta, l'accesso a un metodo di interruzione volontaria della gravidanza, considerata meno traumatica".

Per chi opera alla difesa della vita umana fin dal suo concepimento e in tutto l'arco del suo sviluppo, fino al termine naturale, attraverso un forte impegno educativo nella formazione di una mentalità di accoglienza e di rispetto della vita, non può non disapprovare questo ulteriore attentato alla vita umana. Non usa mezzi termini l'Arcivescovo di Bologna Carlo Caffara nel dichiarare che la diffusione della pillola abortiva in realtà rischia di essere un ulteriore passo in avanti verso la "banalizzazione" di "un gesto che è uccisione di un individuo umano, devastazione spirituale e psichica della persona della donna che la compie e progressiva anestesia della sensibilità morale del nostro popolo verso il valore della vita umana". Parole forti che dovrebbero far tremare i polsi di ogni essere umano in presenza di una "faccenda" che è la dimostrazione "di quel collasso di civiltà cui oggi assistiamo".

Giustamente, il domenicano P. Giorgio Carlone, docente di bioetica alla Facoltà teologica dell'Emilia Romagna, con riferimento alla Ru-486 ed al suo costo in anni di ricerca e di studio, si chiede: "Perché investire intelligenze umane e risorse economiche per mettere a punto un pesticida anti-umano? Quale cultura sta dietro a questi ingenti investimenti? Anziché mettere in commercio il pesticida anti-umano Ru-486 o rendere sempre più accessibile l'aborto chirurgico, non sarebbe più umano e solidaristico aiutare le donne in difficoltà con tutti i mezzi a nostra disposizione?".

La verità è che "il dominio sui processi generativi" apre "inquietanti scenari sulla produzione di esseri umani da usare come cavie e nella clonazione". Lo ha dichiarato recentemente il Card. Camillo Ruini al Congresso Internazionale "Scienza e etica per una procreazione responsabile". E non si ferma qui il Presidente della Cei: "Sembra che si stia smarrendo la mappa dell'esistere umano, che si stiano perdendo le coordinate della dignità e del destino della vita umana".

Mi chiedo: si rende conto l'umanità, a cominciare dagli uomini di scienza e dagli operatori sanitari soprattutto in campo ginecologico e biologico, che stiamo perdendo di vista ciò che è essenziale per l'uomo, come il valore della sua esistenza? Ma l'umanità vuole proprio che madre natura diventi matrigna? E' questa l'eredità che si vuol lasciare alle future generazioni?


Carlo Alberto Ciocci
Gennaio 2006



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