IL VOTO, LE ILLUSIONI E LA PIAZZA

di Ivo Butini


I sistemi elettorali sono meccanismi matematici adottati per determinare il numero degli eletti sulla base dei voti popolari espressi. La finalità principale è quella che si definisce stabilità di governo. Si può intendere come stabilità anche la continuità sostanziale delle alleanze di governo. Si pensi alla prima legislatura repubblicana, il periodo del centrismo degasperiano. Alcide De Gasperi formò tre governi nei quali fu sempre presente la DC. Alla fine del quinquennio 1948-1953 De Gasperi modificò, tuttavia, la legge elettorale, introdusse il premio di maggioranza, accettò uno scontro durissimo con l'opposizione nel Parlamento e nel Paese. Il risultato legalmente accettato non consentì a nessuno di godere di quel premio.

Una legge elettorale può favorire l'affermazione d'un nuovo sistema politico ovvero può consolidare quello esistente. Nel 1953 non accadde l'una cosa né l'altra. Nel 1994 fu introdotto il sistema maggioritario definito da alcuni autori (D'Alimonte – Bertolini) “un maggioritario per caso”, dopo l'analisi dei risultati elettorali del 1994 e del 1996. Nel 1966 Giorgio Galli aveva scritto un libro intitolato “Bipartitismo imperfetto”. Nel 1976 Giovanni Di Capua dedicò un corposo fascicolo della sua rivista “Appunti” all' “Italia bipolare”.

Si tratta di fenomeni classificabili tra gli “idola fori” di Francesco Bacone? Comunicazione e linguaggio dei nostri giorni inoculano, per calcolo, convinzione ovvero approssimazione, un sistema di pregiudizi o di illusioni.

La nostra classe politica è debole. Come accade in tutte le relazioni umane essa avverte fortissima l'influenza dei fatti personali. L'animo umano è un catalogo di fatti personali. I fatti personali alterano la lucidità dei giudizi politici.

Un caso classico è il problema della monarchia e della repubblica insorto nella Casa delle Libertà. Le formazioni politiche che la compongono danno infatti l'impressione di essere tutte degli emirati. Un autorevole commentatore politico d'un quotidiano autorevolissimo non si è peritato di richiamare l'immagine del padre-padrone per rendere esplicito un rapporto di leadership. Il riferimento non è diretto al Presidente del Consiglio. Silvio Berlusconi inventò Forza Italia quando “il politico, in quanto tale, era considerato un probabile delinquente. Ci fu una vera e propria caccia al politico. Si arrivò al dileggio delle istituzioni”. Parole dell'on. Violante. “I partiti non seppero reagire”. Cioè, le loro classi dirigenti non seppero reagire. Anche per qualche pregiudizio. Anche per qualche fatto personale.

Silvio Berlusconi non voleva fondare un partito, ma uno strumento flessibile di lotta elettorale e politica. Lo sapevamo tutti. E lo sapevano pure quelli che tornarono in Parlamento grazie all'iniziativa di Silvio Berlusconi.

L'on. Violante ritiene che i protagonisti di quella campagna contro i partiti furono le forze reazionarie. La sinistra si era evidentemente appisolata sui cammelli della carovana dell'on. Achille Occhetto. Il cavalier Berlusconi costituzionalizzò la Lega al Nord e Alleanza Nazionale al Sud. Fu introdotto il sistema elettorale maggioritario. Cambiò il sistema politico.

Se oggi si torna alla legge elettorale proporzionale vuol dire che quella esperienza è strategicamente finita. Ci attende un nuovo travagliato cambiamento del sistema politico. Gli eredi del Partito Comunista non sono la maggioranza del Paese. Con la memoria ai vecchi fronti popolari hanno realizzato un sistema satellitare di forze. Nulla di paragonabile alla dura dignità dei fronti popolari. Ma questo oggi passa il convento. Il cavalier Berlusconi è il nemico. Ci porta nientemeno che alla deriva plebiscitaria. Per fargli la guerra totale si è preso a prestito l'albero che simboleggia la pace.

Va tutto bene perché questa è una guerra santa. I Democratici di Sinistra sono il partito più radicato dell'attuale sistema politico. Essi sono rimasti gestori d'un vasto e antico potere. Ma non sono inventori di futuro.

Il popolo che ha partecipato alle primarie di sinistra merita rispetto, e anche lode, perché afferma una volontà di presenza civile e di partecipazione politica. Con il collegamento del sindacato e degli amministratori locali il sistema tiene ancora.

Le primarie sono state adottate per ottenere l'investitura plebiscitaria di Romano Prodi. Una deriva plebiscitaria anche la sua? Le primarie di sinistra avevano due altri obiettivi: l'eterno regolamento dei conti (delle cifre!) nella sinistra e la certificazione della dote che ciascuna formazione può vantare nella trattativa elettorale.

Gestione. In una situazione politica disfatta come quella italiana anche questa abile operazione è diventata un idolo. Si lamenta che con il sistema elettorale proporzionale tornano i partiti. Chi aveva scelto i candidati dal 1994 al 2001 (o al 2005)? Chi aveva stabilito l'ordine di presentazione delle liste bloccate della quota proporzionale? Fa un certo effetto ascoltare i dirigenti delle attuali formazioni politiche quando denunciano lo strapotere dei partiti. Il loro potere. La democrazia dei partiti non si realizza con l'adozione delle preferenze (sistema del voto organizzato), ma introducendo al loro interno continuità e libertà di dibattito, scelta aperta dei dirigenti, freno alle oligarchie burocratiche. Il maggioritario seppellì i partiti veri (un po' malconci) che possono essere risuscitati dal proporzionale?

Se è così, non si tratta d'una operazione semplice. Sembrano in vivace ripresa le grandi culture politiche, come si dice. Gli uomini e le donne si portano, però, dietro molti risentimenti. Una cultura politica che stenta a ritrovare influenza strategica e lucidità culturale è quella democratico-cristiana.

E' uno dei grandi problemi del Paese. Il futuro politico non appartiene alla gestione ordinaria. Se la storia è, in qualche modo, una successione di egemonie, occorre prestare attenzione alle spinte propulsive che si manifestano nelle aree strategiche del mondo. Fuori dell'Europa. Certo che il mondo può andare fuori controllo. Ma si continua a nascere, amare e soffrire.

La pedagogia cattolica e la sociologia laica insistono sul tema “dell'altro”. Cioè sulla riduzione dei fatti personali. Restituire alla cultura democratico-cristiana gli strumenti efficienti per renderla un'azione efficace è l'orizzonte che si apre nel prossimo futuro.

Salvo nuovi errori e nuove omissioni.


Ivo Butini
Dicembre 2005



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