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LE LEGGI SULL'IMMIGRAZIONE di Alessandro Mencarini Il problema dei numerosi immigrati extracomunitari assilla tutti i paesi europei; è un problema sociale e di democrazia, dato che masse ingenti di uomini e donne premono alle porte, sperando in un avvenire migliore. I paesi di provenienza sono molto poveri, ed in alcuni casi, prive di democrazia, ma spendono follie in armamenti; alcuni hanno pure la bomba atomica. Il nostro paese; particolarmente esposto data la posizione geografica, da molti anni fa la sua parte, ma non è assolutamente in grado di accogliere tutti. Occorre perciò, in tutti gli stati europei, ed anche da noi, una seria programmazione dei flussi migratori aiutando in qualche modo i paesi di provenienza, onde controllarne e limitarne l'entità. Gli immigrati che trovano un lavoro nel nostro paese sono effettivamente una risorsa, mentre gli altri, per sopravvivere, saranno facile preda delle industrie del crimine; quale lo spaccio della droga, la prostituzione, ecc.. Le precedenti leggi hanno fallito l'obiettivo, la "Martelli", dal nome del Ministro della Giustizia dell'epoca, per esempio consentiva agli immigrati, per vari motivi espulsi, di bloccare sine die, il provvedimento con un ricorso al T.A.R.. Tutti sanno quanti milioni si debbono spendere per il patrocinio di un buon avvocato, ebbene, queste persone, poverissime, avevano l'avvocato pronto. Viene da chiedersi se si trattava di uri patrocinio generosamente e gratuitamente prestato oppure di organizzazioni che avevano interesse a vanificare l'efficacia della legge ? La successiva legge "Turco-Napolitano" sicuramente qualche progresso lo ha portato, ma non ha risolto il problema dei clandestini e delle espulsioni effettive. Infatti chi riceve il decreto di espulsione (talvolta motivato da gravi reati commessi.) ha 15 giorni di tempo per lasciare l'Italia, o forse per nascondersi e restare da clandestino; sembra infatti che soltanto una modesta percentuale degli espulsi abbia effettivamente lasciato l'Italia, per poi tentare di rientrare, almeno in alcuni casi. C'è infatti il problema dell'effettiva identità; coloro che arrivano con i gommoni o le "carrette del mare" quasi sempre sono privi di documenti e bisogna prestar fede alla nazionalità ed identità che loro stessi dichiarano. Ciò comporta che dopo l'eventuale espulsione, possano tornare dichiarando diverse generalità, irridendo le leggi del nostro paese. La recente legge "Bossi - Fini ", cerca di risolvere il problema con l'acquisizione delle impronte digitali che, sembra sia scientificamente provato (non sono un esperto), individuino con certezza una persona. Apriti cielo! Le opposizioni hanno gridato allo scandalo, al razzismo nei confronti degli immigrati; ma se le impronte digitali verranno o prese anche ai cittadini italiani in occasione del rinnovo dei documenti d'identità, l'accusa di razzismo cade automaticamente. D'altro canto nessuno si sente discriminato se prima di salire su un aereo deve sottoporsi all'esame del metal detector, anzi credo sia felice di poter viaggiare con un margine di sicurezza maggiore. La certezza dell'identità è un'esigenza di tutta la collettività, i falsari di documenti sono sempre in agguato per loschi interessi, quindi nessun cittadino onesto dovrebbe opporsi ad una forma di individuazione certa, anche se fastidiosa, soltanto i criminali che possono aver motivo di essere scoperti, ne vengono danneggiati. Sorprende non poco il fatto che autorevoli membri del nostro Parlamento abbiano criticato e combattuto tale nuova normativa, a mio parere, ciò va soltanto a discapito dei contrari. Non resta che augurarci che quest'ultima legge produca gli effetti sperati. Alessandro Mencarini3 ottobre 2002
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