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di Ivo Butini C'è movimento nella Margherita, all'interno della quale il gruppo più significativo sembra quello degli ex-democristiani del già Partito Popolare. Non ci interessa il movimento relativo ai problemi e alle azioni dell'opposizione, ma quello che richiama la questione, diciamo, del centro politico e quello che investe nascita, ragioni e metodo dell'eventuale nuovo Partito. Non si avverte movimento similare nell'UDC, nella quale ci sembra convivano quattro diverse categorie di aderenti: quelli del CCD, quelli del CDU, quelli di Democrazia Europea e, ultimi, quelli dell'UDC, in posizione di curiosa attesa. Queste riflessioni sono stimolate dal fatto che mentre nella Margherita c'è, per così dire, la diluizione della tradizione democratico-cristiana in qualcosa di nuovo e di indefinito, nell'UDC si tende a marcare la presenza della tradizione democratico-cristiana perfino nel nome e nei simboli. Anche qui il nostro interesse non è riferibile all'azione della maggioranza parlamentare né dei Ministri UDC presenti nel Governo, ma alla nascita, ragioni e metodo di quello che sembrava volesse essere un nuovo Partito. L'on. Enrico Letta ha recentemente parlato (citiamo Il Popolo) della "centralità" che la Margherita deve conquistare nello scenario del centro-sinistra: partito centrale, dunque, non semplicemente "centrista", che sarebbe assai riduttivo. Senza richiamare, ora e qui, le questioni della centralità che animarono le discussioni democratico-cristiane, non sfuggirà il significato di prospettiva d'una contrapposizione che non è solo semantica né solo bizantina. Esiste tuttora un articolo 49 della Costituzione che ancora legittima formalmente i Partiti (com'è provato dalle forme di pubblico finanziamento ora esistenti). Che cosa però significhi, ora, il metodo democratico, che i Partiti dovrebbero adottare, non è più chiaro. E su questo argomento torneremo. Forse si potrebbe immaginare la costituzionalizzazione delle alleanze o, come si dice oggi, delle coalizioni. Non ci sfugge la debolezza culturale (chiamiamola così) del dibattito. Non ci fanno senso gli interessi. Ci danno un po' fastidio le lamentazioni e le ovvietà politiche e morali. La Prima Repubblica non c'è più, e nessuno la rimpiange in pubblico. La Seconda non c'è ancora, ma in troppi la sberleffano in privato e in pubblico. E' proprio il caso di chiedersi: ma in che mondo viviamo ? On. Ivo Butini 11 luglio 2002
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