I CATTOLICI DAL GOVERNO AI MUSEI DELLA MEMORIA

di Ivo Butini


Dopo la seconda guerra mondiale i cattolici assunsero in Italia, per volontà popolare nelle congiure della storia, un ruolo determinante.

Classica sintesi di quell'evento fu il titolo del volume "I cattolici dall'opposizione al governo" edito da Laterza nel 1955.

Il libro raccoglie alcuni importanti saggi di Alcide De Gasperi, che era morto nel 1954.

L'unità politica dei cattolici intorno alla DC, larghissima se non totale, fu "l'architrave" (l'espressione è di Giorgio La Pira) della democrazia italiana.

Essa si fondò sulla difesa dal comunismo, che va bene anche chiamare stalinismo perché ne rappresentò la concretezza sociale e statuale.

L'anticomunismo della DC significò la lotta per l'affermazione della democrazia pluralista, per la valorizzazione dell'iniziativa personale e per lo sviluppo economico e civile.

Il simbolo e la vetrina di questo duro confronto fu la città di Berlino, divisa fra l'Ovest e l'Est anche dal muro che segnò il confine tra il mondo libero e la dittatura.

Certamente non tutto l'anticomunismo fu democratico. Quello della DC, sì.

L'anticomunismo democratico della DC fu una politica di salvezza nazionale.

Chi ha interesse a riprendere le motivazioni teoriche e politiche dello scontro tra la DC e il PCI può andare a leggere gli articoli di Giorgio La Pira sul comunismo e di Giuseppe Dossetti sulla politica del PCI, pubblicati dalla rivista "Cronache Sociali" nel 1947. E, ancora, il discorso di Giuseppe Dossetti a Bologna il 20 maggio 1956, quando Dossetti, capolista DC alle elezioni amministrative, accusò Togliatti di tradimento della classe lavoratrice e della Resistenza.

E' oggi frequente il riferimento all'esperienza democristiana in termini magniloquenti quali "grandiosa" ovvero "di meriti storici grandissimi". Queste espressioni hanno però, quasi sempre, il significato d'una epigrafe tombale. Il mondo è cambiato, si dice, e il passato è definitivamente chiuso.

Sul quotidiano "Il Popolo" apparve giovedì 28 marzo 2002, un articolo di Antonio Maccanico sotto il titolo "Il grande lavoro che ci attende". Che attende "la Margherita". Scrive Antonio Maccanico: "La vera identità del nuovo partito non si costruisce sul passato delle sue componenti, ma sulla capacità di affrontare il futuro di fronte ai problemi nuovi della società italiana ed europea". Maccanico aggiunge che "la Margherita fallirà se qualcuna delle componenti politico-culturali, che le hanno dato vita, pensasse di diventare egemonica".

Venerdì 29 marzo "Il Popolo" pubblicò un intervento di Franco Marini. Marini scrive d'essere rimasto "spiazzato" dalle conclusioni del Congresso della Margherita e "azzarda": "Non vorrei che mentre Silvio Berlusconi è ossessionato dai comunisti, il professor Parisi lo fosse dai democristiani".

Marini considera un errore imperdonabile costruire una corrente democristiana nell'ambito di vecchie sommatorie (!) che non hanno più senso, ma afferma che si sbaglia di grosso chi ritiene che dobbiamo "rinnegare la nostra storia".

Qualche giorno prima, l'8 febbraio, Luciano Cavalli aveva scritto su "Avvenire" che la diaspora dei cattolici non può essere intesa come un banale e provvisorio incidente di percorso ma, al contrario, come punto di arrivo di un "complesso movimento storico".

Luigi Sturzo aveva, a suo tempo, evidenziato e motivato le differenze politiche tra i cattolici. Il suo Partito Popolare fu sciolto dal fascismo, nell'Italia della vittoria mutilata. Altro destino ebbero contro il comunismo Alcide De Gasperi e la DC unita, nell'Italia della sconfitta.

Il nuovo passaggio epocale è oggi l'adozione della legge elettorale maggioritaria che segna l'avvento del bipolarismo.

Con la legge elettorale proporzionale i cattolici salirono al Governo. Con la legge maggioritaria i cattolici sono impegnati a creare i musei della memoria.

La legge elettorale maggioritaria fu, allora, creata "contro la DC"? Certamente.

Questo fu massimamente l'interesse della sinistra. Il bello è che il realizzatore della politica nuova creata dalla legge maggioritaria è stato, ed è, Silvio Berlusconi.

Il nuovo sistema italiano si può chiamare il bipolarismo delle pluralità. Nacque nella confusione concettuale e pratica e giustamente nella confusione vive.

Si stabilizzerà? Perché no? Nella prospettiva c'è, per i democratici-cristiani, un'alternativa al museo della memoria?


On. Ivo Butini
2 maggio 2002



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