I CATTOLICI DI FRONTE ALLE SFIDE DELLA SOCIETA' GLOBALIZZATA

di Carlo Alberto Ciocci e Bruno Olini


L'inizio del terzo millennio, con le problematiche sollevate dalla globalizzazione, dai tragici attentati dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti d'America, dal risorgente terrorismo politico ed anche di quello islamico, dall'aggravarsi del conflitto nel Medio Oriente tra israeliani e palestinesi ed altro ancora, rendono urgente il dovere per tutti di chiederci dove,come e perchè si è mancato di interrogarci su quale deve essere la strada per un cammino proteso alla realizzazione di una società veramente a misura d'uomo: una società che sancisca il primato dell'uomo sulla natura,sulla società, sullo Stato, all'insegna del solidarismo. Un contributo che, come la storia insegna, non è mancato dal comune sentire cristiano, considerato anche che nessuna struttura nazionale o sopranazionale pub reggersi senza l'alito di una forte motivazione religiosa.

Soprattutto a cominciare dalla seconda metà del XX secolo - si legge nell'interessante editoriale della rivista "La Civiltà Cattolica" del 15 giugno 2002 - è avvenuto un"mutamento antropologico" nel mondo occidentale (Europa Occidentale e America del Nord),nel senso che è emerso un nuovo modello culturale di uomo, con caratteri profondamente diversi dal passato anche recente.Questo significa "che la fede cristiana, intesa sia sotto l'aspetto soggettivo (l'uomo in quanto credente), sia sotto l'aspetto oggettivo (l'insieme delle verità da credere,delle pratiche religiose e delle norme morali da osservare), ha di fronte a sé un uomo 'nuovo', che pensa,sente,reagisce, si comporta in maniera radicalmente diversa dal passato" e i cui caratteri mettono seriamente in questione la fede cristiana. Ed è proprio verso questa maggioranza che si dice cristiana (ma spesso si tratta di un cristianesimo non di fede e di pratica cristiana, ma piuttosto di tradizione e di cultura, non raramente, persino in rotta con il cristianesimo) che occorre guardare con rinnovata attenzione.

Un compito, per non dire una necessità, che compete, in primis, alla Chiesa, ma che chiama in causa i cristiani laici perchè nella loro vita sappiano dare forte e sincera testimonianza di fedeltà al Vangelo, di coerenza con gli insegnamenti dei Pontefici, dí rispetto alle indicazioni dei Vescovi. Non a caso, alla vigilia della 49^ Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), svoltasi in Vaticano dal 20 al 24 maggio scorso, Giovanni Paolo II, nel suo messaggio, ha denunciato le "innegabili e gravi difficoltà che insidiano, in Italia come in tanti altri Paesi, la fede cristiana e gli stessi fondamenti dell'umana civiltà", evidenziando "l'evangelizzazione come priorità pastorale del nostro tempo, anche in un Paese di antica e radicata tradizione cristiana come l'Italia", con l'appello alla "realizzazione del Progetto culturale orientato in senso cristiano" e nel far sì che "l'Europa che si va edificando non perda le proprie radici cristiane".

Ma la grande sfida che rimane aperta davanti al mondo resta quella delle "scandalose diseguaglianze tra i popoli, del sottosviluppo e della fame". Lo ha sottolineato il Card.Camillo Ruini, nel discorso di apertura della citata Assemblea generale dei Vescovi ricordando che la globalizzazione "è il nuovo nome della questione sociale", rilanciando con forza l'esigenza di "globalizzare la solidarietà". Nè poteva mancare, nell'attuale fase di grande tensione e movimento della scena internazionale,il richiamo sulla necessità "di una forte e costruttiva e, a tal fine, unitaria, presenza dell'Europa".

Inoltre,per il Presidente della CEI, in Italia "perdurano non poche aree di difficoltà e di conflitto,con forti tensioni tra maggioranza e opposizione,mentre non mancano i problemi anche all'interno dei due schieramenti:così,la fase di 'transizione' che dura in Italia già da molti anni, sembra prolungarsi ancora, certo non a vantaggio del Paese". Da qui l'esigenza di "misurarsi con serietà e,quindi,con rispetto reciproco,senza posizioni ideologiche o propagandistiche dell'uno o dell'altro segno,sui problemi concreti del Paese che certo non mancano e non sono di facile soluzione".

Sul ruolo "che può esercitare un'Europa unita,consapevole delle sue radici e dei suoi autentici interessi",si è poi soffermato il Card.Ruini nella prolusione alla 50^ Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana,svoltasi a Collevalenza dal 18 al 21 novembre scorso, osservando che "In questi ultimi mesi sembra verificarsi una positiva accelerazione del cammino dell'Unione Europea,sia riguardo alla definizione dei suoi profili istituzionali sia in rapporto al suo allargamento ai Paesi dell'Europa centrale ed orientate.E' quindi particolarmente importante che l'Italia, e in essa i cattolici italiani, esprimano in termini concreti e dinamici la propria vocazione europea.Ciò richiede, ha aggiunto,di operare perchè l'Europa unita abbia il suo più sicuro presidio nel riconoscimento del valore unico e irriducibile della persona umana e valorizzi,senza forzate omologazioni,il patrimonio culturale e morale di ciascuno dei suoi popoli".

In questo contesto ai colloca anche il discorso che Giovanni Paolo II ha pronunciato il 14 novembre scorso al Parlamento italiano,affermando, tra l'altro, che "l'identità sociale e culturale dell'Italia e la missione di civiltà che essa ha adempiuto e adempie in Europa e nel mondo,ben difficilmente si potrebbero comprendere al di fuori di quella linfa vitale che è costituita dal cristianesimo".Coltivo quindi la fiducia,ha detto il Papa,ribadendo una preoccupazione più volte manifestata,"che anche per merito dell'Italia,alle nuove fondamenta della 'casa comune' europea,non manchi il cemento di quella straordinaria eredità religiosa, culturale e civile che ha reso grande l'Europa nei secoli",in modo che essa "poggi su quei fondamenti etici che ne furono un tempo alla base ,facendo al tempo stesso spazio alla ricchezza e alla diversità delle culture e delle tradizioni che caratterizzano le singole nazioni".

E proprio in questa era della globalizzazione e di fronte ai mutamenti in atto,ai nuovi equilibri e a quelli prevedibili nel futuro,l'Unione Europea sente il dovere di agire più decisamente,attraverso una coraggiosa revisione del suo sistema istituzionale,dotandosi di regole più precise che,tra l'altro, le consentano di avere un governo in grado di operare e di parlare a nome di tutti gli europei all'insegna della competitività e della solidarietà e con una politica estera e di difesa, quale fattore fondamentale di equilibrio,di giustizia e di stabilità. E la principale fedeltà che in questo momento storico si impone all'Europa, è quella di continuare ad essere protagonista dello sviluppo,non cedendo alla tentazione di chiudersi in se stessa.

Un valido contributo in questa direzione è venuto anche dal recente Congresso di Estoril del PPE (il primo partito europeo) con l'importante documento conclusivo"Una Costituzione per un'Europa forte",quale risposta alle sfide di un mondo globalizzato. Sarà ora la Convenzione,decisa al vertice di Laeken,pervenire alla elaborazione di un Progetto di trattato costituzionale da sottoporre alle decisioni finali della Conferenza intergovernativa (Cig) e degli Stati aderenti all'UE."Un compito - ha detto il Presidente della Convenzione Valery Giscard d'Estaing nell'incontro al Quirinale del 31 ottobre scorso con il Presidente Carlo Azeglio Ciampi - modesto nella forma ma immenso nel contenuto; perchè se portato a buon fine, secondo il mandato conferitoci,illuminerà il futuro dell'Europa". Una riforma istituzionale,resa ancor più necessaria in vista del prossimo allargamento,dell'UE,da 15 a 25 paesi,con l'ingresso nell'Unione, a pieno titolo,entro il 2004,di due paesi dell'area mediterranea (Malta e Cipro) e di otto paesi dell'Est europeo e cioè Polonia,Ungheria,Slovenia,Repubblica ceca, Slovacchia, Estonia, Lituania, Lettonia; un avvenimento che rappresenta un decisivo passo in avanti sulla riunificazione del Vecchio Continente,con il superamento delle laceranti divisioni del passato. Scelte, queste che diverranno sicuramente un importante punto di riferimento in occasione delle elezioni europee del giugno 2004 e del rinnovo del Parlamento italiano nel 2005.

Tutto questo non può non richiedere un serio esame di coscienza,consapevoli che il mondo deve essere, per ogni cristiano laico,"luogo teologico" e non puramente,"sociologico" o, ancor meno, luogo di estraneità da cui guardarsi o sfuggire. L'impegno dei laici cattolici nella vita politica va pertanto considerato doveroso e necessario,ma non per questo esaustivo. Giuseppe Lazzati (che non fu né prete né monaco,ma un giornalista, docente universitario, parlamentare ed anche Rettore dell'Università cattolica del Sacro Cuore di Milano),scriveva: il mio punto di partenza era precisamente questo:far recepire il senso del laicato così come è espresso nel Concilio con la frase:"Per loro vocazione i laici sono chiamati a cercare il Regno di Dio trattando le realtà temporali e ordinandole secondo Dio" (Lumen gentium,n.31)-.

Purtroppo,la classe politica italiana, non esclusa quella impegnata nella "Democrazia cristiana", a partire dagli anni Ottanta, non sempre ha agito coscientemente,mostrando,con il passare del tempo, la sua fragilità. Da qui il distacco di molti cittadini dalla politica,dalle istituzioni,dai partiti e il disinteresse,oggigiorno,per talune ibride alleanze elettorali che vedono accomunate forze politiche quanto mai eterogenee tra loro e con finalità quanto mai diversificate.Peggio ancora quando si assiste a diatribe rancorose tra politici che nel passato hanno condiviso una comune e anche lunga militanza e che oggi usano toni esasperati dall'animosità reciproca che non su argomenti razionali e di interesse generale.Taluni ritengono, comunque, che le differenziate presenze dei cattolici nei diversi schieramenti politici possano assumere valenza di grande significato,anche se "occorre una più forte capacità di dialogo entro gli schieramenti e tra di essi". Responsabilità che in buona parte non possono non ricadere su coloro che erano al timone della DC nella sua parabola conclusiva che,a differenza di quanto verificatosi in altri partiti,hanno assistito passivamente allo "sciogliere le file" con il risultato che molti (forse i migliori) si sono ritirati a "vita privata" mentre altri si sono sparpagliati in tutte le direzioni,dall'estrema destra all'estrema sinistra, venendo così a mancare qualsiasi comune punto di riferimento.Un ulteriore errore di miopia politica si è poi avuto recentemente con lo scioglimento del Partito Popolare Italiano (PPI);una scelta che non pochi suoi sostenitori ed elettori del 13 maggio 2001 considera addirittura un tradimento.Tutto questo avviene anche perchè, osserva Giuseppe De Rita i cattolici. italiani hanno della politica una concezione ancora troppo generica,non rendendosi conto che "se oggi vogliamo rientrare o restare in politica,dobbiamo spogliarci degli abiti del passato che non servono più".

Resta comunque il fatto che non pochi cristiani si dichiarano angosciati nel constatare la rottura in politica tra la seconda metà del secolo ventesimo e il presente. Quali, allora, si domanda Achille Ardigò, possono essere le coordinate di una possibile rinascita dell'impegno politico dei cattolici,come singoli e come gruppi,di quei cattolici che si riconoscono nella democrazia e nel bisogno di solidarietà ancora per ispirazione personale religiosa? E la sua risposta è che "noi possiamo recuperare e rivisitare il nostro migliore passato politico di democrazia e di solidarietà,solo quando ci accingeremo ad uscire dal politichese per confrontare con le sfide in senso lato politiche del presente-futuro".

Ciò non significa che non meritino apprezzamento le varie iniziative associazionistiche miranti a mantenere viva la "memoria storica" su eventi che hanno lasciato un segno indelebile nel secolo appena concluso e che hanno visto l'affermarsi del pensiero sociale cristiano nella vita politica e civile. E tra coloro cha hanno saputo trasformare il servizio in presenza civile e politica,con le idee e l'azione, vanno ricordati Giuseppe Toniolo, Romolo Murri, Luigi Sturzo, Filippo Meda, Alcide De Gasperi,Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani, Aldo Moro, Dino Penazzato.

L'attenzione va anche rivolta all'apporto che pub venire da coloro che tentano di individuare una "terza via",una "nuova fase" per rimettere in circuito fedeli laici di "scienza e coscienza",partendo dall'amara constatazione che l'Italia va ormai considerata un paese post-cristiano,dove i cattolici,con buona pace delle statistiche,sono ridotti ad una minoranza. Sostegno,quindi,ad un progetto che riaffermi il primato etico-culturale dell'uomo,valorizzando la "cultura della mediazione",facendo veicolare idee nuove, tali da favorire la convergenza di coloro che intendono avviare un dialogo ed un confronto per un comune impegno su problematiche di fondo.

Anche perché i problemi non mancano dall'attuale sistema elettorale maggioritario al federalismo;dalle politiche energetiche a quelle del localismo; dalla riforma giudiziaria a quella amministrativa;dalla sicurezza alla pace; dalle strategie dell'Unione europea al fenomeno immigratorio;dalla riforma della scuola (con il concreto riconoscimento della parità scolastica tra pubblica e privata) al pluralismo nei media;dalla tutela della vita umana fin dal suo concepimento all'eutanasia che,se legalizzata,infliggerebbe una ulteriore e gravissima lacerazione ai fondamenti della convivenza civile;dalla famiglia,fondata sul matrimonio alla legalizzazione di coppie dello stesso sesso; dalla bioetica alla ingegneria genetica. E tutto questo senza dimenticare il quadro socio-economico che, tra l'altro, vede ancora molti giovani in cerca di occupazione.

Pertanto, se non si vuole lasciare ad altri (con le prevedibili conseguenze negative) il compito di "fare politica",occorre rimboccarsi le maniche per fare si che i valori cristiani si attuino anche nella vita politica e nel civile.Un valido contributo in questa direzione pub venire dalle numerose ed anche prestigiose associazioni,istituzioni,fondazioni ed altre forme di aggregazione sorte soprattutto negli ultimi decenni e che rappresentano certamente delle valide opportunità di crescita del laicato cattolico e di quanti hanno a cuore una società più giusta. Organismi,questi,che,se coordinati,potrebbero divenire strumenti quanto mai efficaci (in parte già lo sono) in molti settori della vita pubblica assolvendo,quindi,anche una funzione "politica".Tra queste associazioni impegnate attivamente nel vasto campo socio-politico-culturale, non possiamo non citare la "Associazione nazionale dei democratici cristiani" con il suo Comitato di presidenza composto dal Sen. Ivo Butini, On. Carlo Alberto Ciocci, On. Gaetano Morazzoni e la sua Consulta nazionale presieduta dall'On. Mario Pedini.

Per i cristiani si apre perciò un campo molto vasto ed impegnativo. per fare e per restare in politica;per continuare ad essere "lievito della società";per favorire la dialettica sulle diverse opinioni,dialettica che rappresenta il sale della democrazia."I1 Paese - ha detto Lorenzo Caselli,Presidente del Movimento ecclesiale di impegno culturale (Meio) trattando il tema "Da cristiani in politica" - ha bisogno di un soprassalto etico e politico:la consapevolezza di questa esigenza dovrebbe animare lo sforzo dei cattolici,qualunque sia la loro collocazione e la funzione assolta".Un invito ai cattolici italiani è venuto recentemente anche da un Vescovo impegnato nel sociale, Mons. Gastone Simoni della diocesi di Prato,attraverso un "Manifesto per il collegamento sociale cristiano",al fine di "riaccendere tra i cattolici 'di base' e tra coloro che sono già impegnati ai vari livelli sociali e istituzionali, un interesse vivo e costante per la formazione, il discernimento e una più coerente ed efficace presenza sociale,civile e politica",nella convinzione che •i problemi che ci stanno dinanzi sono tanto gravi e seri da esigere il massimo 'raccordo' fra i cattolici,un 'raccordo' che sul piano concretissimo dell'azione potrà assumere una forma o un'altra". L'epoca attuale pone,perciò,anche ai cattolici,non pochi problemi di fondo.Guai se in questa sfida si dovesse registrare la progressiva marginalità e insignificanza della presenza dei cattolici'. Solo osando e agendo con coraggio sarà possibile contribuire a promuovere e rafforzare,su scala locale,nazionale ed internazionale,uno sviluppo sostenibile dal punto di vista economico,sociale ed ambientale,all'insegna della sussidiarietà e della solidarietà allargata,in nome del bene comune.La democrazia è certamente il migliore dei sistemi politici,come ci ricorda la "Centesimus annus".Ma se non c'è partecipazione,non c'è democrazia,così come "non c'è pace senza sviluppo,né sviluppo senza pace".L'uomo non si costruisce da solo,ma nelle relazioni con gli altri e nel confronto tra le diverse istanze e posizioni.Non bastano, quindi, le scelte etiche, ma occorre anche il convergere di quelle politiche, sociali ed economiche, nella ricerca del senso da dare all'esistenza degli uomini. Ma la promozione umana non si realizza senza l'azione politica che, per i cattolici, va considerata una espressione necessaria all'impegno cristiano.

Carlo Alberto Ciocci e Bruno Olini
6 dicembre 2002




Torna agli articoli su Italia e dintorni

Home Page