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di Alessandro Mencarini Nell'ultima puntata del 3 gennaio 2002 su RAI tre della trasmissione “Novecento”, condotta da Pippo Baudo, una larga parte è stata dedicata alla moneta, la nostra cara lira, che cesserà di essere la valuta legale. Utilizzando filmati d'epoca si è ripercorsa la sua storia, soffermandosi sugli anni che seguirono la nostra disfatta nella seconda guerra mondiale e sul risanamento che ci costò tanti sacrifici, come ben ricordano i non più giovani. Tale risanamento della nostra economia ebbe, alcuni anni dopo, nel 1959, il prestigioso riconoscimento internazionale dell'Oscar delle monete attribuito alla lira. Il commentatore dei filmati ha giustamente ricordato i principali artefici di tale successo, i ministri finanziari Luigi Einaudi ed Ezio Vanoni, nonché il Presidente del Consiglio, in carica fino al 1953, Alcide De Gasperi, quest'ultimo erroneamente definito “un trentino di lingua tedesca”. E' facile osservare che cognome De Gasperi richiami molto di più la lingua di Dante che quella di Schiller e che a Trento, nella grande piazza antistante la stazione ferroviaria, vi è un monumento a Dante Alighieri, che eretto nel 1896, durante la dominazione austriaca, fu il simbolo dell'italianità di quella terra. Leggo nel Dizionario Enciclopedico Italiano, edito dall'Istituto della Enciclopedia Italiana, fondata da Giovanni Treccani, che Alcide De Gasperi nacque a Pieve di Tesino (TN) nel 1881, studente in lettere a Vienna, partecipò nel 1904 alle dimostrazioni universitarie di Innsbruck per l'istituzione di una facoltà giuridica italiana, subendo perciò un arresto di 22 giorni. Laureatosi, militò nel 1905 nell' Unione politica popolare; direttore del giornale “Il Trentino” nel 1906 difese l'italianità culturale e gli interessi economici della sua regione. Deputato del collegio di Fiemme, al parlamento di Vienna nel 1911 (all'epoca il Trentino era compreso nell'impero austro- ungarico), prese posizione per una sempre più completa autonomia trentina, finchè il 25 ottobre 1918 proclamò, con altri deputati italiani del Parlamento di Vienna, la volontà delle popolazioni trentine di essere annesse all'Italia. Nel 1921 entrò a far parte del Parlamento italiano, deputato della sua provincia e fu uno dei membri più in vista del Partito popolare italiano. Contrario al fascismo, dopo la “marcia su Roma” sostituì Luigi Sturzo (in esilio negli USA) alla guida del partito popolare. Fu condannato a 4 anni di carcere per antifascismo. Si rifugiò in Vaticano dove lavorò in quella storica biblioteca. Caduto il fascismo riorganizzò, durante la resistenza, il partito popolare italiano con il nome di Democrazia Cristiana. Dalla liberazione di Roma, giugno 1944, fece parte dei Governi nazionali, Ministro nei Gabinetti presieduto da Ivanoe Bonomi e Ferruccio Parri, dal dicembre 1945 ininterrottamente Presidente del Consiglio dei Ministri fino al luglio 1953 governando prima con i socialisti e comunisti poi, dopo il 31 maggio 1947, con i soli partiti di centro, tale coalizione restò anche dopo il 18 aprile 1948 in cui la Democrazia Cristiana ebbe la maggioranza assoluta. Morì a Sella di Valsugana il 19 agosto 1954. Ha il grande merito di aver governato con onestà e competenza, di aver costruito e consolidato la democrazia in Italia facendo rinascere, moralmente e materialmente il nostro paese, dalle rovine della guerra. La scelta atlantica ed occidentale, oltre ad averci salvato dall'espansionismo di Stalin e dei suoi satelliti, è stata la premessa necessaria per la futura Europa libera, di cui oggi accogliamo la moneta unica. Alcide De Gasperi, il francese Robert Schuman ed il tedesco Konrad Adenauer, tre uomini, sinceramente democratici, che provenivano dalla cultura cristiana, sono i veri padri dell'Europa unita; a noi il dovere di continuare la loro opera. Alessandro Mencarini 24 gennaio 2002
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