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Intervista del quotidiano "La Nazione" al sen. Ivo Butini A dieci anni dalla fine della Democrazia Cristiana, il 21 gennaio 2004 il quotidiano "La Nazione" ha pubblicato un'intervista al sen. Ivo Butini (membro del Comitato di Presidenza dell'Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani). La giornalista del quotidiano è Paola Fichera. Pubblichiamo il testo dell'articolo. * * *
C'è l'aria un po' polverosa che si respira nelle stanze poco frequentate e ingombre di carte e documenti al pian terreno del numero 17 di via La Pira [a Firenze, ndr]. Il Centro Branzi è sempre lì e il telefono suona in continuazione, forse non come una volta, quando la Firenze "bianca" lo sceglieva come luogo di incontro, ma spesso. "Contestavamo De Gasperi - racconta - dicevamo che il PCI era organizzato e noi no. Fu Fanfani, nel '54, a lavorare al partito organizzato, una struttura finalmente non più legata solo alla parrocchia". Ma a Firenze la DC ... "La storia della democrazia cristiana fiorentina nasce dalla contrapposizione della Base (le teste d'uovo della DC) contro i dorotei (il grande centro), perché da queste parti la sinistra, anche quella interna al partito, è sempre stata molto frammentata" Frammentata, ma presente e attiva ... "Certo. Perché esisteva una sensibilità istituzionale legata a una percezione della politica internazionale che sprovincializzava tutta la politica italiana e che, quindi, regalava spazi diversi di azione e riflessione. Nonostante le nostre spaccature e guerre interne noi conoscevamo il potere della flessibilità" Eppure non mancano i ricordi di certi scontri epici. "Pallanti che era un birichino racconta che c'era chi lo voleva espellere dal partito. Quei giovani non erano d'accordo con me. Ma allora fui proprio io a difenderli. La forza della DC era proprio in questa capacità di accoglienza. Comunque" Pallanti birichino? "Io ricordo tutti questi ragazzi quando venivano ai corsi, alla scuola di partito. Organizzavamo corsi di una settimana circa alla fine di agosto, di solito sulla montagna pistoiese, invitavamo i maggiori rappresentanti nazionali e poi facevamo delle esercitazioni pratiche, come si organizza un'assemblea, una manifestazione, un dibattito, facevamo delle prove" E di altri chi ricorda? Ne ricordo tanti. Per esempio l'attuale sottosegretario alla Difesa Francesco Bosi. Lui non ha partecipato ai corsi, ma lo ricordo costante, presente, mai estremista nelle sue posizioni. Il suo scatto creativo in politica lo si è visto quando ha scelto il CCD di Casini piuttosto del PPI di Martinazzoli. Oggi è sottosegretario" E oggi qualche giovane che vale la pena di osservare più da vicino? "Difficile trovare dei creativi, ma fra quelli impegnati con un minimo di sistema vedo Toccafondi, per esempio, che pure non conosco personalmente. E poi Tondi che ha fatto una tesi sulla fine della DC che credo presto sarà pubblicata" Ma ci sono dei grandi errori che Firenze potrebbe rimproverare alla DC? "Non tutti errori della DC, ma cose contro o per le quali non abbiamo lottato abbastanza, sì. Penso all'aeroporto di Firenze, vinse la forte pressione della DC di Prato che non lo voleva e preferiva favorire Pisa. E non abbiamo realizzato l'autostrada Ravenna-Livorno, l'attuale superstrada. Errore doppio perché avevamo già anche i soldi. E poi la DC non si è opposta al polo espositivo alla Fortezza. Ora manchiamo di tutta la viabilità necessaria" E di cosa Firenze deve invece essere grata alla DC? "Del post alluvione. La città non lo ricorda spesso, ma l'uomo che ha consentito la rinascita di Firenze perché ci ha fatto arrivare i soldi e i mezzi che ci servivano per ripulire fu il sottosegretario all'interno Remo Gaspari. Arrivò con la macchina rossa dei pompieri, la numero 1, lo portai a vedere il fango e lui disse:'Ci penso io'. E i soldi arrivarono" * * * L'ANEDDOTO Il sottosegretario Remo Gaspari capì subito i problemi di Firenze dopo l'alluvione, ma il senatore Butini ricorda anche l'allora segretario nazionale della DC, Mariano Rumor. "Quando venen a Firenze gli offrii un paio di stivali, mi disse di non esagerare. Allora lo portai di sera in piazza dei Giudici e lo feci scendere dalla macchina. Con la mota che gli arrivava fino alle ginocchia comprese che avevo ragione. A lui servivano gli stivali e a Firenze tutto l'aiuto possibile" [Intervista di Paola Fichera al sen. Ivo Butini pubblicata nella Cronaca di Firenze del quotidiano "La Nazione" del 21 gennaio 2004]
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