L'ITALIA TRIPOLARE

di Ivo Butini


Il sistema politico italiano potrebbe essere tripolare? Ci sono, anche nella storia recente, motivi o delusioni per poterlo sostenere? Ne è convinto l'on. Francesco Malfatti, ex-deputato del PCI.

In una lettera a "Europa" l'on. Malfatti presenta così il suo schema tripolare:
1) un partito conservatore (con la esclusione della Lega di Bossi);
2) un partito di cattolici democratici moderati di centro, fuori dagli schieramenti, libero poi di andare con chi vuole;
3) un partito della sinistra riformista (tutti coloro disposti a partecipare sulla base di un programma quinquennale di governo).
Le "frange" libere di andare con chi vogliono.

Dopo l'approvazione della legge sulla procreazione medicalmente assistita, e sulla ipotesi d'una revisione della legge 194 sull'aborto, si è riproposta in Italia, secondo "Famiglia Cristiana", la "questione cattolica, per l'ennesima volta".

Il settimanale, cautelandosi con un "forse", ritiene la Chiesa più libera di quando non lo fosse quando c'era la DC, così come era diventata più libera con la perdita del potere temporale. Con l'unità d'Italia e Roma capitale nacquero in verità e la questione cattolica e le ambiguità che l'accompagnano.

"Avvenire" introduce una intervista al giudice costituzionale Ugo De Siervo anticipandone un importante giudizio: i cattolici, " rimasti troppo a lungo negli ultimi anni nel recinto del sociale, devono riprendere il gusto per la partecipazione politica e la passione per quello che Aldo Moro chiamava 'il valore dello Stato' ".

Fatta sempre salva la rettitudine delle intenzioni, che non garantisce comunque la chiarezza delle idee, si avverte oggi nel sentire cattolico una debolezza ed uno smarrimento a fronte della distinzione tra il Regno di Dio e lo Stato, materia che non affrontiamo qui, ma che deve essere tenuta presente.

Quando si afferma che il cattolicesimo democratico non è mai stato un partito, ma un lievito; che la DC non fu mai un partito di soli cattolici, tanto meno di cattolici democratici, né prevalentemente guidato da loro, che ne furono una minoranza; che i cattolici possono restare dove sono purché facciano "lievitare" i partiti nei quali si trovano (per scelta personale, sia chiaro) oppure che si può pensare a un soggetto forse più piccolo, ma più omogeneo, si pongono davvero più problemi di quanti se ne possano risolvere.

Accade così che il Convegno di "Agire politicamente", tenuto alla Domus Mariae di Roma il 13 dicembre 2003, sia letto da "Avvenire" come prove tecniche di partito, e da "Europa" come la voglia dei cattolici democratici di parlarsi fra di loro. Chi sono i cattolici democratici? Sono "popolari, prodiani, cristiano sociali o figure di confine fra l'una e l'altra cosa".

I popolari stanno nella Margherita e nel Partito Popolare Europeo; i prodiani sono l'Ulivo e stanno nei liberal-democratici nel Parlamento Europeo; i cristiano sociali stanno nei Democratici di Sinistra e le figure di confine non si sa mai chi sono, se contrabbandieri o guardie di finanza.

Davvero troppe "paste" per un solo scarso "lievito" !

Alla fine del 1967 le Edizioni Dehoniane di Bologna pubblicarono un libro di Gabriele Gherardi dal titolo "I cattolici cercano un partito".

La rivista "Il Regno" ne firmò la presentazione, così riassumibile nei termini essenziali:

a) il libro nasce dall'intenzione polemica contro la destra cattolica teocratica e costantiniana richiamando la necessità di rispettare la laicità delle strutture terrene e contro la sinistra integrista che sembra animata dal solo intento di seppellire con le proprie mani tutto quanto i cattolici hanno costruito nel dominio sociale e politico;

b) a quanti sostengono che il cristianesimo dev'essere soltanto "fermento" si chiede: "e se la pasta fermentata prendesse la forma d'una cristianità storica, la dovremmo per questo buttar via?"; e agli intransigenti d'una certa sinistra si oppone:
1) nella storia non esistono soluzioni perfette e la comunità cristiana nella storia si prende la sua parte di torti e di irrazionalità;
2) non si respinge tutta la DC, la forma storica di presenza politica (allora) in Italia perché sarebbe "ideologismo" non tener conto del dato concreto per rifugiarsi sull'Aventino delle città utopiche;
3) si può avere la buona intenzione di rinnovare radicalmente la situazione concreta, ma siccome non è (non era) pensabile un ritiro dei cattolici dalla cosa pubblica, si può provare a migliorare la loro presenza.

Sono passati 37 anni e la DC non c'è più. Per Giulio Andreotti sciogliere la DC fu un errore micidiale, per qualcun altro forse un sollievo. Giorgio Campanini teme una deriva privatistica del mondo cattolico.

Come l'asino di Buridano, incerti tra l'Aventino sociale e le riserve confortate ?

Usa dire: è un uomo d'altri tempi, e ciò vale anche per l'on. Francesco Malfatti, DS.

Però ...


Ivo Butini (della Presidenza dell'Associazione dei democratici cristiani)
10 gennaio 2004

* * *

FONTI

1) La lettera dell'on. Francesco Malfatti sta su "Europa", p.10, 5/12/2003
2) "Famiglia Cristiana" è il n.51 del 2003
3) L'intervista del giudice De Siervo sta su "Avvenire" del 27/3/2003
4) Il servizio sul cattolicesimo democratico sta su "Europa" - Angelo Bertani - 13/12/2003
5) I titoli del Convegno della Domus Mariae sono di "Avvenire" - 14/12/2003 e di "Europa" - 16/12/2003
6) "I cattolici cercano un partito" di G.Gherardi - Edizioni Dehoniane - Collana il Regno attualità - Bologna, 1967
7) Giulio Andreotti - "La Repubblica" p.28 - 22/12/2003
8) Giorgio Campanini - "Avvenire" p.9 - 14/12/2003




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