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di Ivo Butini Si lamentava, or non è molto, "Il Riformista", dell'Italia Paese nostalgico. E sosteneva che un Paese moderno, di nostalgici può farne benissimo a meno. "Mussolini, lo strappo e la nostalgia" aveva intitolato qualche giorno prima "La Repubblica". E, poco dopo, "Europa": " ... il ritorno di Slobo [Milosevic]. Nostalgia, e non solo". La nostalgia è un sentimento che alberga un dolore. Ed è quel dolore che va considerato. La causa, non la conseguenza. Prendiamo i democratici cristiani. Si dice che sono "nostalgici" della DC. La qual cosa sarebbe elemntare. Ma se guardiamo le forme della loro diaspora, scorgiamo più schegge di quante non fossero le correnti democristiane. E' vero, però, che c'erano le sottocorrenti. Qui non si può esaminare solo il "dolore" nostalgico. Bisogna spingersi alla radice del male. I cattolici affermano il personalismo e, andando oltre, attingono al comunitarismo. Essi non sono, però, alieni da forme di individualismo e tendono a costituirsi in gruppi e gruppetti venati di settarismo. L'esperienza storica della DC affrontò queste attitudini. I tempi e gli uomini garantirono una forte dialettica e risultati efficacemente unitari. Tutto questo aveva dei costi. Perché no? Di gratuito c'è solo la Grazia, perché è un dono di Dio. Cosa c'è alla radice della nostalgia democristiana in Italia? Le ragioni del come e del perché la DC è scomparsa. Dissolta. Lasciamo fare i balbettii storicistici e le più decisive vicende giudiziarie. Cinquant'anni di storia e di potere non si liquidano così. Da dieci anni sono nati e sono morti partiti, partitini e partitelli. Sono state istituite fondazioni, associazioni, federazioni. Ci sono state sentenze giudiziarie decisive. Sono venuti riconoscimenti che sembravano epitaffi. Ma tutto è ancora lì. Insoluto. Ci sono volute parole di grandi Principi della Chiesa per ristabilire le responsabilità dei cristiani a fronte dei drammatici problemi degli uomini viventi nella storia che si fa. E in fondo era giusto e doveroso che andasse così. I democratici cristiani manifestano una sindrome senile. Temono di perdere la memoria e di essere dimenticati. Un democratico cristiano di lunga storia e di buona carriera ha lanciato una battaglia contro l'oblio. A me sono venute in mente le Associazioni d'Arma (carabinieri, alpini, bersaglieri e via dicendo) che hanno sempre saputo lottare contro l'oblio, in mezzo al popolo. Mi sono venute in mente per associazione d'idee, ricordando un amico scomparso tragicamente quarant'anni fa, Nicola Pistelli, che amava scherzare illuministicamente sulle fanterie parrocchiali e sulle correnti come Associazioni d'Arma. Ma le preferenze venivano da lì, eccome! Bene. E' possibile mettere insieme "a ragionar di gloria" le deste Associazioni post-democristiane? I Partiti hanno responsabilità istituzionali e formali e qui la prudenza è proprio virtù. Per fare che cosa? Non si può ricordare e ricreare tutto. Seguiamo l'indicazione di Maurice Martin du Gard: "Tutto sta a scegliere quello che si deve dimenticare". Perché? Nell'aspro commento a una intervista di Marco Follini, Francesco Saverio Garofani ha scritto su "Europa" (04/12/03): " A proposito di DC, una volta i democristiani cileni ammonivano: 'Se vinci con la destra è la destra che vince' ". Bello. E quando invece vinci con la sinistra, chi vince? Siamo alla radice del male oscuro. On. Ivo Butini dicembre 2003
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