GIUSTIZIA E' FATTA. O NO ?

di Ivo Butini


Giovedì 30 ottobre i quotidiani italiani riportavano il discorso tenuto dal Presidente della Repubblica davanti al plenum del Consiglio Superiore della Magistratura. Il Presidente della Repubblica aveva affermato: “Sarò sempre garante dell'autonomia e dell'indipendenza dei giudici”. E aveva aggiunto: “Sono convinto, per esperienza vissuta, che l'autonomia di una istituzione si pratica, non soltanto si predica”.

Sempre il 30 ottobre i quotidiani davano notizia della richiesta del Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione di assolvere Giulio Andreotti dall'imputazione (e condanna in Corte d'Appello) di essere il mandante dell'omicidio del giornalista Mino Pecorelli, avvenuto il 20 marzo 1979.

La Suprema Corte di Cassazione a Sezioni unite, nella sera dello stesso 30 ottobre, mandava assolto Giulio Andreotti “per non aver commesso il fatto”.

Venerdì 31 ottobre i quotidiani riferivano l'esultanza dei democratici cristiani ai quali era stato restituito l'onore, secondo il giudizio del Presidente della Camera dei Deputati.

Spigolando tra le dichiarazioni a caldo si poteva leggere che per l'on. Castagnetti si trattava di una “buona notizia, che arriva dopo troppi anni” anche se per il Ministro Rocco Bottiglione “finalmente è finita”. L'on. Clemente Mastella osservava che la decisione “vale per la storia, ma non per la politica” mentre l'on. Marco Follini reputava trattarsi “d'una ovvietà politica, ma è importante che sia anche un atto giudiziario”.

Due giorni dopo l'intervento del Presidente della Repubblica al Consiglio Superiore della Magistratura, il Presidente del Senato scriveva una lettera al senatore a vita on. Giulio Andreotti.

Il Presidente del Senato scriveva che è ora di dire basta “alla voglia, teorizzata e praticata, di scrivere la storia nei Tribunali”.

Secondo noi, ci consenta il Presidente del Senato, nei Tribunali spesso la storia “si fa”.

Il Presidente del Senato scriveva d'una “stagione lunga e crudele”, di “un'epoca feroce” in cui la giustizia era diventata per alcuni politici un'arma “con tanto di accuse, delazioni, insinuazioni gratuite o infondate”. Scriveva di “magistrati disattenti … o talvolta partecipi attivi della volontà di processare un sistema”. Ricordava la fine di partiti storici che “avevano assicurato all'Italia la libertà e la democrazia”.

Il Presidente del Senato non può dire che siamo usciti “da questi incubi” così come il senatore Andreotti aveva detto che era finito il suo.

Non lo può dire tanto per il suo “pessimismo”, per le reazioni all'assoluzione ora timide, ora impacciate, ora decisamente fuori luogo, quanto perché “una serie di costumi, abitudini, fatti, eventi in cui siamo ancora immersi … mi fa ritenere che ancora dobbiamo lavorare molto per correggere i nostri tragici errori”.

Allora?

“L'Osservatore Romano” considera la sentenza come “la sconfitta di chi voleva infamare la politica dei cattolici in Italia. Il coinvolgimento di Andreotti in questa inchiesta è stato da più parti visto come un'operazione spregiudicata per rovesciare gli equilibri politici del Paese”.

Arnaldo Forlani

L'on. Arnaldo Forlani, ex-Presidente del Consiglio dei Ministri ed ex-Segretario politico della DC, è stato intervistato dal quotidiano “La Repubblica” sabato primo novembre.

In partenza per Pesaro, l'on. Forlani avverte che il discorso è lungo e l'analisi va approfondita. Fissa però alcuni punti che ci possono aiutare, noi e l'on. Mastella, a scendere dai cieli della storia al territorio della politica.

L'on. Forlani osserva che, non essendo più allora Segretario politico della DC, non sa bene cosa accadde esattamente nella sede della Commissione Antimafia presieduta dall'on. Violante. Accenna a “un'intesa procedurale, un compromesso”.

Forlani non si accontenta del giudizio della storia sugli anni della DC. Come può bastare la solidarietà e il giudizio dei posteri, si chiede, quando si parla “di un ciclo che ha travolto il sistema a tutti i livelli politici e istituzionali” ? Anche perché “nella solidarietà di oggi vedo un certo tasso di ipocrisia e qualche diffusa viltà”.

Forlani osserva che era evidente da molti anni che certi errori d'una parte della Magistratura concorressero ad alterare la vita democratica del Paese.

Precisa: “Tutti gli uomini responsabili e informati conoscono le cose di cui stiamo parlando”.

* * *

Oggi questo non basta più. I democratici cristiani in Italia non possono rimanere in mezzo al guado tra la riva della memoria storica e quella della verità politica.

Perché non sono interessati i posteri, siamo interessati noi.

Le nostre facce e i nostri atti. Anche, se è permesso, la nostra dignità. E gli interessi di molti.

Sia reso il dovuto omaggio alla Suprema Corte di Cassazione.

I democratici cristiani commetterebbero, però, un nuovo errore se il loro discorso lo chiudessero qui.


On. Ivo Butini
novembre 2003


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