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di Ivo Butini Nicola Pistelli, nome che qualche amico ex-democristiano della (ex?) Margherita dovrebbe ricordare bene, le chiamava "fanterie parrocchiali". Sono passati più di quarant'anni. Ed eccole, le sue fanterie parrocchiali, schierate sui confini della "nuova storia". Sperduti o attardati i generali nei calcoli delle loro carriere, sono tornati i fanti. Evviva. E i generali, ora, ascoltano. Evviva, e muoia il populismo. Raccomandava il padre Dante "...ché non fa scienza/senza lo ritenere avere inteso". Laddove, nel Paradiso, si parlava della santità del vóto, che non è però quello elettorale. Beppe Pisanu è oggi senatore della Repubblica. Appartiene al gruppo di Forza Italia. Corrado Belci e Guido Bodrato lo ricordano nel loro interessante volume "1978 -Moro, la D.C., il terrorismo" edito dalla Morcelliana nell'aprile 2006. Quando, dopo la doppia sconfitta della D.C., nel 1974 sul referendum sulla introduzione del divorzio e nel 1975, nelle elezioni regionali, Fanfani non ebbe più la fiducia del Consiglio Nazionale della D.C., Benigno Zaccagnini si ritrovò (è il caso di dirlo) Segretario politico del Partito, dovette mettere mano alla costituzione del gruppo dei suoi collaboratori. Il momento era gravido di difficoltà. "Chiamiamo quel giovanotto sardo" disse Zaccagnini. Il giovanotto era Beppe Pisanu, moroteo di Sassari, "che così inizia un percorso politico" scrivono gli autori "destinato a proseguire nel tempo su un altro versante, ma che si troverà a dover fare ancora i conti con il terrorismo". Sono passati 32 anni. Quanti sono diventati, frattanto, i destini democristiani, frantumati e confusi? In un'ampia intervista di Barbara Jerkov, pubblicata il 14 maggio su "Il Messaggero", Pisanu dice che "la D.C. è una gloriosa esperienza storica ormai definitivamente conclusa e nessuno può riproporla". Bene. Punto primo: ma i democristiani sono sempre democristiani o no? Punto secondo: possiamo invitare tutti a smetterla di umiliare la gloriosa esperienza della DC nei patetici frammenti che ancora osano portarne il nome e il riferimento? Dice Pisanu: "A piazza S.Giovanni soffiava il vento gagliardo dello spirito popolare, a piazza Navona uno spiffero anticlericale". Benissimo. A parte il fatto che di spiffero si può morire, spingendo su quali vele quel vento può muovere la storia? O la politica, per essere umili. Dice Pisanu: "Premesso che il voto dei cattolici non è appannaggio di nessuno e va conquistato in campo aperto, io penso che da piazza S.Giovanni venga uno stimolo potente a radunare tutti i moderati italiani in un partito popolare, laico, liberale, riformatore e dotato di una forte anima cristiana". A nostro giudizio Pisanu segna il punto. Ci sono due problemi. Il primo è il qualunquismo semantico e culturale. Ma cos'è tutto questo chiacchiericcio che non esistono più la destra, né la sinistra, né il centro! Esistono i problemi, certo, lo sapeva e lo diceva insistentemente, Amintore Fanfani. Quanto tempo è passato! Ma i problemi sono passione e speranza, interessi e denaro. Come si individuano, si definiscono e si inquadrano le soluzioni, nell'unità e nella coesione della Nazione? Quali sono le categorie culturali, oltre lo spintonare continuo per farsi largo tra quelli che, con sofisticata presunzione, oggi si autodefiniscono leader? Qual è la ricaduta politica civile di questo rituale richiamo ai valori cristiani? Con la consueta precisione e chiarezza Stefano Folli scrive due considerazioni importanti su "Il Sole-24 ore" del 13 maggio. Egli fa una premessa: "Sconfitta in altre parti d'Europa, la Chiesa ha deciso di non arretrare in Italia". Io non so che cosa ha deciso la Chiesa. Trovo, però, sempre difficoltà a far capire una cosa che mi sembra semplice. La sede, la testa e il cuore della Chiesa Universale sono a Roma, in Italia. Nessuna comunità cattolica (o magari cristiana) nel mondo ha questo problema. E la Chiesa cattolica, in Italia, è uno Stato, indipendente e sovrano (SCV). Le considerazioni di Stefano Folli. La prima, la Chiesa non si fida delle attuali forze politiche. Finalmente! La seconda, un tempo "c'era la Democrazia Cristiana, capace di mediare e assorbire le tensioni". Commento di Stefano Folli: "Oggi è un'altra storia". Non siamo né vogliamo essere guelfi. D'accordo con Savino Pezzotta. Ma non è con il vittimismo o con il burocratico richiamo ad un relativismo condannato e praticato che potremo affrontare con qualche successo gli intricati problemi di "quest'altra storia".
Sen. Ivo Butini
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