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di Ivo Butini Il bipolarismo italiano mi appare un succedaneo truccato d'un bipartitismo impossibile. Truccato perché sposta la frantumazione partitica dalle assemblee elettive alle coalizioni di governo e di opposizione. Perché crea un rapporto equivoco tra il leader e la coalizione, giungendo ad avere un leader, che può essere Presidente del Consiglio, senza una forza-base autonoma all'interno della coalizione. Perché ha moltiplicato i partiti se così vogliamo chiamare aggregazioni attorno a persone, i leaders, che per immagine pubblica, controllo territoriale o mandato ascoso possono offrire occasioni di governo e di sottogoverno alle clientele elettorali, magari con l'illusione del rinnovamento. Clemente Mastella, Ministro della Repubblica, in una recente intervista dice di "avere scoperto che Prodi è più leader di quanto appare, perché in queste condizioni neanche Talleyrand sarebbe in grado di frenare gli slanci di noi piccoli feudatari di territori diversi" (L'Espresso-n°50/2006). A parte la citazione cdlta del signore de Talleyrand, che tenne per nove anni il possesso del principato di Benevento ottenuto in premio dei suoi servigi; a parte il rischio che i piccoli feudatari ripetano nei "territori diversi" le gerarchie feudali classiche; quello che, anni fa, venne ipotizzato come un medioevo prossimo venturo, sembra oggi realizzato almeno nel feudalesimo del bipolarismo italiano. Io scrissi in passato d'una Italia tripolare, quale potrebbe configurarsi in una grande destra e in una grande sinistra e in un centro autonomo che non sarebbe, probabilmente, il grande centro di cui si vagheggia. In questa visione tripolare fui confortato dall'opinione dell'on.Francesco Malfatti,ex-parlamentare del grande PCI. Il centro autonomo che io considero, e concordo con Malfatti, avrebbe il suo riferimento ai cattolici che in Italia vivono problemi particolari perché la Città del Vaticano è solo in Italia. In Italia esiste un grande sentire di destra e un altro non meno grande sentire di sinistra, fortemente antagonisti, ai limiti dell'intolleranza. Il centro autonomo potrebbe equilibrare il sistema e normalizzare i rapporti parlamentari eliminando, tra l'altro, l'equivoco di temi etici caricati sulla Santa Sede e strumentalmente utilizzati nella diaspora del voto cattolico post-democristiano. Che la DC fosse un partito laico d'ispirazione cristiana lo dicono oggi tutti e su questo punto direi di farla finita. Esistono due forti pregiudiziali alla praticabilità del progetto. La prima riguarda i cattolici che hanno perduto il senso della loro autonoma funzione politica nazionale e internazionale. La seconda riguarda i democratici di sinistra che rischiano il deserto strategico tra i detriti della Rivoluzione e le impervie spiagge liberali.
Sen. Ivo Butini
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