PROVE DI RIUNIFICAZIONE DEI PARTITI POST DEMOCRATICI CRISTIANI

di Francesco Butini


I partiti CDU e CCD riprendono un progetto di ricomposizione unitaria, ora assieme a Democrazia Europea di Sergio D'Antoni. A Firenze, sabato 10 novembre 2001, è stata organizzata una tavola rotonda dalle segreterie regionali delle cosiddette "regioni rosse" di CDU e CCD, per discutere appunto del processo di formazione di un nuovo partito dei democratici cristiani della Casa delle Libertà.

La tavola rotonda è stata segnata innanzitutto dall'intervento dell'on. Calogero Mannino, che ha sottolineato come lo sforzo in atto debba essere teso a riproporre (e non a ricomporre) la Democrazia Cristiana sturziana e degasperiana, e non quella degli ultimi anni di vita della DC.
Mannino ha criticato chi accusa i cattolici di essere inidonei a comprendere il capitalismo ed il mercato, ma ha rimarcato la differenza tra il blocco sociale creato nel centro nord d'Italia intorno a Forza Italia rispetto a quello della Democrazia Cristiana di Donat Cattin e di Marcora.

Il ministro Giovanardi ha rilevato come il bipolarismo non sia affatto nato con la nuova legge elettorale. Il bipolarismo in Italia c'è sempre stato, ed è stato tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista. L'elettorato ha avuto una grande continuità di comportamento ed orientamento: è stato il PPI di Martinazzoli a disperderlo.
In merito al processo di riunificazione, lo ritiene assolutamente non procrastinabile, indicando nella primavera del 2002 il termine per svolgere un vero congresso del partito dei democratici cristiani.

Sergio D'Antoni ha enfatizzato le conseguenze che gli attacchi terroristici dell'11 settembre negli USA hanno avuto nel mondo, per concludere che senza riconsiderare un nuovo intervento dello Stato, le società sono vulnerabili, perché il cosiddetto pensiero unico liberista è insufficiente a controllare le crisi.

Il segretario del CCD, Marco Follini, ha sottolineato la necessità di fare un vero e proprio partito (e non altre forme di strutture quali leghe, movimenti, ecc.).

Nel corso della tavola rotonda è stato ribadito più volte che si tratta di un processo di riunificazione che "parte dal basso". Un'altra affermazione molto ripetuta è la fedeltà dei tre partiti di oggi (e dell'unico domani) all'alleanza nella Casa delle Libertà.

Non si può che sottolineare il valore positivo che una seria ricomposizione dei democratici cristiani del centro destra avrebbe sulla politica stessa della Casa delle Libertà, sul governo del Paese e sulla ripresa di una presenza adeguata dei democratici cristiani nella vita politica italiana.

Affinché il processo politico in atto poggi su basi solide, e possa affondare le proprie radici non solo in una gloriosa storia ma anche nel terreno fertile della società moderna, pare essenziale fornire adeguate risposte politiche ad alcune questioni che rimangono ancora aperte:

1) Perché è finita la Democrazia Cristiana?
Non è coerente pretendere (giustamente) di considerare non credibile una evoluzione politica e storica della sinistra italiana senza un puntuale e deciso pronunciamento sulla politica e sulla storia del comunismo italiano, e poi fare altrettanto per quanto attiene la storia politica dei democratici cristiani italiani. Se è comune a tutte le formazioni politiche del CDU, CCD e Democrazia Europea, il giudizio complessivamente positivo sulla politica democristiana degli ultimi decenni, non così altrettanto univoca pare l'interpretazione politica sulla fine del partito della DC.

2) Quale è stata la politica condotta negli ultimi anni dai partiti riconducibili a spezzoni della DC?
I tre partiti sono oggi tutti nel centro destra, ma negli ultimi anni non hanno condotto una politica comune.
Il CCD, nato nel momento in cui la DC si suicidava e nasceva il Partito Popolare Italiano, è sempre stato nel centro destra, ha sempre accettato e difeso il nuovo bipolarismo italiano, non è mai stato suggestionato da possibili ritorni al sistema elettorale proporzionale.
Il CDU, nato dalla scissione del Partito Popolare Italiano ed entrato poi nell'alleanza di centro destra, ha successivamente valutato come utile al Paese contribuire a portare il diessino Massimo D'Alema alla presidenza del consiglio, salvo poi fare marcia indietro.
Democrazia Europea è nata contro il bipolarismo, si è esplicitamente richiamata alla memoria storica della Democrazia Cristiana quale fondamento della propria ragion d'essere, si è voluta misurare elettoralmente contro le due alleanze di centro destra e di centro sinistra, ed a seguito dei risultati elettorali ha deciso di entrare nella Casa delle Libertà.
Pare non superfluo esercitare una analisi complessiva e approfondita delle ragioni che hanno portato questi partiti di comune ispirazione democratico cristiana a fare negli ultimi anni scelte politiche non certo omogenee.

3) Perché se l'elettorato dei tre partiti ha comuni valori di riferimento, i partiti sono stati tenuti divisi fino ad ora?
Non risulta molto semplice identificare diversità nei valori di riferimento dell'elettorato dei tre partiti CDU, CCD e Democrazia Europea. Si tratta niente di più che una parte dell'elettorato storico della Democrazia Cristiana. I recenti risultati delle elezioni regionali in Molise non sono altro che una nuova conferma.
E' molto più arduo cercare di capire quali sono le ragioni ideali e storiche che hanno spinto le classi dirigenti di quei tre partiti a mantenerli fino ad oggi divisi. Se vi sono state ragioni storiche e ideali per tenere i partiti divisi, è bene che la riunificazione non si faccia neanche ora: troppo profonde sarebbero le differenze ideali da dover superare in poco tempo. Se tali ragioni storiche e ideali non esistono per motivare la divisione, ma si è trattato solo di tattiche politiche diverse, il tempo della riunificazione è ormai improcrastinabile.

4) Quale è il percorso democratico definito per arrivare ad un unico partito?
Una grande questione aperta nel mondo politico italiano è rappresentata sicuramente dalla qualità della democrazia nella vita interna dei partiti. E pare quindi importante considerare la qualità democratica del percorso politico prescelto per unificare i tre partiti come un vero test critico sulle reali potenzialità di sviluppo del nuovo partito.
Per questo, non sono da sottovalutare le procedure attraverso le quali si realizza la riunificazione: nuovo tesseramento e congresso con pieni poteri elettivi, oppure strutture provvisorie e cooptazione delle classe dirigenti. Il metodo qui è sostanza.


Francesco Butini
12 novembre 2001


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