LA FUNZIONE DEL DUBBIO

di Ivo Butini


La riforma della Costituzione, la riforma elettorale, la riforma della Banca d'Italia e del risparmio possono esprimere i caratteri della Seconda Repubblica? Qualcuno pensa che siamo all'agonia della Prima, che “non ci siamo mossi di un passo” (Il Riformista). L'ambasciatore Sergio Romano osserva che i magistrati che conducono oggi le indagini sugli scandali bancari non sembrano avere “le forti ambizioni e le speranze di costituire una specie di collegio dei censori al servizio della pubblica moralità” quali sembrarono invece avere i loro colleghi del 1992-1993.

Di allora, mancano pure gli schiamazzi entusiasti, i moralismi morbosi, le richieste isteriche della discontinuità che segnarono l'estate democristiana del 1993. Nel 1992 uscì un libro intitolato “Capitani di sventura”. Il libro fu un po' oscurato. Alcuni odierni esiti miserabili delle retoriche imprenditoriali di un decennio sembrano rendergli giustizia.

Si discute, ancora, dell'avvento di nuove generazioni al potere, Veltroni e Rutelli nella versione consolare o Rutelli (Veltroni?) e Fini nella versione alternativista.

Si continua a disputare sull'ipotesi d'un grande partito riformista socialdemocratico ovvero d'un partito democratico. E liberale? Nel frattempo vanno scomparendo i democristiani tanto che il Presidente Cossiga parla d'un “centro a-cattolico, di circoli che prescindono dal riferimento alla Chiesa, di post-cattolici”.

Più discontinuità di così! Rimane insoluta l'eterna questione morale che appare sempre più un espediente dialettico nello scontro dei poteri che non lo sforzo organico di realizzare un livello minimo di comportamenti che siano rispettosi delle istituzioni pubbliche e delle persone private.

Sembrano saltare tutti i confini dell'ipocrisia sociale. Su questi problemi sono più numerosi i predicatori dei riformatori. Uno scenario pessimista? E perché? I cattolici meno di tutti dovrebbero stupirsi della naturale ambiguità umana. E' consapevolezza antica, pagana e cristiana, che esiste un conflitto tra il riconoscimento e l'approvazione delle cose migliori e la scelta pratica delle cose peggiori. Nel Suo alto discorso del 22 dicembre alla Curia Romana Benedetto XVI ha parlato delle due ermeneutiche che “hanno litigato tra loro” sulla lettura del Concilio Vaticano II.

L'una, l'ermeneutica della discontinuità e della rottura, ha creato confusione. L'altra, l'ermeneutica della riforma, ha portato frutti in silenzio.

Non creiamo confusione anche noi. E' difficile, però, sfuggire all'intensa stimolazione del Papa perché si è cattolici in chiesa e nella città terrena.

La discontinuità e la rottura hanno investito anche l'esperienza politica e civile dei cattolici italiani.

Siamo proprio sicuri che, nel gran discutere sul futuro politico e civile dell'Italia e del mondo, i democristiani certamente, tutti i cattolici probabilmente, stiano vivendo in Italia la più luminosa delle loro stagioni?


Ivo Butini
Gennaio 2006



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