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di Ivo Butini Sui campi di battaglia della prima guerra mondiale si saldò la frattura tra i cattolici italiani e il Regno d'Italia. Luigi Sturzo poté fondare il Partito Popolare che si mosse tra gli sconvolgimenti ideali e morali provocati dalla guerra e la crisi politica dello Stato liberale e risorgimentale. Lo scontro fra comunismo e fascismo liquidò i liberali, i socialisti e i popolari. Pio XI e Benito Mussolini, con il Trattato del 1929, restituirono agli italiani la Chiesa e ai cattolici la Nazione. Sui campi della seconda guerra mondiale finì il fascismo e si affermò vigorosamente il comunismo, benedetto e protetto dall'Unione Sovietica di Giuseppe Stalin. In Italia tornarono i partiti politici sconfitti dal fascismo, ma non tornò il Partito Popolare. Nacque la Democrazia Cristiana, guidata da Alcide De Gasperi. Toccò ad Alcide De Gasperi, trentino "redento" e popolare sconfitto, raccogliere l'Italia devastata dalla guerra. De Gasperi si alleò con i partiti laici e liberali della tradizione risorgimentale e con i socialisti anticomunisti. Di fronte al comunismo, De Gasperi ridusse e superò le divisioni cattoliche, capì e sostenne la necessità dell'unità politica della cristianità italiana. Anche la Chiesa capì e convenne. L'unità politica dei cattolici, mai totale e sempre costosa sul piano delle idee e degli interessi, pose tuttavia le condizioni di garanzia di libertà della Chiesa e di libertà dello Stato e consentì l'espressione costruttiva e originale della cristianità politica italiana. Luigi Sturzo conobbe le divisioni cattoliche tradizionali, rese più acute a fronte dello scontro tra reazione e rivoluzione sociale. Nemmeno davanti al fascismo i cattolici furono uniti. De Gasperi scelse decisamente l'Occidente, gli USA e l'Europa, un'area culturale e politica che si chiamerà atlantica. Senza forche né dittatura fondò la democrazia, garantì la Repubblica e controfirmò la nuova Costituzione. Fu chiamato il Presidente della Ricostruzione. La linea degasperiana, occidentale, centrista e solidarista, non unì soltanto i cattolici. I "degasperiani" riconobbero l'autorità di De Gasperi e la sua preminenza perché egli espresse, non solo nella sua azione, ma nella sua persona, il sentimento democratico e la volontà di fondare e difendere la democrazia in Italia. La sua persona dette fiducia e fornì la garanzia. E con gli amici e con gli avversari dovette fare personalmente i conti. Michele Salvati, ex deputato DS ha scritto ("Il partito democratico" - Il Mulino 2003): "Che la vittoria della DC e di De Gasperi nel 1948 sia stata una fortuna per il Paese non dev'essere una considerazione che i leader si bisbigliano all'orecchio, ma va proclamata apertis verbis". Federico Chabod chiudeva le sue lezioni alla Sorbona "L'Italia contemporanea - 1918 - 1948" - Einaudi) scrivendo: "se ricordiamo la vecchia formula (né eletti né elettori) e pensiamo alla odierna attività della Democrazia Cristiana e dell'Azione Cattolica, possiamo subito renderci conto che nella vita dello Stato italiano, rimasto saldamente in piedi nonostante una crisi senza uguali, è sorto qualcosa di nuovo". Dov'è, oggi, quel "qualcosa di nuovo" ? I cattolici non sono più nella "condizione sturziana" né tanto meno nella "condizione degasperiana". I democratici cristiani sono commemorati, i cattolici amano commemorare. Un po' di nostalgia, l'enfasi rituale sulla "attualità" di tutti i trapassati (magari oggetto in vita di furibonde contestazioni). I viventi appaiono così sprovveduti e sterili. La memoria è vita se i viventi la coltivano con gli affetti, ma la responsabilità di governare il presente e di costruire il futuro spetta ai viventi. Servono testa e cuore, idee e coraggio. Dei viventi. Le commemorazioni di calendario dovrebbero essere oggi piuttosto atti di contrizione, non pretese di eredità inesistenti o di invocate attualità smentite nella responsabilità e nell'azione. On. Ivo Butini 25 aprile 2004 * * *
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