L'EREDITA' DELLA DC SECONDO ARNALDO FORLANI



Perché è finita la DC? Con questa domanda è iniziato l'intervento dell'ex segretario politico della DC Arnaldo Forlani alla tavola rotonda con il sen. Francesco Bosi ed il sen. Ivo Butini nell'ambito del seminario di studio per quadri dirigenti e amministratori, organizzato ad Anghiari (Arezzo) dal Comitato Regionale della Toscana dell'UDC e dal Gruppo UDC nel Consiglio Regionale della Toscana nei giorni 20 e 21 marzo 2004.

Domanda semplice, con una risposta inevitabilmente complessa. Forlani stesso riconosce che a questa domanda non è stata data una risposta risolutiva, rimanendo tuttora all'interno di un dubbio: se la DC è finita per errori umani di valutazione o per "missione compiuta".

Sostanzialmente Forlani mantiene la problematicità della risposta, fornendo la sua analisi dei fatti.

Ricorda, Forlani, il Consiglio Nazionale della DC a seguito delle elezioni politiche del 1992, che segnarono una riduzione del consenso elettorale della Democrazia Cristiana. E ricorda la sua relazione, era segretario politico, che conteneva una serie di autocritiche, ma anche la sottolineatura dei rischi a cui poteva portare un eccesso di autocritica. Lo scenario era profondamente cambiato, non c'era più la paura del movimento comunista legato all'Impero del Male, eppure alcuni elementi non negativi erano presenti nel risultato elettorale della DC: il partito aveva raccolto quasi il 30% (con il senno di poi, ed i risultati ottenuti successivamente dai partiti della cosiddetta seconda repubblica, va riconosciuto che fu un risultato non disprezzabile), e soprattutto c'era un divario molto marcato tra la DC ed il principale partito d'opposizone fermo al 16%.

Forlani ricorda che tutti nella DC avvertirono un'esigenza forte di rinnovamento. Forlani confermò le sue dimissioni da segretario politico, e su insistenza del partito rimase al suo posto per seguire gli eventi d'inizio legislatura (nuovo governo, nuovi vertici delle camere, nuovo presidente della Repubblica).

Davanti all'evoluzione del PCI in direzione di un aggancio socialdemocratico, maturò nel partito l'idea di una guida affidata alla sinistra DC. Forlani fu incaricato di condurre le consultazioni per individuare la nuova guida. La stessa maggioranza del partito (il cosiddetto correntone doroteo) indicò Martinazzoli o Bodrato, ed alla fine fu trovato il consenso su Martinazzoli.

Nei ricordi di Forlani non mancano alcune puntualizzazioni polemiche: mentre nei tribunali e nella stampa si accusava Andreotti di aver ordinato degli omicidi ed i dirigenti della DC di aver preso soldi, i nuovi dirigenti del partito dicevano di essere grati ai magistrati perché stavano contribuendo al rinnovamento del partito.

L'altra risposta alla domanda sulle ragioni della fine della DC può essere, secondo Forlani, l'esaurimento della "missione" della Democrazia Cristiana. Tale "missione" si è articolata in quattro punti:
- fondare e salvare la democrazia in Italia;
- battere il comunismo;
- ancorare l'Italia all'Occidente;
- realizzare un progresso generale della società italiana.

In un certo senso, la "missione" della DC si è compiuta. Ma, secondo Forlani, la DC non è morta, si è sciolta (per errori o per missione compiuta), ma non è detto che non possa essere ricostituita.

La seconda parte dell'intervento di Forlani verte sull'eredità della DC. Non è solo l'UDC l'erede politico della DC.

Forlani svolge a questo proposito un'analisi su Berlusconi e Forza Italia. Secondo quanto dice Berlusconi, prima di entrare in politica parlò con i nuovi vertici del partito, e alla domanda se il partito sarebbe rimasto sempre alternativo alla sinistra, i nuovi vertici non presero impegni.

Furono gli ex democristiani del centrodestra ad insistere affinché Berlusconi entrasse nel Partito Popolare Europeo. Non solo, ma Forza Italia ha sviluppato al suo interno nel corso degli anni una riflessione sull'accorpamento tra cultura cattolica e cultura liberale, come fece De Gasperi. Ferdinando Adornato, con i suoi convegni di Todi, ha lavorato a ciò, ed evidentemente ha trovato l'attenzione di Forlani.

Insomma, una parte dell'eredità della DC sta anche in Forza Italia.

Follini, dice Forlani, ha detto che vuole aiutare Berlusconi. Sembra questo un intendimento incoraggiato da Forlani. Bisogna aiutare Berlusconi a non sbagliare, dice Forlani, anche se per aiutarlo deve farsi aiutare.

L'eredità della DC, secondo Forlani, deve essere nella misura del possibile di tutti, ci deve essere una sorta di accettazione generale di essa, all'interno della qual ci sia poi una competizione. Il fatto stesso che a sinistra gli ex democristiani si siano eccessivamente confusi in una formazione indistinta, dove l'eredità democristiana si sfuma fino ad essere indefinita, non è una cosa positiva. Secondo Forlani, sarebbe importante che ci fosse anche a sinistra un valore aggiunto democratico cristiano.

Due ulteriori considerazioni di Forlani meritano di essere segnalate.

La prima consiste nel riconoscimento che i contrasti nella Democrazia Cristiana sono sempre stati sulla base delle alleanze, mai sui programmi o sulle scelte.

La seconda riguarda gli abusi ed i travisamenti che la frase "La DC è un partito di centro che guarda a sinistra" ha recentemente portato nel dibattito politico tra ex democristiani. Forlani si è documentato in merito, ed ha trovato che il primo a parlare della DC come di un partito di centro che guarda a sinistra fu Giulio Andreotti in un articolo pubblicato nel 1946, con un significato polemico contro il Partito Comunista. Alcide De Gasperi riprese questa affermazione in una intervista al Messaggero, il 17 aprile 1948, il giorno prima delle elezioni politiche più drammatiche della storia repubblicana, in un clima di fortissima contrapposizione tra la DC ed il PCI. Il significato della frase stava nel riconoscimento che la Democrazia Cristiana guarda agli interessi popolari della società italiana senza essere di sinistra, anzi contrapponendosi fortemente alla sinistra.

La giustificazione a posteriori di alleanze a sinistra non c'entra nulla.


democraticicristiani.it
(F.B.)
30 marzo 2004

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