|
di Ivo Butini
Negli anni nei quali si scrissero quelle che il Ministro Carlo Giovanardi ha chiamato “Storie di straordinaria ingiustizia”, l'iconografia pubblicistica ritrasse lo Scudo crociato in varie fogge spezzato. Ho qui davanti quello che appare sulla copertina del libro di Gianni Baget-Bozzo “Cattolici e democristiani”, edito da Rizzoli nel 1994, e quello che appare, in versione nuova, sulla copertina del libro, citato, del Ministro Giovanardi, edito da Koinè nel 1997, dove lo Scudo crociato si accartoccia sotto la stretta di una catena. Sulla copertina del libro dedicato alla DC, nel 2000, da Marco Follini, edizione Il Mulino, lo Scudo è invece bello e intero e fa da sfondo a un operaio che tira su “la diga della libertà” (tricolore), mentre un altro che indossa una camicia rossa con falce e martello fa leva per scalzare i mattoni, nello stesso tempo che all'asta della leva fa forza un terzo, vestito alla foggia delle vecchie camicie nere, con su scritto MSI. Quello che reca sconforto è la seconda parte delle vicende giudiziarie che non riguardano più i democratici cristiani, ma la proprietà dello Scudo crociato. Quanto vale lo Scudo crociato ? Trecentomila voti ? Un milione di voti ? Le cifre ballano come quelle dei cortei sindacali o sindacal-pacifisti. E questo è l'aspetto venale. Il piccolo Scudo crociato che io conservo vale nulla perché “quel” Partito Popolare Italiano fu liquidato dal fascismo e quello che rinacque dopo la sparizione della DC è stato liquidato dagli stessi democratici cristiani che l'avevano incautamente richiamato in vita. Ma c'è un problema più serio. Io appartengo a quella fascia di romantici che vorrebbero gli uomini politici così convinti di sé da risolvere da sé le questioni della politica. Anche quelle che appartengono alla sfera dei simboli e della faziosità. A cadenza elettorale pressoché fissa, i ricorsi chiamano i tribunali a decidere della proprietà e della legittimità d'uso dello Scudo crociato, simbolo del Partito Popolare di Luigi Sturzo e della DC di Alcide De Gasperi, entrambi sempre richiamati con enfasi retorica da chi ne testimonia contemporaneamente il rifiuto pratico, perché la vita è il paragone delle parole (Manzoni). Diciamo una cosa chiara: la DC non ritorna perché non sono disponibili a tornare quelli che, fisicamente insieme e politicamente dialettici, fecero la DC. Non ha senso che singoli frammenti pretendano, ciascuno per se stesso, di rappresentare l'insieme, mentre si giustificano come frammenti. Questa è cosa che non possono decidere i tribunali. Dopo dieci anni, torna alla mente una proposta saggia. I democratici cristiani si impegnino a non usare lo Scudo crociato a fini elettorali competitivi. Depositiamo lo Scudo crociato presso l'Istituto Luigi Sturzo, con eventuali integrazioni statutarie o vincoli specifici, che rendano giustizia a tutti i democratici cristiani dovunque schierati nella diaspora. Sarebbe amaro se a combattere contro lo Scudo crociato in uso elettorale, nella stagione che esalta la simbologia botanica, memore della foglia di fico, dovessero essere proprio dei democratici cristiani che si rifiutano di svilire una grande storia in liti di cortile che non sai più se ridicole o presuntuose. On. Ivo Butini Co-Presidente dell'Associazione dei Democratici Cristiani 27 marzo 2004 * * *
|