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di Mario Pedini Aderisco, anche sulla base della mia esperienza di insegnante e di ex ministro, al progetto scolastico esposto con convinzione dal ministro Moratti al meeting di “Comunione e Liberazione”. Progetto direi di “recupero” perché le riforme Berlinguer, con un fine che io rispetto perché legittimamente ministro può anche modificare la scuola in funzione della sua fede, molto hanno scosso il nostro sistema educativo (che dire ad esempio della “castrazione” di quella storia che è base della nostra identità nazionale?) Sincero dunque il mio augurio all'on. Moratti anche per la prospettiva europea cui, mi pare, lei guardi. E augurio anche di vincere le resistenze di sindacati che le renderanno la vita dura, sindacati che forse ancora non hanno capito che la scuola è prima di tutto fucina di formazione di giovani e non agenzia di occupazione, precaria o meno, e di appiattimento sociale. E auguri al ministro di soffocare anche quelle resistenze “Burocratiche” di cui ha parlato a Rimini e che ci sono anche perché, per colpa pure nostra, l'appiattimento e di condizionamenti di partito o di clientela hanno mortificato quella Pubblica Amministrazione che deve essere garanzia dello Stato di diritto Bene fa il ministro a ripensare anche all'esame di “maturità” che, concordo, potremmo chiamare anche “esame di Stato”. Solo se fosse, e non lo è, abilitante anche per gli ordini professionali. Perché “ maturità” ? Perché occorre, alla fine degli studi, valutare il livello culturale raggiunto dal giovane, la sua capacità di ragionamento critico finale, la sua attitudine alla ricerca, la sua immaginazione creativa. Ma, già si polemizza, esame con Commissione interna o esterna? Io stesso, ministro della Pubblica Istruzione, tentai con la sottosegretaria on. Falcucci una riforma simile alla francese e non potei presentarla per diffuso amore di facilismo scolastico. Optavo per una commissione interna con un presidente esterno. Ma il vero problema? Che le materie di prova siano ampie a sufficienza per consentire approfondita sintesi di studi sì da marcare la personalità del giovane. Possa quindi il nuovo ministro- e me lo auguro- interrompere quel facilismo perverso imposto dal '68 e pagato oggi da diffusa ignoranza, da decadenza universitaria e dalla fuga di giovani ottimi ( e non sono pochi) verso Istituti di nazioni, che pur non vantano la storia culturale della nostra Italia e trarranno beneficio da nostri promettenti cervelli. Si affronterà così anche un altro traguardo: salvare quel liceo classico o scientifico che, come scuola formativa, ci è invidiata all'estero ed è documento della nostra antica vocazione umanistica. Scuola, quel liceo, non gradita alla sinistra marxista? Ovvio: per vocazione classista la sinistra non può che essere ostile ad una “ elite” nata da selezione culturale, propensa come è ad un appiattimento ideologico che favorisca solo le “elite” di partito. Ma si può mai pensare che un mondo mondializzato quale il nostro possa affrontare le imponenti sfide imposte dal progresso, dalla scienza, dall'ambiente, senza un'”elite” dirigente matura non solo per scienza ma pure per una cultura fertile di valori umani? Si salvi dunque questa scuola di eccellenza e con l'orgoglio di averla “ aperta” non ai privilegiati, ma a tutti i figli del popolo che per essa abbiano attitudine. Capisco che la sinistra, di fronte alle idee della Moratti, parli di “conservatori”e che la Cgil dica che la scuola “va indietro di cinque anni” perché il nuovo Governo ha sospeso quel riordinamento dei cicli educativi introdotti da Berlinguer come novità progressista. Ma vero è, io credo, che prima di innovare la “facciata” sia bene valutare criticamente la condizione ultima dell' “edificio scuola” La mia esperienza? Mi fa dire, anzi ripetere…..che prima di ogni riforma, anche la migliore, vi sono nella scuola, e oggi come non mai, problemi che tutti troppo abbiamo ignorato anche ai tempi della prima Repubblica. Per dirne alcuni? La cura della dignità dell'insegnante nella sua posizione sociale, la cura della sua preparazione didattica e del suo costante aggiornamento troppo lasciate al monopolio di un sindacalismo che tutto ha appiattito. L'indulgenza a programmi didattico in apparenza di tutto comprensivi ma in realtà, per equivoco progressismo, carenti di conoscenza del passato e di valori realmente formativi. Problemi, questi, da recuperare perché la gioventù oggi disorientata riacquisterà fiducia nella scuola solo quando stimerà il suo insegnamento e sentirà che la nostra società vede proprio nella scuola il suo principale impegno. E coraggio ne ha certo l'on. Moratti nel parlare chiaro anche in tema di rapporto tra scuola pubblica e scuola privata. E' vero che siamo il più chiuso tra i Paesi europei? Come presidente della Commissione cultura al Parlamento europeo, io avevo affidato nel 1981 all'on. Hahn, collega tedesco, una relazione comparativa sul rapporto scuola pubblica e privata nella Comunità. E' vero che l'Italia è in materia la meno liberale. Perché dunque non adeguarci all' Europa? Ce lo vieta la Costituzione? Ma quante volte non l'abbiamo modificata anche su temi meno prementi? E un auspicio infine….Che il ministro Moratti recuperi anche quell' Istruzione professionale che il progressismo ha messo in crisi sottraendo alunni ( se ne è accorta la Chiesa?) ad Istituti privati di formazione benemeriti e ben noti nel mondo. On. Mario Pedini (articolo pubblicato sul quotidiano Giornale di Brescia del 31/8/2001)
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