I FLUSSI MIGRATORI DAL NORD AFRICA - PRIORITARI GLI INVESTIMENTI PER LO SVILUPPO

di Alessandro Forlani


I rivolgimenti politici che scuotono il mondo arabo e islamico travolgono equilibri consolidati e aprono le porte a nuovi scenari ancora ampiamente incerti e indefiniti.
Società tendenzialmente giovani, data la sensibile crescita demografica di questi anni, contestano regimi autoritari incapaci di garantire prospettive di miglioramento economico e di occupazione qualificata a giovani, pure in possesso di adeguati titoli di studio. La conseguente esasperazione, nello scorso decennio, offriva fertile terreno al fondamentalismo e al terrorismo che sembrano ora progressivamente ridimensionarsi.
I giovani che coraggiosamente scendono in piazza al Cairo, a Sanah, a Bengasi, a Damasco e a Tunisi non perseguono utopie medievali di guerra santa all’Occidente. Invocano libertà, democrazia, equa distribuzione delle risorse, occasioni per valorizzare i propri titoli di studio, perseguono sbocchi realistici e in linea con il progresso scientifico e tecnologico, non odiano l’Occidente e non cercano il conflitto di civiltà.
All’anelito di democrazia e di libertà si unisce però quello dell’esodo, della fuga, soprattutto dall’Africa, gigante malato, gravato da conflitti, pandemie, cambiamenti climatici e fenomeni di desertificazione, riduzione progressiva della disponibilità di acqua dolce e delle risorse energetiche. La caduta delle dittature magrebine ha pressoché vanificato l’azione di prevenzione degli sbarchi svolta da quei governi in virtù di trattati bilaterali con i paesi europei e in particolare, con l’Italia, così vicina, con il suo piccolo avamposto di Lampedusa! Per il nostro paese si è riaperta una duplice sfida a fronte della nuova ondata di sbarchi: coniugare solidarietà e accoglienza con la salvaguardia dell’ordine pubblico e con l’esigenza di garantire ai suoi territori condizioni di sostenibilità.
Una duplice sfida che non può essere affrontata in modo efficace senza un supporto dell’Unione Europea che proprio come entità politica sovranazionale non può lasciare tutto il carico della disperazione del sud del pianeta sulle spiagge della piccola Lampedusa che deve ritenersi una frontiera europea ! Occorre quindi una sinergia comunitaria, tanto nella prevenzione degli sbarchi, quanto nell’accoglienza e soprattutto nella cooperazione allo sviluppo, negli investimenti per le infrastrutture energetiche, idriche e logistiche, nell’apertura dei nostri mercati ai prodotti africani.
Tanto più possibile ed efficace potrà rivelarsi la cooperazione, quanto più affidabili e responsabili si riveleranno i nuovi gruppo dirigenti che si insedieranno nei paesi arabi e nordafricani al termine dei processi di transizione. Se si affermeranno movimenti democratici rispettosi dei diritti umani e del principio di legalità, la partnership tra le due sponde del Mediterraneo e anche con il resto del mondo arabo potrà imprimere un rilancio alle strategie di sviluppo.

On. Alessandro Forlani
Ottobre 2011



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